La carica dei raccomandati – 1

Cercavo di seguire nei giorni scorsi una trasmissione su “Rai storia”. Più che un canale televisivo “Rai storia” è un’occasione clamorosamente mancata dalla Rai e dal suo direttore Minoli: invece di parlare di storia e trasmettere documentari seri, vengono per lo più riproposte antiche trasmissioni rigorosamente orientate a sinistra e cascami di pseudo cultura dell’inutile; non escludendo, evidentemente, la presenza in funzione di commentatori di cosiddetti storici che avrebbero dovuto studiare gli argomenti che sono chiamati a commentare, ma che troppo spesso parlano di ciò che non conoscono.

Mentre guardavo una trasmissione su questa rete, ho avuto un soprassalto: mi è comparso uno zombie, un cadavere non risparmiato dal tempo e dissepolto dopo un lungo processo di putrefazione. Sarà anche stato funzionale alla trasmissione, ma, col suo solito aspetto da tentativo malriuscito di vamp sciagattata e lunghi capelli rossi, improvvisamente mi è apparso un lemure, che ripeteva l’icona volgare e alquanto repellente a suo tempo sfoggiata da Milva, la pseudo cantante pseudo musa di pseudo intellettuali aggiogati al carro del Partito Comunista, e caratterizzati dalla funzione di utili idioti. O, comunque, di idioti.

Un filmato di almeno vent’anni fa o più, con la solita musica volgare ed eseguita grossolanamente che Milva e i suoi promotori ci hanno propinato per anni.

È venuta automatica la domanda: come mai costei, con tanti altri ugualmente poco o nulla qualificati, è potuta rimanere per decenni ad alto livello nel circuito degli spettacoli, delle televisioni, dei festival? Come mai ha potuto vendere un numero di dischi spropositato rispetto al valore di quel che c’era registrato sopra? Come mai ancora, a distanza di decenni dal periodo del suo “fulgore” vengono conservati e riproposti passaggi e brani dei quali il tacere sarebbe bello?

Ma soprattutto: perché a suo tempo fu garantito il successo, più o meno grande a seconda dei casi, a tanta gente che assolutamente non lo meritava?

Quali erano i meriti artistici o musicali degli Inti Illimani? Perché ci venivano proposte, con presentazioni e critiche sempre entusiastiche, continue visioni di noiosissimi lavori del diarroico e conformista regista Eizenstein o del sedicente drammaturgo Bertolt Brecht? Certo, per Brecht una spiegazione non trascurabile può trovarsi (mi par di ricordare) nel possesso dei diritti per le sue opere, gestito da Giorgio Strehler; e questo aspetto economico può spiegare molte cose; ma oltre a quella direttamente economica la contropartita più interessante percepita dal sistema “culturale” comunista è il ritorno pubblicitario. Edoardo Bennato in “Sono solo canzonette” spiega bene il meccanismo.

Sta di fatto che il dominante pensiero unico ci ha fatto ingoiare per diversi decenni personaggi di scarsa qualità, capacità e talento, creando intorno agli stessi un complesso di valutazioni positive assolutamente ingiustificate ed immeritate. Il conformismo piatto e senza eccezioni del sistema delle comunicazioni di massa ha poi canonizzato i giudizi, sui quali non è più stato accettato che si esprimessero dubbi o perplessità.

Ha ben funzionato anche il sistema di sanzioni e ricompense: premi (soldi, carriera, considerazione) per i conformisti allineati, mentre chi avesse espresso giudizi divergenti da quelli ufficiali si sarebbe esposto a critiche negative, prese in giro e dure reprimende. Il sistema, occhiutamente applicato, spiega tra l’altro come e perché, in campo giornalistico, si siano sviluppate le carriere pavimentate di elogi servili e immeritati del mediocre Enzo Biagi e del bilioso e filoterrorista Giorgio Bocca.

I nomi dei quali – è evidente – costituiscono solo un esempio; per così dire essi sono i capofila di una lunga teoria di persone considerate al di là del proprio valore e osannate senza merito per il semplice fatto di essere servi del sistema di potere del PCI e dei suoi satelliti, e di comportarsi come tali.

Voglio qui lanciare a chi mi segue una richiesta di collaborazione: chiunque abbia notato nel tempo una carriera a suo parere ingiustificata, promozioni spropositate, carriere incomprensibili, potrebbe comunicarmeli (tognipaolo@gmail.com), per costruire insieme un abbozzo di catalogo dei mediocri promossi per motivi politici. In qualunque settore: musica seria e meno seria, spettacolo, giornalismo, arti figurative, cinema, letteratura, saggistica; potremo insieme mettere giù un piccolo elenco di persone che sono state aiutate dalla politica a raggiungere mete immeritate.

Naturalmente l’iniziativa vale non solo a livello nazionale, ma globale. Per avere le prime risposte internazionali basterà scorrere l’elenco dei Premi Nobel, un tempo distinzione di prestigio ed oggi ridotto ad essere assegnato a falliti politici che speculano sui timori altrui come Al Gore, a guitti – geniali, ma sempre nulla più che guitti – come Dario Fo, e a truffatori comprovati come il gruppo di lavoro dell’IPPC.

Insomma, buona caccia! Selvaggina ce ne è a iosa, si tratta solo di individuarla e stanarla. Poi a far accorgere tutti che il re è nudo basterà la voce di un ragazzino.

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