Animali e pezzi d’animale

In periodo di ottuso animalismo imperante, sarà forse opportuno ripeterci e ripetere qualche ragionamento sull’intelligenza e la personalità degli animali. Cos’è l’intelligenza, e in cosa si differenzia dall’istinto? Etologia e filosofia convengono nel definire istinto la capacità di reagire, innata o geneticamente trasmessa, a situazioni tipiche che vengano ripetendosi; e intelligenza quella dote che permette di affrontare e superare situazioni nuove, mai prima conosciute. Sulla base di queste definizioni, dalle quali discende anche che solo l’essere dotato di intelligenza è in grado di conoscere, utilizzare e ricordare concetti astratti, si comprende quale sia la vera differenza tra uomo e animali; che, per andare alle brevi, non può essere misurata secondo criteri quantitativi. L’uomo non ha il 200 o il 1000 per cento dell’intelligenza di un altro animale; l’uomo ha capacità qualitativamente diverse – e pertanto non confrontabili in termini numerici – rispetto a qualunque animale. Tra le capacità intellettive di uno scarafaggio e quelle di uno scimpanzé bonobo c’è una differenza di quantità; tra il bonobo e l’uomo è diversa non la quantità, ma la qualità dell’ingegno. Da questo punto di vista, il bonobo è più simile allo scarafaggio che all’uomo. Come non si può fare un conto unico tra mele e pere, così non si può paragonare la capacità intellettiva del bonobo e dell’uomo, semplicemente perché sono cose diverse.

Discende direttamente ed immediatamente da queste considerazioni la conseguenza che non ha senso applicare agli animali le categorie che appartengono all’uomo, per esempio quella di diritto.

Parlare di diritti degli animali costituisce prova inoppugnabile dell’insipienza di chi lo fa. Equivale a dire che luna e pallone da calcio sono la stessa cosa, in quanto tutte e due approssimatamente sferiche. Una semplice verifica empirica, operata in buona fede, ci dirà che non è così.

Ecco, il problema è questo: la buona fede.

Il grande etologo Conrad Lorenz, che sviluppò approfonditi studi sull’aggressività, sintetizza così il problema dei rapporti tra sostenitori di posizioni contrastanti: “… allo stadio dell’entusiasmo militante … le opinioni contrapposte perdono … il proprio contenuto di verità …”. Lo perdono solo perché l’opponente non lo riconoscerà mai, non perché esso vada effettivamente perduto. La verità esiste, è uguale a se stessa ed è conoscibile da chi la cerchi con mente correttamente formata ed adeguatamente informata. Applicando questa regola, avremo come risultato del ragionamento in oggetto la conferma che la differenza tra animali e uomini non è quantitativa, ma qualitativa. Proprio ciò che gli ambientalisti non ammetteranno mai.

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