Signori si nasce

Ho accennato qualche giorno fa all’eleganza con la quale “Il messaggero”, quotidiano di Caltagirone, attaccava il Sindaco di Roma e la Giunta Comunale che stavano mettendo a rischio le immense entrate garantite al buon Francesco dall’effettuazione delle Olimpiadi, ma ora i gentiluomini di quel giornale hanno battuto ogni record. Sul quotidiano in edicola il 23 scorso tale Mario Ajello, infatti, ricama su un confronto tra la burinaggine da periferia del Sindaco e la signorilità del Presidente del CONI.

Ad Ajello la responsabilità dei giudizi che esprime. Ma, senza entrare nel merito, ricordo che non si fa – semplicemente non si fa – di attaccare in pubblico qualcuno che incida con le sue scelte politiche sui propri interessi; se volete la giunta, tantomeno per interposta persona.

Questo è un comportamento che solo ai Casamonica, o a qualche loro socio o emulo, può venire in mente di adottare.

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Evviva Grillo, la Raggi e tutta la compagnia!

Finalmente è stata formalizzata la decisione: Roma non corre per le olimpiadi del 2024. In diverse occasioni avevo auspicato che la diatriba Olimpiadi si – Olimpiadi no si concludesse in questo senso; anzi proprio l’atteggiamento verso le Olimpiadi mi aveva spinto a votare e far votare per la Raggi di M5S: persona e movimento che considero deleteri, ma nel caso specifico delle amministrative di Roma utili per rompere l’incrostazione di ladrocinio e malaffare dipendente dalla cosca di potere nazionale che avvolge il Comune, e che sarebbe stata perpetuata da una vittoria di Giachetti e dalla conseguente continuazione dell’egemonia sul Comune del PD, che la gestisce nell’interesse della loggia della quale parlerò; e tenete presente che il Comune è di gran lunga la più grande azienda della Città, sia per numero di dipendenti che, soprattutto, per volume di spesa.

Bisogna però rendersi conto che gli uomini del PD agiscono, in questo come in tanti altri contesti, in quanto parte di un sistema complesso di alleanze e complicità, che trova le sue radici – discontinue dapprima, poi man mano più solide, infine cementificate e oggi blindate – nel trasversalismo determinato dalla fine della distinzione effettiva tra maggioranza e opposizione, dalla fine degli anni sessanta.

PSI e poi PCI fecero pagare caro alla DC l’appoggio parlamentare e politico ricercato e necessario: ruoli nell’amministrazione pubblica dove possibile, incarichi nelle società di Stato, affidamento di appalti e forniture a imprenditori amici, e via peculando. Mentre si sviluppavano questi rapporti, si stringevano anche quelli interpersonali tra le persone che li gestivano; gli interessi (cioè i soldi) in ballo erano ingenti, e tutti ritenevano che fosse meglio cederne una parte ai complici che rinunziare al tutto, come sarebbe successo in un regime di chiara contrapposizione. Cominciò così a nascere e crescere una “loggia” di persone che, mantenendo l’affiliazione di origine, davano importanza maggiore agli affari che promettevano maggiori introiti che all’interesse delle proprie organizzazioni. Ne facevano parte membri del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti (molti dei quali poi collocati ai vertici delle amministrazioni come Capi di Gabinetto o vertici di altri uffici ministeriali), magistrati di varia caratura, uomini di fiducia dei potenti più importanti pratici di rapporti con le istituzioni, dirigenti apicali delle varie amministrazioni, giornalistucoli, qualche banchiere, pochi finanzieri, alcuni alti gradi militari (specialmente della Finanza e dei servizi), diversi ruffiani adibiti alla bassa manovalanza, qualche signora di coscia svelta, pochi ecclesiastici, e via dicendo.

Tutti questi bei tipi erano caratterizzati da una buona preparazione tecnico amministrativa (essenziale per preparare al meglio gli impicci), nessun senso dello Stato, una scala dei valori che prevedeva al vertice un solo impegno: ognuno arraffi tutto quello che può! Regola generale, mantenere ad ogni costo segretezza e solidarietà.

Dove operava, e opera, questo sistema? Dovunque ci sia flusso di denaro, cioè dappertutto. Come hanno dimostrato le indagini di pochi magistrati indipendenti, la loggia è presente negli appalti per opere grandi o piccole (ci lavora il gruppo delle costruzioni), nelle forniture di beni e servizi a soggetti pubblici e/o privati, nella sanità, nel favorire le carriere degli affiliati o dei malleabili e sfavorire quelle degli indipendenti. E nella gestione di eventi importanti.

Per le Olimpiadi i nostri amici avevano organizzato tutto: piazzato gli uomini giusti al posto giusto; predisposto un programma sul quale il sistema avrebbe lucrato centinaia di milioni, coinvolto i livelli di governo che non potevano essere scavalcati, a partire da Palazzo Chigi; ma non avevano previsto la pervicacia con la quale quegli sciagurati del M5S si sarebbero messi di traverso.

Tornerò sull’argomento: intanto vi dico non voterò mai più per Grillo o i suoi accoliti; ma, viva la faccia, questa l’hanno fatta giusta!

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C’è chi attacca e chi si attacca

Si ricorda solo un altro caso nel quale una parte politica si sia tanto accanita contro un avversario: si tratta sempre della sinistra, che in passato si scatenò contro Berlusconi, reo di averle sottratto una vittoria data per scontata. Per carità, Berlusconi non era un santo né una mammola: ma il comportamento tenuto nei confronti suoi e di alcuni suoi amici, originato solo dalla frustrazione, fu veramente vergognoso; e pensate che c’è pure qualche ritardato che insiste.

Oggi la vicenda si ripete, avendo ad oggetto il M5S, contro il quale vengono portati attacchi violentissimi da parte di tutti i signori (?!) dei quali parlerò, onorando di una citazzione nominativa solo Caltagirone, destinatario di larga parte della valanga di quattrini che scorreranno qualora le Olimpiadi fossero assegnate a Roma; del quale va sottolineata l’eleganza con la quale il destinatario degli eventuali lavori miliardari per le Olimpiadi ha scatenato il suo giornale “Il Messaggero” contro il sindaco colpevole di non essersi schierata col PdO – Partito delle Olimpiadi). Stampa praticamente unanime, televisioni e comunicazione schierate, sedicenti “intellettuali” – come al solito – inquadrati come un sol uomo ai comandi di chi può distribuire consulenze e comparsate televisive.

La stampa controllata dal sistema di potere che fa capo agli amici del Presidente del Consiglio: stampa (il 90% circa del totale italiano), televisioni (ben più che i due terzi), mondo della comunicazione spicciola (quasi al completo), quelli che si autodefiniscono intellettuali (salvo rarissime eccezioni), all’annunzio che il M5S era contrario alle Olimpiadi, hanno iniziato una gara a denigrare, insolentire, offendere: in questo coro di mascalzoni infoiati fu poi aggiunta/si aggiunse la magistratura, che ha ricominciato ad azzannare aprendo le sue fauci anchilosate dal lungo riposo motivato con il disinteresse per le malefatte del potere attuale, ma ancora sporche del sangue, spesso innocente, della prima repubblica e di quello della destra.

E tutto con quali scuse? Il presunto avviso di garanzia all’assessore Muraro non c’è, e le indagini in corso sono per fatti che non ne prevedono la responsabilità penale; il mancato assessore De Dominicis, se è indagato, lo è per fatti non connessi con la giunta e secondo modalità che rendono molto difficile escludere che l’iniziativa sia stata programmata artatamente; l’unica colpa di Marra sembra essere quella di aver collaborato con Alemanno, e non può valere una condanna a vita alla emarginazione e la proscrizione dalla vita pubblica per una diversa collocazione politica del passato [leggo ora della vicenda dell’appartamento comprato in circostanze sospette: se fosse vera bisognerebbe fare tutt’altro discorso].

E pensare che in molti casi personaggi veramente colpevoli colpevoli l’hanno passata liscia: basterà ricordare qui napolitano, che anche per non aver mai ritrattato l’appoggio fornito agli assassini comunisti dell’Ungheria è diventato addirittura presidente della repubblica (non è un errore: le maiuscole non le merita): il pluriassassino e pluricondannato Moranino, che diventò addirittura sottosegretario; e via elencando. L’elenco è estremamente lungo: ma, per venire ai nostri tempi e passare ad altra fattispecie, sempre nell’ambito della sinistra, basterebbe ricordare l’onorevole Romano, che dopo aver attraversato una miriade di formazioni poliiche ed essere entrato in Parlamento con Monti, passato l’altro ieri al PD, è stato gratificato di un incarico prestigioso.

L’argent est le nerf de la guerre, dicevano i francesi, e la “questione Caltagirone”, dove c’è lardo per molti, spiega perché lo stesso Caltagirone, Malagò, Montezemolo, il PD e tutti i loro reggicoda che sperano nelle briciole siano così determinati sulla questione; se il sindaco (non la chiamerò mai sindaca: non è italiano ed è da imbecilli) desse cenni di cedimento, vorrà dire che gli “argomenti” di Caltagirone l’avranno convinta. E che, se la sinistra ha attaccato, noi ci attaccheremo.

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Celebrare l’apostasia di un eretico?

Quasi cinquecento anni sono passati da quello sciagurato 31 ottobre del 1517 in cui il monaco Martin Lutero poté leggere le 95 tesi ereticali affisse (o fatte affiggere? Eretico si, coraggioso assolutamente no) sulla porta della Cattedrale di Wittenberg. A quelle tesi ed agli altri successivi sproloqui, ed alle falsità di cui erano infarciti, conseguì la nascita delle dottrine e delle Chiese separate, con i conseguenti sommovimenti e guerre che per almeno quattro decenni misero a soqquadro tutta l’Europa, seminando lutti, devastazioni e desolazione; e, soprattutto, determinando la perdita della vita eterna per molte migliaia di anime.

Non c’è alcuna cosa da festeggiare, in questo; nessuna memoria di cosa bella da commemorare; c’è piuttosto da ricordare un avvenimento, fondato sull’incultura e sulla menzogna, che ha causato mali materiali e – ancor più – morali.

Non ho mai capito, e certo non potrò mai condividere, la spinta di alcuni eminenti ecclesiastici a voler stringere particolari rapporti tra la Chiesa Cattolica – Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana – e alcune confessioni eretiche protestanti. Diverso è il discorso per quanto riguarda gli Anglicani e specialmente gli Ortodossi, con i quali veramente possiamo dirci fratelli separati: ma con i protestanti – luterani, calvinisti o qualunque altra denominazione si siano dati – non credo che ci sia nessuna prospettiva seria di dialogo se non vogliamo rinunziare a parti essenziali del nostro Credo. Anche perché molte di queste congreghe subiscono forti condizionamenti dai loro finanziatori, i quali spesso e volentieri ottengono che tali chiese orientino la loro azione secondo i loro desideri e/o interessi. Per inciso, la Chiesa Cattolica è anch’essa oggetto di analoghe iniziative: voglia il Cielo che non ottengano successo!

Alcuni dei principi sui quali si fondano il luteranesimo e le confessioni che ne sono derivate si trovano esattamente in rotta di collisione con il contenuto del Deposito della Fede: basterà accennare alla negata transubstanziazione nell’Eucaristia, alla Confessione personale, alla riconciliazione da ottenersi senza opere particolari, alla interpretazione personale delle Scritture; e poi il non riconoscimento della primazia e dell’infallibilità papale, e via seguitando, a lungo.

Eppure, si apprende che il Papa si sta preparando per fine ottobre ad andare a Lund, in Svezia, per concelebrare una cerimonia interconfessionale in celebrazione di Lutero che ritengo di poter definire sacrilega. Anche se è stata firmata una sciagurata “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della Giustificazione”; se è stato diffuso un testo di “Common prayer” tra cattolici e luterani; e se sono in elaborazione altre iniziative che testimoniano la carenza di certezze che caratterizza parti della gerarchia cattolica e la paurosa mancanza di cultura di alcuni tra suoi membri più importanti. Infatti la confusione nasce dall’ignoranza; dalla conoscenza nascono chiarezza e distinzione.

Credo che anche per questa nota, come per quella “Su alcuni errori del Papa”, pubblicata il 2 settembre, riceverò alcuni consensi, ma anche segni di non condivisione. E capisco che a tante persone per bene e buoni cattolici possa dare fastidio una critica diretta e non smorzata alle affermazioni ed alle iniziative del Papa; ma a costoro rivolgo l’invito fraterno a rileggere la mia nota “Certezze e perplessità”, pubblicata il 21 luglio scorso. Quel testo era ispirato al Vangelo di Matteo (Mt, 18, 15-20), che insegna l’obbligo di correggere – fraternamente e in modo riservato finché sia possibile – chi sbaglia, anche i pastori: insegnamento poi formalizzato nel Codice di Diritto Canonico del 1983 all’articolo 212, § 3.

Penso che, purtroppo, su questo argomento avremo modo di reincontrarci.

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Sull’uso di soldi pubblici: le vergogne della RAI

La RAI dovrebbe svolgere un servizio pubblico (è solo per questo che la paghiamo); ciò comporterebbe un equilibrio nella comunicazione di attualità, politica, economica e sociale tra tutte le diverse posizioni esistenti nell’opinione pubblica del Paese, sia in termini di presenze che di contenuti. Purtroppo sono molti anni che questa regola, che è inserita in varie norme, in molteplici atti della Commissione Parlamentare di Vigilanza e nello stesso contratto di servizio in essere tra la RAI e lo stato, viene disattesa. A sensazione di ascoltatore, per esempio, sul terzo canale tra i due terzi e i tre quarti delle presenze e dei contenuti vengono appaltati alle componenti della sinistra governativa (quelli che hanno nominato direttori e giornalisti); tra i restanti sono presenti anche i rappresentanti della sinistra estrema. Insomma, la maggioranza degli elettori, che non è renziana, è bellamente ignorata, e solo sporadicamente alcuni suoi rappresentanti possono far filtrare il loro pensiero, tra continue interruzioni e disturbi.

Di questo quadro complessivo il campione è la trasmissione del mattino (8.00-10.00) “Agorà”, condotta d’inverno dal super conformista Gerardo Greco, e adesso dalle sua seguace Serena Bortone.

Sulle prestazioni dei conduttori – dai quali nessuno è tanto cretino da aspettarsi un minimo di imparzialità o anche solo di correttezza – tacerò; ma voglio informarvi che stamattina lunedì 5 settembre 2016 sono restato di sasso. Dalla voce di un toy boy, tale Diego Fusaro, esimio ricercatore in filosofia in una importante Università milanese (l’Università Vita-Salute: un nome che è tutto un programma) ho sentito parole che il buon gusto ed un senso di pudore anche superficiale avevano da tempo cancellato dalla comune espressione del pensiero. Il ragazzotto ripeteva – senza apparente vergogna – frasi e concetti marxisti che da tempo non si sentivano:

per sentirsi in piena guerra fredda è mancato solo il richiamo alle FODRIA, almeno nel periodo – confesso, breve – nel quale mi ha retto lo stomaco e non ho cambiato programma.

Credo che il de cuius abbia conquistato, con la sua prestazione, il record mondiale tra i portatori di cervello all’ammasso del comunismo, anche se quantità e qualità erano scarse, e poi gli uffici erano chiusi per fallimento della ditta.

E noi dobbiamo seguitare a pagare costi e stipendi a chi organizza e trasmette queste schifezze? È veramente indecente, dico io.

Quanto a Fusaro: so che da poco è responsabile di uno dei blog del Fatto quotidiano: di questo non mi indigno, perché quella testata è finanziata dai soldi dei lettori, i quali del loro possono fare quel che meglio credono: anche buttar tutto nel cesso o darlo al Fatto quotidiano (cambia poco). È per l’uso privato che è stato fatto dei miei soldi confluiti nelle risorse pubbliche che mi indigno.

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Su alcuni errori del Papa

Sono cattolico, ossequiente al Vescovo di Roma, che in quanto tale è Capo della Chiesa Cattolica; ad impartirmi l’istruzione e la formazione di base sono stati i Padri gesuiti, legati da un voto di speciale obbedienza al Papa; ho sempre considerato il Santo Padre Vicario di Cristo, infallibile quando parla ex cathedra, ma fallibile nelle pronunzie non dogmatiche. Insomma, chi mi definisse “un convinto papista” non sbaglierebbe di molto. Ma sto con Aristotele, e dico: ”amicus Plato, magis amica veritas”; quindi devo esprimere le mie critiche.

Anche perché, nel modesto bagaglio delle mie conoscenze di storia, ho ragionevole contezza della storia dei Papi per ricordare almeno alcuni Pontefici che hanno emesso giudizi – non dogmatici – errati, anche gravemente. È banale ricordare Urbano VIII e Galileo, ma da questo richiamo voglio trarre spunto per sottolineare il fatto che in quel caso l’Inquisizione e il Papa, nell’emettere il giudizio di condanna, non fecero che tradurre in termini giuridici la posizione largamente predominante all’epoca nella scienza ufficiale, cioè il geocentrismo. Il processo – caratterizzato dal massimo del garantismo possibile all’epoca per l’imputato, come erano tutti i processi davanti all’Inquisizione – fu riesaminato dalla Curia dopo un centinaio d’anni: è possibile che la stolida condanna del pisano abbia avuto un ruolo non indifferente nel far maturare, in tanti ignoranti e imbecilli, la convinzione che fede (la Chiesa) e scienza fossero tra loro incompatibili.

Dice un vecchio detto: historia magistra vitae: ma allora perché si è costretti a sentire dal Santo Padre discorsi clamorosamente errati – quanto meno straordinariamente avventurosi – nei presupposti scientifici, come quello pronunziato in occasione della festa pagana della Giornata del Creato, nel quale vengono utilizzate credenze diffuse ma tutt’altro che certe sull’andamento della temperatura sulla Terra per arrivare alla manifestamente errata descrizione di uno stato del pianeta disastroso in modo irreversibile?

I consulenti e i ghost writers del Papa, prima di indurlo a dire sciocchezze, avrebbero dovuto consultare i dati ufficiali sullo stato della Terra, facilmente disponibili, e forse fare qualche piccola, autonoma considerazione sul significato dell’elevazione costante delle aspettative di vita e della diminuzione della mortalità infantile.

Il fatto che il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana alla Giornata Mondiale della Gioventù abbia citato un brano della Bibbia mutilo dell’ultima parte, ribaltandone il senso, non costituisce certo una giustificazione per quello che non esito a definire un errore del Papa.

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Orgogliosamente conservatore

Un autorevole pensatore che fa riferimento alla stessa area politico filosofica alla quale anch’io mi ascrivo, quella liberal conservatrice, nel corpo di un recente articolo sulla situazione politica negli USA si pone due domande alle quali non dà risposta: “cosa hanno fatto i romani per noi?” e “cosa un conservatore desidera conservare?”.

Senza pretese di voler convincere alcuno, darò la mia modesta risposta ai due quesiti. Sui romani: l’organizzazione dello Stato, i sistemi giuridici, l’attribuzione dei poteri che, anche se con contenuti differenti, oggi applichiamo, sono stati creati dai romani; i quali, utilizzando precedenti posizioni di provenienza greca e introducendovi importanti elementi nuovi portati dal Cristianesimo e attraverso questo dal giudaismo, hanno originato e consolidato quel complesso di valori – quella civiltà – che oggi definiamo di ispirazione giudaico-greco-romana-cristiana, che è la sola ad aver dato e dare luogo agli unici sistemi istituzionali entro i quali siano garantite la libertà di religione, la democrazia, la libertà personale e quella economica: il sistema nel quale sono molto contento di essere nato e cresciuto.

Scendendo a cose meno universali, i romani sono anche coloro che hanno insegnato al mondo come si crea un sistema giuridico, come si organizza e si amministra uno Stato, come si creano dei servizi pubblici funzionanti e soddisfacenti; che sono stati insuperati maestri di pianificazione urbanistica, di organizzazione dei trasporti, di distribuzione idrica, di gestione delle città. Per dirne una, tra i disegni di legge in fase di perfezionamento lasciati da Caio Giulio Cesare quando fu assassinato, ce ne era uno che stabiliva regole di circolazione per l’Urbe, vietando il traffico dei mezzi commerciali nelle ore diurne. E, via dicendo, si potrebbe andare avanti molto, molto a lungo. Mi pare quindi di poter rispondere alla domanda posta affermando che i romani hanno fatto per noi più di qualunque altro popolo della storia.

E quello che vogliamo conservare? È molto. È il nostro sistema di valori, fondato (ricordo solo i più importanti) sul riconoscimento del valore assoluto della vita e della persona umana; sulla importanza preminente della famiglia fondata sul matrimonio rispetto ad ogni altra formazione umana; sull’affermazione del sistema delle libertà (religiosa, personale, economica, di espressione) come fondamento della convivenza organizzata e dei rapporti sociali; sul diritto alla difesa in giudizio e sulla presunzione di innocenza; sull’equità sociale e sul riconoscimento del merito; sulla garanzia che pari situazioni giuridiche riceveranno trattamento uguale; sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; sulla solidarietà; sul sentimento di comunità, quindi anche sull’amor di patria.

Non è poco, mi sembra. E all’insieme di questi valori se ne devono aggiungere tanti altri, conseguenti anche se non fondamentali: dalla loro somma viene definita la “civiltà occidentale”, cioè il sistema di valori sui quali si basano la libertà, la capacità di progresso scientifico, culturale, economico e sociale.

Anche oggi, soprattutto oggi, quando alcuni di questi valori vengono posti in dubbio e sprezzati, è necessario salvaguardare questi valori e conservarli: impresa ottima ed apprezzabile, per sé e per gli altri: è per questo che mi dichiaro, orgogliosamente, conservatore. Che significa anche non aver niente a che spartire con i reazionari, attaccati stolidamente alla forma e incuranti della salvaguardia della sostanza.

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