Acqua: consumi, chiacchiere e castronerie

La disponibilità di acqua potabile pro capite nel medio impero era, a Roma, superiore a quella esistente oggi per i romani moderni. E non è a dire che fossero pochi: si trattava di una popolazione compresa tra uno e due milioni di abitanti, poco minore di quella attuale. Questo per dire che le grandi civiltà si sono sviluppate solo avendo acqua disponibile in quantità abbondante, e hanno saputo garantire la disponibilità di questo bene importantissimo alle loro popolazioni. Oggi in tutti i Paesi sviluppati c’è acqua disponibile, di buona qualità, in quantità sufficiente a garantire l’uso umano.
Tutto questo nonostante lo spreco che dell’acqua fanno gli agricoltori. A questo proposito gli autodefiniti ambientalisti (in Italia Legambiente, WWF, Greenpeace e una pletora di soggetti che, come quelli, si dedicano a succhiare denaro pubblico o comunque altrui, con le scuse più varie) parlano molto spesso di acqua, prevedendo una gravissima crisi idrica di qui a qualche decennio e invocando, per evitarlo, un abbassamento del livello di vita, ma non parlano mai dei loro complici delle campagne.
Una prima notazione di carattere generale: tutte le previsioni catastrofiche formulate nei decenni da questi menagramo, iettatori, gufi o come li volete chiamare, sono come le promesse di Renzi: vengono annunziate con tutte le loro scadenze, ma l’avveramento – per qualche motivo – è sempre rinviato. Se pensiamo che gli antenati di costoro negli anni ’60 del secolo scorso prevedevano l’esaurimento degli idrocarburi disponibili ben prima del duemila, capiremo quanto siano affidabili le previsioni dei male auguranti. A proposito di acqua, c’è stato anche chi ha predetto entro il 2010 guerre per il suo controllo tra i Paesi in via di sviluppo: non che guerre non ce ne siano state e non ce ne siano, ma tra i motivi il controllo dell’acqua non mi risulta esserci, checché ne dica qualche antisemita nazisteggiante.
Seconda osservazione: gli agricoltori consumano – in Italia, oggi – circa il 70% dell’acqua che va in circolazione, pagando per l’uso un prezzo neanche nominale. Tra l’altro, risulta che di quel 70% circa il 60% vada disperso senza alcun beneficio per le colture: quindi oltre il 40% di tutta l’acqua italiana bagna la terra, ma poi va direttamente in vapore, senza svolgere alcun effetto. Altro che rubinetti mal chiusi, bagni in più e canottiere e mutande sporche: sta lì il vero spreco; e nessuno fa nulla per impedirlo o almeno ridurlo, perché risolvere il problema richiederebbe modesti investimenti, per impedire i quali la proverbiale taccagneria dei contadini è pronta a scatenare la guerra termonucleare. Ma da quando degli irresponsabili ne controllano le principali organizzazioni, i coltivatori sono schierati, sui temi ambientali e sugli interessi che ne conseguono, con gli ambientalisti; e allora le suddette organizzazioni invitano ad andare in giro con le mutande sporche, ma non fanno parola degli sprechi di acqua del settore agricolo.
So benissimo di aver toccato solo di sguincio un problema grave, ma state tranquilli che ci tornerò. Oh, se ci tornerò: per parlare della disinformazione che regna in materia, di chi (vedi il referendum, Vendola, Grillo e Di Pietro) alza qualche voto a danno degli insipienti, dei soggetti titolari delle gestioni idriche che ci inzuppano il pane a favore del sistema economico e di potere degli ex (?) comunisti, degli organi di controllo e di tante altre cose. A presto!

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