I dorotei e i campionati mondiali di calcio

Ai primi di marzo del 1959, in una riunione che doveva preparare il Consiglio Nazionale la corrente democristiana di Iniziativa Democratica si spaccò sul mantenimento o meno del potere assoluto di Amintore Fanfani sul Partito. Gran parte dei dirigenti della corrente scalpitavano, ritenendo chiusa ogni prospettiva di crescita personale finché egli rimanesse segretario e il sistema maggioritario interno garantisse a lui tutto il potere; in verità Fanfani in quel momento non aveva cariche ufficiali, dato che si era dimesso dalla segreteria, dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero degli Esteri a seguito di indiscrezioni sui rapporti tra Italia e Vietnam del Nord provenienti da uno stretto familiare, e il Consiglio Nazionale doveva decidere se accettare o respingere le sue dimissioni dalla segreteria: da tutte le cariche governative era già fuori. La maggioranza decise di accettarle.

Poiché la riunione ebbe luogo nel convento delle suore di Santa Dorotea, gli scissionisti vennero chiamati “Dorotei”.

Oggi non mi interessa la storia, ma quello che essa può insegnarci. Nel caso, l’insegnamento è legato ai fatti successivi: l’elezione di un segretario (Moro) che considerava il potere come qualcosa da gestire innanzi tutto al fine di perpetuarlo; le linee di movimento della DC sempre meno identificate; il non tenere fermo se non su quei pochi principi che fossero veramente irrinunciabili; soprattutto la logica della commistione e del consociativismo, prima dentro il Partito, poi nelle istituzioni. Con la nascita dei dorotei morì la Democrazia Cristiana di De Gasperi, della quale Fanfani era l’incarnazione e l’erede.

Con il termine “doroteismo” si caratterizzò, e si caratterizza, un atteggiamento tendente alla conciliazione tra tutte le forze in campo, che riconosca ad ognuno qualcosa purché stia nell’accordo; il formare un gruppo di decisione fondato sul più grande rispetto dei soggetti più potenti, e operante secondo metodi massonici o mafiosi. Visti i fatti più recenti, “doroteismo” significa anche – o almeno presuppone e porta con sé – sconfitta e disastro.

È proprio in questo senso che la spedizione italiana ai mondiali del Brasile è stata una spedizione dorotea. Grande immagine di concordia a coprire gelosie e rivalità; scelte fatte solo negli interessi degli amici e degli amici degli amici, prescindendo dalla qualità e dal merito (ricordate taluni ministri dorotei?); nessuna capacità di comando da parte dei responsabili formali, che in effetti erano solo dei portavoce di decisioni già prese altrove; e via dicendo.

L’immagine plastica di questa situazione era il povero (per la verità non troppo, visto lo stipendio) Prandelli, con i suoi occhi che già da prima della sconfitta sembravano da allodola presa nella rete, privi di un sia pur minimo lampo di determinazione. A lui faceva pendant, sempre ex ante, il Presidente Abete dall’aria incerta e confusa: due immagini sconfortanti, che facevano facilmente prevedere l’esito dell’avventura; se poi pensiamo che a Presidente del CONI c’è Malagò, che così brillantemente ha gestito i mondiali di nuoto, il quadro è completo e le previsioni ancora più facili.

Non voglio entrare nell’analisi dei singoli giocatori perché non mi sento all’altezza, ma mi permetterete di chiedermi cosa ci facevano nella rosa tre giocatori di un Torino arrivato in Europa solo scippando il Parma; o Chiellini che ormai è in grado di difendere solo all’arma bianca: poiché gli arbitri internazionali non hanno il complesso Juventus come i nostri, Chiellini è stato totalmente assente dalle fasi importanti di gioco. Siamo tornati subito a casa, con le pive nel sacco e con una brutta figura epocale.

Ed ora? Abete e Prandelli se ne sono andati: Malagò che aspetta?

 

P.S.: lasciamo da parte il calcio, e torniao su Fanfani. Avendolo conosciuto bene, posso dire che in verità era un uomo straordinario. Mutatis mutandis, Renzi ha qualcosa di Fanfani: non l’intelligenza, non la cultura, non la visione di lungo periodo; ma la fiducia in sé stesso si. Speriamo che arrivi anche il resto, e che non avvenga come per Berlusconi, che arrivò in politica da decisionista e poi di decisioni non ne ha presa neanche una valida, bloccato come è stato da un gruppo di marpioni che pensavano, e pensano, solo agli affari propri

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