Pillacchere – 7

Tanto per cambiare, i grillini lanciano nel campo politico un’altra palla ricoperta dallo zucchero del populismo, indirizzandola alla cattura di qualche voto di veterosindacalisti o di nullafacenti (che è quasi a stessa cosa): l’obbligo di chiusura nei giorni festivi per gli esercizi commerciali. Tutti sanno che il commercio è un significativo fattore facilitante dello sviluppo economico; è mia opinione che gli esercizi commerciali svolgano anche una importante funzione sociale, fino al punto di poter essere considerati soggetti preposti alla prestazione di un servizio pubblico; e che quindi sia interesse generale che siano disponibili al pubblico per la maggior possibile durata.

La legge sul commercio dovrebbe stabilire un orario minimo di apertura durante il quale ogni esercizio dovrebbe fornire agli avventori tutti i suoi servizi,

e piena libertà di apertura oltre questo orario; le esigenze di riposo e di vita familiare dei dipendenti, per le quali dovrebbe trovarsi un accordo negoziale nell’ambito delle clausole del contratto di lavoro. In questo quadro, naturalmente, non può non essere tenuto conto delle esigenze religiose e familiari dei dipendenti.

Di Maio, da buon grillino, è nemico della concorrenza e sostenitore della decrescita felice: è contento se tutti stanno peggio le cose vanno meglio. Tanto lui mentre il Paese cresceva si guardava bene dal lavorare, e invece da quando tutto va a rotoli, ancora senza lavorare, ha un buono stipendio.

o o o o o

Con alcuni lettori in questi giorni stiamo discutendo sul tema della superfetazione legislativa sul quale ho scritto una nota giorni fa: tutti d’accordo sulla necessità di cambiare la situazione, è però difficile trovare il metodo per risolvere il problema. E allora mi permetto di offrire a chi intenda lavorare su questo tema un mio modesto contributo.

Tutti i governi, da decenni, inseriscono nel loro programma la semplificazione legislativa; tutti i governi, da decenni, non risolvono alcun aspetto di questo problema. Solo i governi Berlusconi (primo e secondo) hanno tentato qualche iniziativa concreta: il primo tentando la strada dei testi unici, il secondo quella della cancellazione di norme ritenute superflue. Tutti e due i tentativi, come molte altre iniziative di Berlusconi tendenti a liberalizzare lo Stato in settori diversi della vita pubblica, non hanno sortito alcun risultato concreto; voglio però riferire una mia esperienza personale in merito.

Nel 1994 ero Capo dell’Ufficio Legislativo del ministero dell’Ambiente; a fine ottobre mi arrivò una nota della Presidenza del Consiglio nella quale si chiedeva di porre mano ad una razionalizzazione della normativa di competenza attraverso la predisposizione di alcuni Testi Unici, da consegnare entro il quindici dicembre. Il tempo era troppo stretto per fare un lavoro completo, e così in successivi contatti con la Presidenza fu stabilito che ci limitassimo a trattare la normativa sulle acque, che mi dissero essere di particolare interesse per il Presidente Berlusconi.

Ci mettemmo al lavoro pancia a terra, e per il venti dicembre avevamo preparato il testo richiesto. Che era niente male, a ripensarci. Andai a Palazzo Chigi con le tre copie del Testo Unico richieste per consegnarle, e una scusa inventata per giustificare i cinque giorni di ritardo. Chi le ricevette si mostrò molto stupito del mio arrivo imbarazzato, e mi chiese cosa fosse il plico che portavo; e quando spiegai la situazione si mise a ridere, comunicandomi che ero stato l’unico a svolgere il compito assegnatomi; risultò anche che il Presidente se ne fregava altamente della legislazione sulle acque.

Quel testo finì in qualche cassetto, dove giace tuttora se non è stato buttato via; il lavoro non andò perso, perché servì come base per l’elaborazione del “Codice della legislazione sulle acque” che, con Walter Mazzitti, pubblicammo nel 1996.

A parte le notazioni folcloristiche, la vicenda ben rappresenta l’interesse reale dei governi della destra per il tema della delegificazione; quanto ai governi della sinistra, nessuno si è neanche mai posto il problema.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il cantico delle creature

San Francesco non era un letterato: si contentava di essere una grande anima piena d’amore per Dio e per il Creato. Traducendo in parole quest’empito d’amore scrisse il bellissimo “Cantico delle creature”, scritto in una lingua che è alle soglie dell’italiano e che mi piace considerare il manifesto dell’ambientalismo antropocentrico (l’acqua è prima di tutto “utile”). Un grande testo poetico, da rileggere e ricordare.

 

Il cantico delle creature

di San Francesco d’Assisi

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria et l’honore

et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato si’, mi’ Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l’ai formate
clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Vento e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile
et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale enallumini la notte:
et ello è bello et iocundo
e robustoso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et ne governa,
et produce diversi frutti
con coloriti fiori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengono infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Pillacchere – 6

A proposito di bugie (per chi non sa l’italiano o legge i giornali scritti da giornalisti ignoranti fake news) ne è arrivata una propalata da un personaggio “importante”: tale Joe Biden, già vice presidente degli Stati Uniti in qualità di sottopanza di Obama. Ora, è noto che i vice presidenti degli USA sono considerati, in patria e fuori, dei sonori coglioni, sistemati in quell’incarico tanto per impedire che combinino guai: la precisione di questo giudizio ce ne dà le prove la presenza, in quella posizione, di minus habentes e perdenti della portata di un Al Gore. La fanfaluca di Biden, che per garantire la continuità con Obama vorrebbe essere candidato alle prossime elezioni presidenziali, è che l’intervento di Putin è stato determinante per la cenciata presa da Renzi al referendum del quattro dicembre 2016.

Gli unici che gli hanno dato retta sono stati quelli del PD: abituati per attitudine e per eredità dai loro danti causa a considerare verità qualsiasi affermazione che torni utile al partito, per le loro dichiarazioni pubbliche Biden è un oracolo e Renzi ha perso solo per colpa di Putin, per il preteso intervento del quale si sono dichiarati scandalizzati. E pensare che hanno nelle vene il sangue ideologico di coloro che per decenni hanno vissuto di soldi stranieri provenienti da un nemico e hanno svolto la funzione di esecutori degli ordini dei loro padroni. Tra l’altro il sostegno a Renzi arriva a seguito delle sontuose donazioni effettuate dal governo italiano a favore della fondazione Clinton.

Ma la rilevanza che il sistema della comunicazione ha dato alle dichiarazioni non documentate di un rottame dell’establishment più stantio della mafia obamiana mi fa fare un’altra considerazione: anche l’atteggiamento riferito, come troppo spesso, vede gran parte del mondo della comunicazione italiana appecoronato sulle posizioni della sinistra. Sta di fatto che se un terzo (più o meno, ma più meno che più) degli italiani pensa e vota a sinistra, è pur vero che circa un altro terzo è succube della sua concezione del “politicamente corretto”. È questo il vero problema dell’Italia: tagliare le radici della faziosità nella quale tutte le sinistre si trovano unite. Non sarà impossibile, ma ci vogliono impegno, preparazione e una attività continua.

o o o o o

Restando in materia di comunicazione, mi è venuta in mente la composizione delle squadre di tenutari di trasmissioni salottiere dedicate alla politica. Intanto, è di prima evidenza che si tratta, in media, di persone che si distinguono dalla generalità dei cittadini per essere dotati in misura notevolissima di: 1) ignoranza; 2) rozzezza di comportamento; 3) faziosità; le tre caratteristiche orientate a garantire agli ospiti di sinistra maggior tempo a disposizione, minori disturbi, una piattaforma di informazioni tendenziose quando non esplicitamente false. In proposito voglio fare un esempio: RAI tre la mattina presto, trasmissione Agorà, tenutaria tale Serena Bortone, esempio preclaro della sua categoria.

Per fortuna che tra la gente vera ben pochi hanno tempo e voglia di ascoltare le castronerie che vengono propalate in quelle sedi, altrimenti Renzi e i suoi complici governerebbero secondo le loro aspirazioni, cioè fottendosene di tutti.

Una domanda: siamo obbligati a dare ascolto a questi tangheri? Io dico di no; protestiamo, almeno con lo sciopero del telecomando.

o o o o o

E poi, che dire degli ospiti? Per lo più è gente che, attraverso strade articolate di conoscenze, amicizie, complicità e perfino corruzioni è riuscita a trovare uno straccio di notorietà, e quattro lire per contorno. C’è di tutto: sociologi mandrilli che non hanno da tempo capacità scientifica, giornalisti marchettari, anzianotte di coscia svelta con ragazzette in piena attività, storici che sanno a memoria qualche data ma non hanno mai capito niente di storia, gente che si è fatta scrivere un libro e che lo vuole promuovere per tirar su il necessario per bere, drogarsi o pagare le sue drude, rottami politici in cerca di un qualche recupero, in una parola avanzi di ogni tipo alla ricerca di dare prova della loro esistenza e di qualche euro. C’è chi dice che la situazione è rivoltante, ma tant’è. Ci sarà una soluzione?

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Troppe leggi, nessuna legge

If you have ten thousand regulations you destroy all respect for the law”: è una frase di Winston Churchill, pronunziata in critica del governo Attlee che, secondo le inveterate abitudini dei governi di sinistra, stava inondando l’Inghilterra con una valanga di leggi dirette a distruggere le imprese, la Chiesa, la nobiltà e tutti i cittadini che avessero appena un po’ più dello strettamente essenziale per vivere, oltre che a dedicarsi a una serie di scriteriate nazionalizzazioni: a seguito di quell’alluvione di tasse e di spese, che esondava sul terreno di una economia già duramente provata dalla Guerra, il Regno Unito riuscì a tornare in condizioni di prosperità solo molti anni dopo, per il lavoro di molti governi conservatori. Lo stesso vizio dimostra di avere il governo Gentiloni, così come lo hanno avuto i governi Renzi, Letta, Monti e Prodi. Questi governi, caratterizzati da una considerevole incapacità di risolvere i problemi dell’amministrazione utilizzando i provvedimenti corretti (i provvedimenti amministrativi), crede opportuno risolverli producendo valanghe di leggi, spesso sovrapposte o confliggenti con quelle già in essere.

Fare una nuova legge per risolvere un qualsiasi problema è frutto di ignoranza oltre che di incapacità amministrativa; il farla che sia incomprensibile alla gente comune deriva dal desiderio di gestire il potere della classe dirigente; farla che lasci ampia discrezionalità a coloro che dovranno applicarla risponde solo agli interessi di magistrati e burocrati.

Ritengo che quando furono esposte al pubblico le Dodici Tavole i decemviri legibus scribundis dovevano essere sicuri che, aderendo alle pressioni della plebe, avevano realizzato un sistema che avrebbe consentito a tutti i cittadini interessati di conoscere la legge e controllare sulla sua applicazione. Purtroppo non fu così, e se leggiamo le cronache dell’ultimo secolo della repubblica ci possiamo rendere conto che il rispetto della legge andò in non cale in quanto sostituito dalla frode, dalla corruzione e dalla violenza; praticamente, poco di diverso, nell’efficacia, dalla pubblicazione a valanga, ma che resta semi clandestine, della Gazzetta Ufficiale, che è necessario che ci sia e costituisce un utile strumento per i professionisti, ma non è utilizzata per la conoscenza popolare.

Tornando a noi, voglio ricordare come da molti decenni tutti i governi hanno inserito nei propri programmi l’impegno a disboscare la selva normativa, e come – con l’eccezione solo parzialmente efficace dell’attività di Calderoli – nessuno abbia poi fatto nulla di concreto. Credo che sarebbe il caso di avviare, affidandolo a un gruppo di lavoro di competenti, la selezione tra le norme per predisporre con cadenza annuale l’elenco da affidare al governo perché lo proponga all’approvazione del Parlamento.

Insomma: in Italia ci sono troppe leggi; nessuno finora ha lavorato seriamente per ridurne il numero; e tutto questo contribuisce a determinare uno stato endemico di illegalità che favorisce la diffusione di comportamenti criminosi.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Pillacchere – 5

Così Grasso è il nuovo capo del partito di estrema sinistra. Ha accettato di diventare leader di un partito mantenendo la posizione di Presidente del Senato; io, che ho la mia età, ricordo che i Presidenti dei rami del Parlamento della prima Repubblica, al momento dell’elezione, restituivano la tessera al partito di provenienza. Questo perché, nel loro ruolo, ritenevano necessario non solo essere imparziali, ma anche apparirlo.

Diversa la sensibilità degli esponenti attuali, ma forse anche un atto di sincerità: visto che imparziali non sono, tanto vale non fingere nemmeno di esserlo.

o o o o o

C’era un tempo, neanche troppo lontano, nel quale il ministero dell’Ambiente godeva di una certa autorevolezza; certo non quanto il ministero dell’Economia, gli Interni o la Sviluppo Economico, ma abbastanza. Aveva un buon bilancio, un discreto numero di dipendenti, svolgeva attività che lasciavano una traccia nelle attività amministrativa.

In una decina di anni, ora il ministero dell’ambiente è divenuto un luogo inutile: l’incapacità del ministro, l’inconcludenza e l’ignoranza di amministrazione dei suoi uffici, il calo precipitoso di qualità dei nuovi direttori generali, troppi tra l’altro, rispetto a quelli del passato, l’hanno reso del tutto superfluo. La principale attività del suo inutile ministro – sia chiaro, tutt’altro che inutile al suo padrone bolognese – sta nel collocare nei pochi posti dei quali ancora dispone suoi amici e amici degli amici (SOGESID, ISPRA e poco altro).

A testimonianza dell’inutilità del ministro e del ministero la vicenda dell’ILVA

di Taranto, dalla quale Galletti e i suoi uffici sono sconsolatamente assenti.

I rimpianti sono inutili: nella campagna elettorale, chi vuol essere serio proponga lo scioglimento del ministero dell’ambiente ed il passaggio delle sue competenze alla Presidenza del Consiglio.

o o o o o

Ho accolto con grande soddisfazione la notizia dell’avvio della procedura di trasferimento dell’ambasciata USA in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Il riconoscimento dello stato di capitale della Città Santa ha chiaramente il significato di una presa d’atto di una realtà ineludibile: i rapporti tra i territori dello stato di Israele e quelli dei palestinesi sono quelli fissati dalle guerre che si sono svolte e dai rapporti tra gli stati, non quelli proclamati dall’inutile organizzazione delle Nazioni Unite o richieste dai tagliagole del terrorismo arabo.

Richiamare in dubbio la legittimità della proclamazione di Gerusalemme a capitale dello stato di Israele equivale a non accettare l’esistenza dello stesso stato; e, a mio parere, chi ha questa idea è indegno di essere chiamato un uomo civile.

o o o o o

Solo un demente potrebbe esprimere soddisfazione per come è andata questa legislatura; iniziata con la sorpresa per i molti voti del PDL, i pochi del PD e l’exploit dei grillini, è proseguita con l’inadeguato governo Letta, ha poi trovato il suo acme con il governo Renzi, immerso nella melma del malaffare e dei conflitti d’interesse, per concludersi con il pallido e quasi vergognoso di esistere governo della larva Gentiloni: una storia tutt’altro che brillante.

Però l’andamento negativo di questi quattro anni e mezzo già trascorsi pare non voglia finire; e così un gruppo di sciagurati spregiatori della vita umana sta tentando – vedremo se ci riuscirà – di compiere il primo passo verso l’introduzione nell’ordinamento della eutanasia. Credo che la mente mal indirizzata dei senatori che si accingono ad approvarlo non riescano ad illuminarsi quel poco che è necessario per capire che, se la legge passerà, saranno tutti complici degli omicidi che, applicandola, verranno perpetrati. Quel che ho detto dà la prova che il livello della politica italiana è ai minimi storici, anche dal punto di vista morale.

 

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Occupiamoci un po’ di botanica

Qualche anno fa nacque, con radici a Firenze, il giglio magico: fiore grande, robusto, con molti petali e lunghe radici; non profumato, piuttosto esalante un certo lezzo di imbrogli, di clientelismo, di dubbia trasparenza nei comportamenti; a differenza dell’omonimo fiore botanico è classificato come pianta saprofaga, che vive cioè mangiando carogne, e si radica nel marciume; che compie anche qualche magia, specialmente nell’evocare dal nulla alcune persone, o nel trasformarle. Così, per esempio, ha tentato di trasformare se stesso in uno statista, una mozzorecchi di provincia in una costituzionalista, una vigile urbana in una giurista, un capetto degli scout in un gestore di flussi economici, e via castroneggiando. Purtroppo per il giglio, nessuna delle magie tentate ha resistito neanche alla più minima verifica, e col passar del tempo il fiore è oggi meno bello, meno rigoglioso: appare un po’ sciagattato, ha perso smalto e brillantezza, qualche petalo è caduto, altri si sono seccati; insomma non è più quello che era.

Nata da molti anni prima del giglio, più modesta ma di assai più lunga durata, la nostra botanica classifica tra le piante saprofaghe anche una “primula petroniana”, che senza dar troppo nell’occhio seguita a mantenere germogli (sempre meno) e radici (sempre più deboli). Come per il giglio, tutto l’essere della primula petroniana è teso a garantire e far crescere il ceppo principale: le singole parti che la compongono ricevono nutrimento e linfa in ragione delle risorse che apportano al bulbo. La caratteristica che ne garantisce la continuità di crescita, oltre alla scaltrezza e al cinismo del capo, è la modestia dell’apparenza: del resto, cosa meglio della poca visibilità e del low profile possono garantire il futuro, in un mondo competitivo come la giungla, senza regole, che garantisce la vita solo a prezzo della vita altrui, come è quella nella quale vivono le nostre piante?

Poiché i miei nipoti studiano le proporzioni, dirò che il giglio sta, per dire, a Renzi come la primula sta, per dire, a Casini; e su quest’ultimo vorrei spendere qualche parola.

Al momento di sciogliersi la Democrazia Cristiana aveva circa un milione e mezzo di iscritti; secondo me, solo un cinquantamila di questi erano veri democristiani, credenti e convinti dei principi e dei precetti della Dottrina Sociale Cristiana e della loro imprescindibilità per definire gli obiettivi di un partito politico cattolico, e per guidare le scelte operative utili a perseguirli: gli altri erano marpioni e/o figli di buona mamma, che cercavano di trovare sistemazione ai propri affari attraverso la partecipazione ad un sodalizio politico importante ed ai legami da esso garantiti. A mio parere Casini non faceva parte del primo gruppo.

Poiché sia il giglio che la primula avevano di se stessi un concetto molto superiore alla loro modesta realtà, erano convinti di poter portare i loro interlocutori sullo stesso giudizio; ma la dura realtà delle cose li sta conducendo ad una fine ingloriosa. La primula, ridotta quasi senza petali e tutta scarruffata, si trova a possedere come tutto patrimonio un ministro incapace, che col suo codazzo di piccolissimi germogli petroniani non conta nulla, come dimostra la sua assenza dal tavolo delle decisioni prese in materie di sua competenza; e ha deciso di chiedere al giglio un minimo di concime per rimanere in vita, rendendogli qualche fiore e qualche frutto. Il concime lo ha avuto, sotto forma di un impegno a farlo rientrare in Parlamento, attraverso la presidenza di una importante commissione di inchiesta, dove fa tutto ciò che il giglio suo benefattore gli comanda per coprire le sue vergogne, e non muove foglia che si discosti, anche minimamente, dalle direttive del giglio.

È così la vita delle piante: ci sono le querce, belle e robuste; gli olivi e gli alberi da frutto, che forniscono i loro frutti; ma ci sono pure gigli e primule, che vivono a scrocco e non hanno un buon odore. Se vi interessano, seguiterò a raccontarvene le storie.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Pillacchere – 4

Non era possibile sorvolare sull’episodio di Como; comunque a sventare questa ipotesi ha pensato la canea di “giornalisti” addetti ai bassi servizi della sinistra. Da giornali e televisioni rimbombano l’indignazione per i rigurgiti di fascismo, la preoccupazione per le sorti future della periclitante democrazia, le richieste di provvedimenti esemplari verso i mascalzoni. I conduttori di trasmissioni politiche spiccano per la loro faziosità. Viene voglia di approvare gli strulli dei cinque stelle, che in televisione vanno solo da soli: per gli ospiti di destra partecipare ad un dibattito in questa sede è come giocare in casa della Juventus: di vincere non se ne parla, del resto anche i cronisti risentono della sudditanza psicologica.

E pensare che gli stessi signori sono soliti limitarsi ad un ruttino di dissenso quando, con maledetta frequenza, si verificano episodi di vera violenza da parte di mascalzoni di sinistra. Gli incendi di negozi, autobus o automobili sono scherzi di ragazzi; l’assalto alle forze dell’ordine è un simpatico giochino; la distruzione, con conseguente saccheggio, di negozi è dovuta a un momento di debolezza; impedire una manifestazione o la presentazione di un libro è una legittima manifestazione di dissenso. Se poi uno degli eversori viene ucciso mentre sta per ammazzare un carabiniere, diviene subito un eroe e un martire, e gli si dedicano vie e piazze.

Questi atteggiamenti, nel loro insieme, configurano con grande chiarezza il reato di favoreggiamento: ma sarà difficile, con la magistratura che ci ritroviamo, che qualcuno intervenga: e del resto, se viene tollerato il reato principale, perché prendersela con i favoreggiatori?

I quali, tanto per ricordarlo, sono coloro che chiamavano i membri delle BR “compagni che sbagliano” e che firmavano l’ignobile manifesto contro Calabresi, o i loro eredi e successori.

o o o o o

Le elezioni si avvicinano, e puntualmente si ravviva l’iniziativa giudiziaria contro Silvio Berlusconi.

Non credo che Berlusconi sia un santo, non ne condivido i comportamenti privati; certamente non è un buon governante, perché si affida a troppa gente di malaffare e a troppi incapaci; ma certo neanche Al Capone o Totò Riina si sono trovati a dover fronteggiare un tambureggiamento di procedimenti penali pari a quello che magistrati felloni al servizio della sinistra hanno intrapreso contro di lui, per altro con scarsità di risultati: su quasi ottanta indagini che lo riguardavano, una sola è finita con una condanna, per di più di assai dubbia limpidezza.

Il rinvio a giudizio di Siena dimostra la cupidigia di servilismo verso la sinistra di una certa parte della magistratura.

o o o o o

Ormai è passato più di un anno dai terremoti in Italia centrale; addirittura dal primo quasi un anno e mezzo. È notizia di oggi 1° dicembre che delle circa quattromila casette necessarie per ricoverare gli abitanti della zona colpita meno di un terzo è stato consegnato ai Comuni di residenza.

È pensare che il governo Renzi aveva preso impegno, confermato dal governo Gentiloni, a completare le installazioni entro l’estate scorsa; un nuovo impegno è stato assunto solennemente in questi giorni dal commissario straordinario Paola De Micheli: le consegne saranno completate entro la fine dell’anno.

Credo che il commissario, una simpatica signora dall’aria (e dalle competenze amministrative) di una buona casalinga della campagna emiliana, abbia mentito sapendo di mentire. Cercherò comunque di tenervi al corrente della puntualità del governo, che se si verificasse costituirebbe una novità e una grossa sorpresa.

Parlando più in generale, questa vicenda conferma ancora una volta l’incapacità dei politici attuali – in particolare della sinistra – di gestire gli apparati amministrativi: da cui lo strapotere assunto dai burocrati, che si trovano ad avere a che fare con superiori incapaci di dare direttive e di controllare il loro operato.

Insomma, una ulteriore conferma della scarsezza della classe politica di oggi, che il diritto amministrativo non lo conosce e non lo vuole studiare; e, a giudicare dalla riforma confezionata dalla Boschi e bocciata dal referendum, non conoscono e non vogliono studiare neanche il diritto costituzionale.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento