L’organizzazione del ministero dell’ambiente – II La vergogna delle super indennità esentasse ai magistrati

A suo tempo, su altra pubblicazione, avevo dato conto di un imbroglio organizzato al ministero dell’ambiente per far approvare un decreto di gabinetto illegittimo attraverso l’indebito intervento di e su funzionari della Ragioneria Centrale. Le notizie erano vere, e probabilmente anche a seguito della pubblicazione l’iniziativa abortì, e a distanza di oltre quattro mesi dalla sua entrata in carica Galletti non dispone di uffici di diretta collaborazione legittimamente in carica. Non ha un gabinetto legittimo né una segreteria regolarmente composta. C‘è da chiedersi come mai la Corte dei Conti non sia ancora intervenuta a carico dei dipendenti di altre amministrazioni che, senza alcun legittimo provvedimento, non prestano servizio presso i loro uffici e vanno a lavorare, in piena irregolarità, per il ministro dell’ambiente. Tra l’altro, nessuno dei dipendenti che si trovino in questa situazione potrebbe ricevere la retribuzione dovuta; e, se la ricevesse, si tratterebbe di una grave irregolarità, configurandosi non solo il danno erariale, ma probabilmente anche una situazione di illecito penale per distrazione di fondi.

E pensare che, allo scopo di proteggersi da simili spiacevoli situazioni il Galletti nazionale si era anche assicurato la presenza nei suoi uffici – illegittima in quanto non contemplata dal regolamento del ministero allora vigente – di ben sette magistrati, che specialmente nel momento in cui il Presidente del Consiglio tuona contro i fuori ruolo non sono affatto pochi. Proprio l’irregolare presenza di magistrati nell’ufficio di gabinetto, oltre ai costi eccessivi, era stata motivo di intoppo alla registrazione del relativo decreto, già richiesta almeno due volte.

Ma finalmente gli uffici ritengono di aver trovato la soluzione di tutti i problemi loro e del ministro. Il 10 luglio (ieri), all’estremo limite di una facoltà che scadrà il 15 luglio, il Consiglio dei ministri presieduto da Renzi ha approvato una schema di DPCM comprendente norme sulla riorganizzazione del ministero dell’ambiente e degli uffici di diretta collaborazione. Per quanto riguarda l’organizzazione complessiva, mi riservo di (ri)parlarne in un momento successivo; oggi voglio esaminare alcuni aspetti delle norme relative agli uffici di diretta collaborazione.

Della preparazione del provvedimento si sarebbe occupata la Dottoressa Miriam Lanza, in pectore vice capo di gabinetto vicario, dipendente del MEF, dove è una “protetta” dalla dottoressa Ines Russo, Ispettore Generale della Ragioneria.

Come è noto, per la Ragioneria sono tutti uguali, ma taluni sono più uguali degli altri: per questo tra le due signore sarebbe stata concordata la registrazione del provvedimento, nel merito del quale entrerò tra poco; il tempo per informarvi che, oltre al protettorato sulla Lanza, la Russo ha anche un’ottima conoscenza del ministero,in quanto a suo tempo vi fu responsabile della Ragioneria Centrale: in quella veste si distinse per esibizioni di pignoleria che ai maligni fecero sospettare una ostilità preconcetta verso i vertici politici di allora, o comunque preoccupazioni non istituzionali.

Tutto ciò premesso, occorre notare che non era mai successo che l’ordinamento del ministero e quello degli uffici di diretta collaborazione fossero compresi in un unico atto; che finora per i membri degli uffici di diretta collaborazione erano state previste tre fasce retributive con un massimo compenso di 1.000 euro mensili, mentre il testo in esame prevede cinque fasce, tra cui per la prima, riservata a 6 unità di personale (i magistrati tanto cari a Galletti?), è prevista una retribuzione netta aggiuntiva di ben 2.500 euro mensili; per la seconda fascia (7 unità: volete vedere che saranno i favoriti di Galletti?) la retribuzione, sempre netta aggiuntiva, di 1.500 euro netti; per la terza (36 unità) di 1.000 euro netti aggiuntivi, corrispondenti alla massima indennità finora corrisposta; per la quarta fascia (34 unità) di 800 euro netti aggiuntivi; per la quinta (i 7 più sfigati) di 500 euro.

Resta da dire che i decreti di gabinetto entrano in vigore dal giorno dell’entrata in servizio dl ministro, e che tale principio si vuole applicare anche nel caso attuale. Attenzione, però! Poiché il regolamento attuale non prevede la presenza di magistrati all’interno degli uffici, il compenso sarà legittimo solo a partire dall’entrata in vigore del nuovo regolamento. Del resto, lo stesso Pecoraro Scanio, che non era un mostro di correttezza amministrativa, inserì dei magistrati tra i suoi collaboratori, ma qualificandoli come consulenti. Pecoraro Scanio o qualche suo collaboratore appena appena informato (pochi, ma qualcuno ne aveva).

Per concludere, la norma utilizzata per poter approvare questo atto giustifica la possibilità di modificare i regolamenti con procedura “semplificata” solo per motivi di maggiore risparmio: ci si sarebbe aspettata, quindi, una diminuzione di costi. Sono sicuro che chi farà i conti scoprirà che i costi, invece di diminuire, saranno aumentati, e non poco, e soprattutto per garantire ai magistrati, che già guadagnano molto, un trattamento aggiuntivo netto pari a due volte e mezzo lo stipendio medio degli italiani. Alla faccia della crisi, della disoccupazione e della spending revue.

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