Pillacchere – 20

Di Maio ha reso noti i nomi dei candidati (supercompetenti, dice lui, ed esperti pronti ad agire “col cuore e con l’intelligenza” per il bene del popolo italiano, dice sempre lui) a comporre il suo governo. Ho già espresso il mio giudizio su questo elenco di nomi, composto da personaggi mediocri; voglio ora esprimere un parere sul perché siano stati proprio questi i prescelti.

Qualunque scelta rispecchia carattere e preparazione di chi la fa, quindi non deve destare stupore la scelta fatta da De Maio: per lui chiunque, avendo un anche mal acquisito titolo di studio e, sapendo compitare, abbia letto tre libri, è un intellettuale; e chiunque sappia anche scrivere è un supercompetente, a prescindere dai contenuti o dall’originalità dello scritto; non dico poi se non sbaglia congiuntivi e sa che Londra è in Inghilterra.

Nessuna sorpresa, quindi; ma l’attesa per il giudizio meritato che gli italiani dovranno esprimere sulle liste degli ignoranti incompetenti. Speriamo bene!

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La campagna elettorale è stata una grande occasione per conduttori televisivi, giornalisti anche quotati e politici per fare sfoggio di una corposa ignoranza della Costituzione, dei suoi contenuti e dei principi che ne ispirarono gli autori. Se dai politici (anche visti i precedenti, per esempio, della Boschi) e dai conduttori era ragionevole aspettarselo, mi hanno molto deluso i giornalisti, che mi sono sembrati, l’uno per l’altro, approssimativi a un punto tale da non poter nascondere la sorpresa quando qualche raro informato gli spiegava come stessero le cose.

L’origine di questa ignoranza, a mio parere, sta in due fatti: che quasi nessuno tra la lettura di un trattatello di Diritto Pubblico e l’Isola dei Famosi resiste alla TV; e che c’è anche l’uso spregiudicato e truffaldino che della Costituzione ha fatto la sinistra. I suoi giuristi si sono spinti fino a disegnare una (inesistente) Costituzione materiale, inventata da loro e che aveva maggior forza del testo stesso della Carta.

Sono passati nel linguaggio comune veri e propri strafalcioni, come quello della “Costituzione antifascista” e l’altro dell’Italia “Repubblica fondata sull’antifascismo”. Ora, tutti sanno che la Costituzione è contro ogni dittatura, per la democrazia e per la libertà, quindi contro tutte le ipotesi totalitarie, come quella del fascismo ma anche come quella del comunismo: è per la libertà.

Ma nell’espressione “Repubblica fondata sull’antifascismo”, usata per esempio dalla Merlino in questi giorni, mi pare tanto che ci sia un lapsus freudiano. Infatti la Repubblica è fondata “sul lavoro”: evidentemente per la Merlino & co. l’antifascismo è un lavoro, dal quale ricavare (bene) da vivere.

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Uno statista dai giudizi longevi: Giovanni Giolitti

Nonostante la definizione di “ministro della malavita” vomitata dal bilioso Salvemini in un momento di particolare acidità, Giovanni Giolitti va considerato uno statista:

il più anziano dei due statisti che hanno operato in Italia nel XX° secolo. Naturalmente l’altro – e ben maggiore, in quanto si trovò ad agire in momenti di maggiore difficoltà, e fu più forte difensore della libertà e della democrazia – fu Alcide De Gasperi.

Giolitti – consigliere e Segretario Generale della Corte dei Conti – aveva una solida formazione giuridica e amministrativa, e mettendola a frutto riuscì varie volte a sistemare la macchina dello Stato, sconquassata dalle gestioni dilettantesche, irresponsabili e corrotte dei reduci garibaldini. Del resto il reducismo, cioè l’affidare la cosa pubblica alla gestione di coloro che vantavano meriti veri o presunti verso la Patria, è endemico nel nostro bel paese, ed ha fatto in Italia più danni della grandine. Fino alla Prima Guerra mondiale, salvo rare e brevi eccezioni, dominarono i reduci delle guerre di indipendenza; nell’intervallo tra le due guerre mondiale il reducismo dalla Prima Guerra mondiale fu cavalcato da Mussolini; dopo la Seconda, caduto l’argine frapposto da De Gasperi, fu la volta degli ex partigiani o sedicenti tali, che ancora imperversano: ogni volta i reduci costituirono l’elemento di impaccio alla soluzione dei problemi.

Bene, oltre che un bravo amministratore e un fine politico, Giolitti – come tutti i fini politici – era anche un genio. Per provare questa affermazione, riporto un brano di un: suo discorso del 1899, che molti potrebbero credere scritto oggi: «L’Italia è un paese di bassi salari, dove le tasse sono più alte che in qualsiasi altra parte del mondo. Le imposte, nel complesso, hanno raggiunto un livello insostenibile, e colpiscono più gravemente i poveri dei ricchi. Siamo il paese che ha il debito pubblico più alto in proporzione alle sue ricchezze. La giustizia è lenta, costosissima e senza sufficienti garanzie. L’istruzione elementare è insufficiente, quella superiore crea fabbriche di spostati. Abbiamo un primato vergognoso nella delinquenza comune. Il prestigio nazionale all’estero è in declino intollerabile».

A parte la chiarezza essenziale delle idee, richiamo la vostra attenzione sulla concisione, la precisione e la nettezza del linguaggio: caratteristiche che denotano la qualità della persona e la lucidità del suo pensiero. Come diceva Catone il Censore, rem tene, verba sequentur: chi ha le idee chiare le esprime efficacemente; e Giolitti le idee le aveva molto chiare. Sarei onorato se fossi stato in grado di scriverlo io, con le stesse chiarezza e lucida profondità, in riferimento alla situazione di oggi, il suo giudizio sullo stato delle cose in Italia, lucido e obiettivo,

Durante un solo periodo la situazione italiana è stata diversa da quella descritta da Giolitti, dalla fine della guerra alla metà degli anni sessanta: meno tasse, almeno fino alla riforma Vanoni; l’introduzione di criteri di progressività nella tassazione: il debito pubblico in forte calo, a fronte di uno straordinario progresso del PIL; e via dicendo.

Per riconoscere lo stato delle cose e porvi rimedio, però, servirebbe oggi uno statista intelligente, onesto e lungimirante: peccato che all’orizzonte non se ne vedano.

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Il giuramento di Pontida

Non si sa se il giuramento di Pontida si sia veramente verificato; di certo nel 1167 venne a formarsi un’alleanza tra Comuni lombardi contro l’Imperatore Federico Barbarossa che ne minacciava l’autonomia, e che l’armata che ne risultò lo sconfisse in battaglia a Legnano. L’accordo prevedeva anche una forma di confederazione tra i Comuni, con la devoluzione alla struttura (direttoriale) di importanti poteri (esteri, difesa) e l’abolizione dei dazi. L’avvenimento preannunciava il futuro impegno per l’unità e l’indipendenza italiana: fu ripreso e valorizzato durante il Risorgimento, ed è stato utilizzato fino ad oggi anche come riferimento politico. Il poeta protoromantico Giovanni Berchet ne trasse spunto per una sua composizione, che voglio riproporvi. Con tutti i suoi limiti, la poesia è tuttavia un bell’esempio di poesia civile.

Il giuramento di Pontida
di Giovanni Berchet

L’han giurato. Gli ho visti in Pontida
convenuti dal monte, dal piano.
L’han giurato; e si strinser la mano
cittadini di venti città.
Oh, spettacol di gioia! I lombardi
son concordi, serrati a una lega;
lo straniero al pennon ch’ella spiega,
col suo sangue la tinta darà.

Più sul cener dell’arso abituro
la lombarda scorata non siede.
Ella è sorta. Una patria ella chiede
ai fratelli, al marito guerrier.
L’han giurato. Voi, donne frugali
rispettate, contente agli sposi,
voi che i figli non guardan dubbiosi,
voi ne’ forti spiraste il voler.

Perché ignoti che qui non han padri,
qui staran come in proprio retaggio?
Una terra, un costume, un linguaggio
Dio lor anco non diede a fruir?
La sua parte a ciascun fu divisa.
È tal dono che basta per lui.
Maledetto chi usurpa l’altrui,
chi ‘l suo dono si lascia rapir!

Su lombardi! Ogni vostro comune
ha una torre, ogni torre una squilla:
suoni a storno. Chi ha in feudo una villa
co’ suoi venga al comun ch’ei giurò.
Ora il dado è gettato. Se alcuno
di dubbiezze ancor parla prudente,
se in suo cor la vittoria non sente,
in suo core a tradirvi pensò.

Federigo? egli è un uom come voi,
come il vostro, è di ferro il suo brando.
Questi scesi con esso predando,
come voi veston carne mortal.
Ma son mille! più mila! – Che monta?
Forse madri qui tante non sono?
Forse il braccio onde ai figli fer dono
quanto il braccio di questi non val?

Su! Nell’irto, increscioso alemanno,
su, Lombardi, puntate la spada,
fate vostra la vostra contrada,
questa bella che il ciel vi sortì.
Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell’ora dei rischi è codardo,
più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.

Presto, all’armi! Chi ha un ferro, l’affili;
chi un sopruso patì, sel ricordi;
via da noi questo branco d’ingordi!
Giù l’orgoglio del fulvo lor sir!
Libertà non fallisce ai volenti,
ma il sentier de’ perigli ell’addita;
ma promessa a chi ponvi la vita,
non è premio d’inerte desir!

Gusti anch’ei la sventura e sospiri
l’alemanno i paterni suoi fochi:
ma sia invan che il ritorno egli invochi,
ma qui sconti dolor per dolor.
Questa terra ch’ei calca insolente,
questa terra ei la morda caduto;
a lei volga l’estremo saluto,
e sia il lagno dell’uomo che muor.

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Pillacchere – 19

Esponente com’è di un raggruppamento composto da gente ignorante e incompetente, Di Maio non riesce ad evitare di mostrare, in ogni sua scelta, le stesse caratteristiche, e così è riuscito a stratificare due diverse prove di incivile ignoranza in una sola occasione. Costui in effetti ha aggiunto alla spesso dimostrata ignoranza istituzionale – ricordate: lo sprovveduto si proclama in diritto di ottenere l’incarico per il nuovo governo qualora il suo partito riuscisse ad essere primo nella prossima consultazione elettorale, a prescindere dalla concreta possibilità di coagulare una maggioranza e della discrezionalità che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica – una conclamata incapacità di selezione e di scelta.

Che si sta assai chiaramente palesando anche nella attuale fase pagliaccesca della formazione del “governo”: i selezionati sono uomini piccoli piccoli, attivi in uno specifico, ristretto settore di attività dal quale non sono riusciti ad emergere verso un campo più ampio. Per esempio, tutti sanno quanto, salvo eccezioni, sia scarsa la qualità media dei nostri docenti universitari; ebbene, Di Maio è riuscito a scegliersi mediocri ricercatori e docenti universitari poco autorevoli, insieme a qualche modesto funzionario, a un ufficiale di poco peso, a un ex atleta.

E poi un genio: tale Fioramonti, docente all’antica e nobile Università di Pretoria (Sud Africa), noto più per il suo antisemitismo che per i suoi scritti, valoroso propugnatore della teoria della decrescita felice, tramite per l’incontro di Di Maio con alcuni galoppini di agenzie di prestiti a Londra. Personaggio che da solo qualifica l’insieme delle previste nomine.

Che non avverranno, perché – si dica quel che si vuole – gli italiani non sono così cretini da dare troppi voti a questi tangheri.

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Di recente ho messo Del Rio nell’elenco dei ministri più incapaci del governo presieduto dal maggiordomo Gentiloni; non ho affatto sbagliato, e di questo ho avuto conferma nei giorni scorsi, in occasione della nevicata di Roma, che era largamente prevista e, tuttavia, ha provocato nella rete ferroviaria italiana uno sconquasso che nemmeno lo tsunami del Giappone.

In quanto ministro dei trasporti, a Del Rio fa capo l’intero sistema di gestione e controllo delle ferrovie: se i suoi uffici fossero anche mediocremente organizzati, gli avrebbero dovuto trasmettere notizie in tempo reale; e se lui stesso avesse un minimo di capacità di amministrare avrebbe fatto in modo di poter controllare la situazione in ogni momento, magari chiedendo informazioni.

Nulla di tutto questo, invece.

Non solo, in televisione il ministro, dandosi tutta l’importanza che non merita, dopo due giorni dal disastro ha dichiarato pomposamente di aver chiesto notizie; perfino Di Pietro ha reagito: “che, chiede notizie a se stesso?”.

Ora, Del Rio fa parte, e anche in buona posizione gerarchica, della “squadra di competenti” per la quale Renzi invita a votare il PD, ed è un buon esempio delle qualità medie della squadra.

Votarli? Io so che fare, voi fate quel che vi pare.

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Pillacchere – 18 (Menzogne, castronerie e puttanate)

Tra le tante castronerie che circolano c’è quella per cui, secondo la sinistra, tra i principali motivi del malessere e dell’insoddisfazione nella quale gli italiani si trovano c’è la crescita della forbice dei redditi tra i più ricchi, che si sono arricchiti molto, e il resto della popolazione, che si è arricchito poco (chi è più demagogo dice “si è impoverito”; i super demagoghi dicono “si è immiserito”).

Voglio però citare qualche dato: le persone obese o in sovrappeso nel mondo sono oltre 3 miliardi (quasi la metà della popolazione della Terra), mentre coloro che non si nutrono a sufficienza sono circa 800 milioni; ma il dato importante è che solo vent’anni fa questi numeri erano quasi invertiti; e se resta la vergogna per non aver risolto del tutto i problemi dell’alimentazione, confortano i progressi in corso, e il fatto che si possa mangiare di più dimostra che c’è più ricchezza.

Le persone che non hanno accesso diretto all’acqua potabile sono nel mondo circa seicento milioni, meno del dieci per cento della popolazione mondiale: erano il doppio diciott’anni fa, su una popolazione di circa 6 miliardi. Vale lo stesso discorso.

Negli ultimi cinquant’anni il consumo di energia nel mondo è quasi triplicato; poiché l’energia è il motore del progresso, è evidente che l’umanità è progredita, il mondo è progredito, e poiché – come è naturale – il progresso avviene in misura maggiore nei contesti più arretrati e lo stesso andamento regola i processi sociali, i gruppi sociali più poveri hanno beneficiato dello sviluppo in misura maggiore. Anche in Italia, naturalmente.

L’aumento della distanza tra i più ricchi e i più poveri è comunque un segno di progresso, necessario a porre le premesse per un avanzamento generalizzato del benessere; il quale è certamente avanzato, anche mentre le distanze aumentavano.

Perché lo sviluppo non procede in maniera lineare, ma procede; e se qualche imbecille imbroglione (tanto per essere chiari: gli ultimi governi) dice di aver garantito la ripresa in Italia, mentre siamo in fase calante e mentre viaggiamo in retroguardia rispetto a tutti i Paesi europei, basta non dargli retta.

E, soprattutto, non votarlo.

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Ho fatto notare una castroneria ripetuta da tutti i gruppi della sinistra: ma ora voglio parlare di una vera e propria puttanata, cioè qualcosa che rispetto alla castroneria sta un passo più avanti, e contiene una certa quantità di menzogna.

Come tutti sapete, senza sosta Renzi, i suoi corifei e i suoi reggicoda vanno reclamando la qualità della loro azione di governo, addirittura poggiando su questa la richiesta di voti per la squadra migliore.

Certo, il peggio non è mai morto; ma credo che sia molto difficile mettere insieme nel governo e in Parlamento un gruppo più incapace e presuntuoso di figuri che si occupano solo degli interessi dei loro amici (anche per i grillini, chiederete; beh, chi fa dell’ignoranza e dell’incapacità i propri segni distintivi è capace di tutto).

Nella storia dell’Italia unita ministri incapaci e inconcludenti come Renzi, la Madia, Galletti, Del Rio o Lotti non s’erano mai visti finora; e ignoranti, anche. Dicono di aver fatto tante cose perché, avendo una larga maggioranza, hanno fatto approvare qualche legge; ma, a parte la qualità dei testi approvati, non sanno che approvare una legge non produce effetti se non si provvede ad approvare i relativi decreti attuativi. Ora, o non sanno quel che c’è da fare o non riescono a farlo; per certo non completano l’opera.

E pensare che forse potremmo essere costretti a vedere ancora di peggio: se il partito degli ignoranti e degli incompetenti dovesse portare un Di Maio, o chi per lui, a Palazzo Chigi, sarebbe un disastro.

Ma il Signore e i nostri patroni San Francesco e Santa Caterina da Siena provvederanno a sventare da noi questa sciagura.

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4 marzo: chi votare? Dico come la penso io.

No di certo LeU e le altre schifezze di estrema sinistra, inaccettabili sul piano della ragione prima ancora che dal punto di vista politico.

No il PD: a parte i disastri combinati sul piano economico e su quello sociale ha diretto una maggioranza che ha approvato provvedimenti inaccettabili come il fine vita, le unioni omosessuali, il divorzio breve e la pillola del giorno dopo tra gli altri.

No +Europa, guidata dalla Bonino le cui mani grondano del sangue dei bambini uccisi con l’aborto e schiera il sedicente cattolico Tabacci.

No agli altri residui della sinistra, mediocri strumenti di richiamo per le poche allodole credulone rimaste.

No Forza Italia, poco selettiva nelle candidature e guidata in buona parte da persone che non vorrei mai a casa mia; il suo elettorato è migliore, ma poi comandano gli esponenti.

No Lega, per l’eccessiva invasatura del suo leader e la rozzezza dell’impianto ideologico.

No Fratelli d’Italia, in cui coloro che affiancano la pur brava Meloni non sono all’altezza intellettuale e morale di richiamare il mio consenso.

E allora? Noi con l’Italia-UDC, nonostante alcune presenze, perché la ritengo l’unica lista in grado di garantire una posizione ragionata e ragionevole, nella quale trovano il giusto spazio i principi non discutibili che devono presiedere alle scelte politiche di ogni cattolico, e un programma tutt’altro che irrilevante.

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Costituzione antifascista? No, democratica

È almeno dal 1948 che uno dei ritornelli più ripetuti nella vita politica italiana è quello relativo all’antifascismo, utilizzato per coprire qualunque infamia della sinistra e per mettere all’angolo chiunque non sia allineato. Si tratta della stessa menzogna che fu portata a giustificazione degli assassinii, dei furti, delle infamie compiute per odio, avidità e disegno politico compiuti dai comunisti, per interessi locali o personali o in appoggio ai tagliagole del dittatore iugoslavo Tito, tra il 1943 e il 1949; in quel periodo molte centinaia di preti, possidenti, cattolici, liberali, persone per bene, furono assassinati da veri o sedicenti partigiani.

In effetti si tratta di una truffa, perché la vera discriminante tra uomini liberi e spregiatori della libertà non è il rapporto con un regime e un’ideologia morti e sepolti, ma il concreto impegno per la libertà e la democrazia. Ma questa truffa servì alla sinistra italiana ad acchiappare i voti di molti gonzi e a tenere sotto scacco i suoi avversari.

Io sono sempre stato convinto che la libertà sia il bene umano più importante, e che solo chi ne gode appieno raggiunga la completezza nel suo essere uomo: perciò mi danno molto fastidio, suscitano la mia più fiera indignazione e il mio profondo disprezzo, tutti i tartufi che la negano a singoli o a gruppi e dimostrano di disprezzarla, mentre proclamano di volerla vedere affermata. Perché la libertà non esiste se è solo formalmente garantita, ma esclusivamente in quanto effettivamente praticata.

È proprio per questo che non voglio essere definito “antifascista”; perché se è vero che il fascismo è stato un sistema che ha negato a tanti l’esercizio delle facoltà di scelta (perché questo è la libertà: la facoltà di esercitare scelte personali dalle quali siano indirizzati, nel rispetto delle leggi, il futuro personale e quello della comunità della quale si fa parte), tuttavia non è stato né l’unico, né il peggiore, sistema che l’abbia negata; e condannare il fascismo senza condannare tutte le dittature liberticide, come, tanto per essere chiari, il comunismo in tutte le sue declinazioni, significa non difendere la libertà, ma utilizzarne strumentalmente il potenziale rivoluzionario per difendere ed affermare altre forme di dittatura, cioè, per carenza di concorrenti, il collettivismo comunista.

Le varie forme di fascismo, e le varie forme di comunismo, hanno provocato direttamente, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, la morte di circa cento cinquanta milioni di persone, cioè tre volte quanti morti, tra civili e militari, abbia causato la Seconda Guerra Mondiale. Di questi, più di due terzi sono stati vittime del comunismo, e meno di un terzo del fascismo; per limitarci all’Italia, gli omicidi perpetrati dai partigiani comunisti nei tre mesi successivi alla fine della guerra si valutano ad almeno diecimila, tra i quali moltissimi religiosi, come certificano le varie opere in argomento di Giampaolo Pansa, non sospetto di essere un pericoloso estremista di destra.

Non può poi sfuggire a chi sia in buona fede, al di là degli assassinii, la feroce miseria e la crudelissima mancanza di libertà, innanzitutto religiosa, alla quale furono e sono sottoposti i cittadini dei Paesi nei quali governi comunisti hanno esercitato il loro potere tirannico.

Foss’anche solo per il numero di persone uccise, dalle brevissime note precedenti dovrebbe risultare chiaro come non sia corretto né giusto condannare il fascismo senza considerare le altre forme di dittatura; e come quindi la definizione di “antifascista” non sia sufficiente ad individuare chi abbia a cuore la libertà, né a garantirne la coerente adesione ad un progetto di società democratica. Né ha pregio il richiamo alla Costituzione, che – è vero – contiene una disposizione transitoria (n.b.: transitoria) che dispone il divieto di “riorganizzazione, …, del disciolto partito fascista”: la stessa disposizione stabilisce la possibilità di limiti all’elettorato attivo e passivo per “i capi responsabili del regime fascista”. Così la XII° (XII°, non I°!) disposizione transitoria della Costituzione. Ora, che la Costituzione sia stata approvata dopo il fascismo risulta chiaro e incontrovertibile; ma che la Carta sia interamente basata sull’antifascismo è una falsità; una di quelle bugie che, in quanto grandi e ripetute, il dottor Goebbels, dal quale spesso le sinistre sembrano essere andate a scuola, giudicava che sarebbero state credute.

La Costituzione, in vero, è anche antifascista, così come è contraria a qualunque ideologia che comporti limitazioni della libertà: quindi è anticomunista proprio come è antifascista, ed è mentire da delinquenti dire che la Costituzione è antifascista; più corretto dire che è fondata sulla garanzia della libertà e sulla condanna di qualunque sua negazione.

E allora, dirà qualcuno, i comunisti nell’approvare la Costituzione si sono fatti piccionare dai biechi reazionari? Nessuno vuol dire questo; personalmente credo che il PCI e i suoi reggicoda, tra i quali va annoverato anche Pietro Nenni con il suo PSI e certa parte, traditrice, della sinistra DC, sia rimasto invischiato nel gioco praticato dalle sinistre, costrette per ragioni di decenza politica a proclamare il desiderio di approvare una Costituzione veramente democratica, mentre covavano il disegno di prendere il potere per poi usarla come copertura della insedianda dittatura, come avvenne alla Cecoslovacchia. Ma il popolo italiano, che almeno fino a un po’ di tempo fa era migliore di quanto non si creda comunemente e di quanto non sia adesso, fece saltare il disegno, dando una forte maggioranza alla Democrazia Cristiana ed ai suoi alleati nelle elezioni del 18 aprile 1948.

In conclusione: si può dire correttamente che la Costituzione è antifascista solo se si completa il concetto dicendo che è anche, e nella stessa misura, anticomunista; cioè dobbiamo dire che la Costituzione, purché applicata correttamente, è una barriera contro tutti i totalitarismi.

Perciò posso dire con orgoglio: sono antifascista, ma solo in quanto sono per la libertà: esattamente come la Costituzione.

 

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Pillacchere – 17

In questo scorcio di campagna elettorale alcuni commentatori prevedono la rinomina come Presidente del Consiglio di Paolo Gentiloni in quanto “democristiano.

Sono stato iscritto alla DC dal 1960 al 1992; se qualcuno si prendesse la briga di tagliarmi una vena ed esaminare il sangue che ne esce, troverebbe dei globuli rossi a forma di scudo crociato; era già democristiana la mia famiglia, e in particolare mio padre fu tra i fondatori del Partito: ritengo quindi di avere qualche titolo per dire qualcosa in proposito.

La famiglia Gentiloni (Gentiloni Silverj, per la precisione) ha avuto un ruolo nella storia politica del movimento cattolico: fu l’antenato Conte Ottorino Gentiloni Silverj a stipulare oralmente il “patto Gentiloni”, che segnò il cauto ingresso dei cattolici nella politica italiana in alleanza con i liberali di Giolitti; Paolo ha avuto uno zio per un qualche periodo gesuita; gesuiti presso i quali almeno i suoi fratelli (non so lui: problemi di età) hanno frequentato le scuole. Ma dal suo curriculum vitae non emergono passaggi che ne giustifichino l’ascrizione alla Democrazia Cristiana. Infatti G ha svolto attività e funzioni politiche nella sinistra extraparlamentare, poi in Legambiente, poi ancora in collaborazione con Rutelli quando questi non era cattolico, e da diverso tempo è attivo nel PD, addirittura candidandosi a Sindaco di Roma nelle primarie poi vinte dal fenomeno Marino.

Quindi, che democristiano? Se poi ci si vuol riferire ad una certa felpatezza di comportamento, allora sarà meglio, e più corretto, chiamarlo doroteo. E non è la stessa cosa; niente affatto la stessa cosa.

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È tipico degli incompetenti parlare di problemi complessi in modo semplicistico, soffermandosi, per così dire, sulla soglia, e intrattenendosi su aspetti più folcloristici che sostanziali, dai quali ai primi contatti è restata colpita la loro immaginazione. Gli inesperti nella gestione di una qualunque struttura nei primissimi tempi della loro funzione hanno diritto ad una dose maggiore di comprensione: non però quando, trascorsi alcuni anni dalla loro entrata in funzione parlano da sprovveduti.

Per esempio, non si capisce perché da Padre Bergoglio provenga uno sproloquio da Alice nel Paese delle Meraviglie in riferimento all’abbandono della carica da parte dei Vescovi e di coloro che si trovano ai vertici delle strutture burocratiche della Chiesa.

Nella dichiarazione, emessa tramite un suo prelatuccio, si ricorda con grande forza che l’unico a poter rendere operativa la cessazione delle funzioni è il Papa; ma anche qualunque mediocre studente di diritto canonico è bene a conoscenza di questo potere riservato – come sempre quando si tratti di atti che chiamerò, in modo non del tutto proprio perché si tratta della Chiesa, di “alta amministrazione” – all’Autorità Suprema; quindi non si spiega il rilievo dato alla cosa, né il fare il soffietto ad una serie di banalità.

Ma tant’è, ognuno si muove e parla secondo la propria cultura e la propria preparazione.

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Consideravo Calenda una persona seria e preparata: gli avvenimenti degli ultimi giorni dimostrano che le due qualità insieme non le possiede; e questo stato di cose lo sta rendendo chiaro, per esempio, nella gestione delle crisi dell’Alitalia e della Embraco, che il signorino ha deciso di risolvere solo dopo le elezioni per non causare turbamento ai suoi padroni del PD, e consentir loro di tamponare almeno parzialmente il disastro elettorale.

E pensare che in molte interviste il nostro (ma io non lo voglio, quindi dirò vostro) aveva dichiarato prima di essere apolitico, poi di essere solo una persona che avrebbe votato PD: ed ora si rivela un agit-prop che, in ragione della posizione occupata, per aver ottenuto la quale deve sdebitarsi, svolge in favore dei suoi capocosca anche i servizi più bassi e ignobili, considerato che le sue decisioni e i suoi rinvii penalizzano gravemente i lavoratori e i contraenti commerciali delle aziende in crisi.

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Il bomba fiorentino, disperato per i pessimi risultati previsti per le prossime elezioni, le inventa tutte per cercare di diminuire la sbiossa. L’ultima è stato un appello ai cattolici perché portino i loro suffragi a sostegno del PD. In politica tutto è lecito, quindi nulla quaestio.

Però mi vengono spontanee alcune domande sulle attività svolte da Renzi negli anni durante i quali abbiamo avuto la disgrazia di doverlo annoverare tra coloro che ci possono comandare. La prima delle quali è: nell’attività politica e di governo, Renzi ha rispettato sempre le norme del Diritto Naturale? Poiché il bomba non mi dà affidamento di possedere conoscenze giuridiche, ricorderò che il Diritto Naturale è l’insieme delle norme connaturate alla natura dell’uomo, alide universalmente e gran parte delle quali esplicitamente ricordate esplicitamente dalla Bibbia: per i cattolici, il DN costituisce la traduzione in laico dei Dieci Comandamenti, cioè un insieme di precetti dai quali non è lecito prescindere e che non possono essere violati, né nei comportamenti individuali né – tantomeno – nella gestione della cosa pubblica.

Sta di fatto che Renzi col suo governo e la sua maggioranza hanno, tra l’altro, introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il riconoscimento delle unioni omosessuali, esplicitamente condannate nel Libro (S. Paolo, Rom. 1, 21-32). Basterebbe questo solo per impedire ad ogni singolo cattolico di dare il suo voto a Renzi, al suo partito e ai suoi alleati, ma ci sono tanti altri motivi, dei quali parlerò prossimamente.

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