Il governo Renzi? Cominciamo dalle ministro

Mano a mano che mi sento la spinta e l’interesse a farlo, sto raccogliendo osservazioni, appunti e spunti sui ministri dell’attuale governo; spero che entro l’estate sarà completata la pubblicazione delle note relative ai singoli membri di governo. Oggi voglio cominciare con un ministro di genere femminile: Maria Anna Madia, ministro per la “Semplificazione e pubblica amministrazione”.

Ho detto “ministro di genere femminile” perché in italiano è corretto definire al maschile chi ricopre una funzione o una carica pubblica: le parole ministra, sottosegretaria, sindaca o simili non esistono. Allora chi voglia parlare italiano dirà: “Il sindaco di Roma, onorevole (o dottore, o quant’altro) Filumena Marturano ha dichiarato …”, “Il presidente del Senato, (come sopra per i titoli) Adelaide Sciacquapò ha presieduto …”. In analogia col francese, il titolo al femminile (presidentessa, generalessa, ecc.) va riservato alle mogli (o ai mariti, per la parità di genere) dei titolari dei singoli incarichi. Ricordo che le regole della lingua non possono essere scritte o modificate né da giornalisti, né da autorità politiche o civili, neanche da quelle che fossero dotate di complessi di Napoleone (o di Giuseppina) più o meno giustificati. E con questo dichiaro chiuso il caso, e non intendo occuparmi più di questa questione da debilitati psichici, neanche di fronte ad avversa presa di posizione dell’Accademia della Crusca.

E torniamo alla nostra Maria Anna Madia, ministro per la “Semplificazione e pubblica amministrazione”.

La Semplificazione e pubblica amministrazione si chiamava Funzione Pubblica prima della manìa dichiarativa di Renzi, non del tutto convinto che la gente dia per scontato il suo possesso dell’italiano (del resto, con l’inglese …); è la funzione chiave per la gestione della macchina burocratica, dato che definisce termini e condizioni per lo svolgimento delle attività dei funzionari e degli uffici pubblici: proprio quello che il presidente ha dichiarato (giustamente, almeno stavolta) essere il punto chiave per modificare la macchina pubblica, e intanto per farla funzionare.

Non per nulla la struttura è stata, per lunghissima tradizione, la tana nella quale si sono appiattati i membri più incalliti dell’onnipotente casta degli alti burocrati, e dalla quale sono usciti i pareri più vergognosi e le decisioni più viziate per garantire ai membri della cosca i più sordidi, illegittimi ed immeritati privilegi. Non si vede come potrà fare la poveretta, inviata nella fossa dei leoni, a raggiungere qualche risultato, o anche a uscirne viva, almeno politicamente.

Quanto ad essere marpioni, nell’ufficio almeno uno ce ne è: il sottosegretario Angelo Rughetti, per lunghi anni segretario generale dell’ANCI e, in quella veste, esperto di mediazioni tra rapporti di forza ed interessi. L’impressione che viene riportata dall’esterno è che il vero ministro sia Rughetti, sveglio già a vederlo e ricco di un’esperienza anche di rapporti con i sindacati, piuttosto che la ministro (formale) Madia, con la sua aria da Alice nel Paese delle Meraviglie e dotata (dotata?) di un curriculum assai poco sostanzioso. Al quale fa da contrappeso quello del Capo dell’Ufficio Legislativo Bernardo Mattarella, (74 pagine, e anche ben confezionate!) che per motivi storici e di famiglia a trattare con i marpioni senza scrupoli e motivati è ben avvezzo. Vedremo chi la vincerà, nello scontro facilmente prevedibile tra Rughetti e Mattarella. Io do vincente il primo, ma i siciliano non sono ossa facili da rodere.

Ah, dimenticavo. Cosa è stato fatto finora a Palazzo Vidoni? Le linee guida per la riforma: e vi pare poco?

Come avete visto, estrema sintesi. Proseguo nei prossimi giorni; oggetto: il Ministero degli Affari Esteri, proprio quello che fu guidato dal Conte Carlo Sforza, da Amintore Fanfani, da Aldo Moro e da Giulio Andreotti, e che ora viene gestito (gestito?) da Federica Mogherini, con rispetto parlando. Si andrà avanti con l’ambiente e tutti gli altri. A presto.

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