Sammontana? Ignoranza e cattivo gusto

A partire dagli anni 50 e fino a poco tempo fa la televisione (ma potremmo dire: la RAI) svolse un importante lavoro per l’unificazione del linguaggio. Quando la televisione iniziò le sue trasmissioni, l’ottanta per cento degli italiani parlava soltanto il dialetto, e quasi il quaranta per cento non capiva l’italiano. Poi una stuolo di “signorine buonasera”, di lettori di telegiornali, di attori, di trasmissioni, la cui pronunzia e sintassi venivano strettamente controllate, cominciarono a indurre nella mente della gente quale fosse il giusto giro di frase, e la pronunzia corretta. Anche le pubblicità erano sottoposte a rigidi controlli: solo alcuni politici venivano esentati dall’obbligo di pronunziare correttamente; gli anziani ricordano ancora, tra gli altri, il battagliero onorevole Covelli col suo “nazzzionalizzzazione” (almeno sette zeta, tutte durissime) e il più bonario Nenni, dalla pesante calata romagnola. Pian piano, in alcuni anni, si arrivò ad una sostanziale comune correttezza di lingua tra tutti i cittadini; ci si cominciò a capire da Bolzano a Catanzaro, da Venezia a Sassari.

Riprendendo un modo di dire popolare, G. G. Belli diceva: “Passò cquer temp’Enea!”. Passò quer tempo, ed oggi solo le presentatrici, e neanche tutte, mantengono forme di correttezza sintattiche e di pronunzia. I notiziari, detti da “giornalisti” (ma non sarebbe meglio che ognuno facesse il suo? Se dicono di essere giornalisti, facciano il loro mestiere, evitando di offendere i nostri orecchi con le loro orribili favelle); trasmissioni di tutti i tipi e di tutti i generi, condotte in lingue stranissime e assolutamente nuove, senza una vocale pronunziata nel modo giusto (aperte quelle che dovrebbero essere chiuse, e viceversa).

E, da ultima, la pubblicità. Che si è presentata pesantemente, con un lungo messaggio della Sammontana per i suoi (ottimi, del resto) gelati cinque stelle, nel quale non una vocale viene pronunziata in modo corretto.

I gelati son buoni, ma dato che bisogna anche dare dei segnali, non li comprerò né per me né per i miei nipoti.

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