La madre dei cretini è sempre incinta – 5

E insistono. Sono almeno due secoli e mezzo che c’è in giro gente che calcola insufficienti le risorse disponibili sulla Terra per garantire il mantenimento della popolazione. Non servono a nulla le prove che i loro calcoli (tutti i loro calcoli) e le loro previsioni (tutte le loro previsioni) sono sbagliati, che premesse e conclusioni contrastano con la realtà; non serve a nulla neanche elencare le smentite che hanno incassato dalla realtà delle cose da quando Malthus fu il primo a propagandare la tesi catastrofista. Da allora tanti altri ne hanno seguito le tracce: nessuno ha fatto previsioni giuste, tutti hanno preso cantonate, ma la gente che li considerava oracoli non ha affatto tenuto conto dei loro drammatici errori: credo si tratti di una sorta di cupio dissolvi che porta a credere al peggio.

Così, per esempio, Aurelio Peccei e il suo Club di Roma alla fine degli anni ’50 dello scorso secolo annunziarono con certezza che gli idrocarburi si sarebbero esauriti prima del 1970. C’è ancora chi considera Peccei un oracolo, nonostante l’imbecillità dell’affermazione risulti ormai patente e super certificata, se pensiamo che le riserve accertate di idrocarburi sono oggi molto maggiori di quelle accertate ai suoi tempi. E che dire della Commissaria europea Bruntland, firmataria di un rapporto che ha il suo nome e che io suppongo ella abbia sottoscritto con una croce, viste le corbellerie da analfabeta che contiene.

Di catastrofisti pelosi ce ne sono stati molti altri, anche trascurando i minori e i minimi di casa nostra (per dire: Fulco Pratesi, Ermete Realacci, Edo Ronchi, con rispetto parlando Alfonso Pecoraro Scanio e via andando). Si tratta di moltitudini di persone che hanno proclamato essere verità assolute quelle che erano invece solenni castronerie, e che non hanno mai neanche preso in esame la possibilità di ammettere i loro errori o perlomeno di confrontarsi con la realtà in territorio neutro. Viene da dire: un motivo ci sarà. Ed un motivo c’è: il catastrofismo è una miniera d’oro per coloro che abbiano deciso di viverne, di promuoverlo per sfruttarlo.

Il meccanismo è tutto sommato semplice: creare il problema e agitarlo in maniera forsennata; imporre lo stanziamento di fondi cospicui da utilizzare per risolverlo; gestire questi fondi. Poco importa se il problema non esiste, e quindi non sarà risolto (ma nemmeno affrontato con serietà nei suoi punti nodali): il risultato di far vivere organizzazioni parassitarie e di arricchirne di soldi e di potere i gestori è raggiunto.

Su questo schema è stata impiantata, e sta egregiamente funzionando, la più grande truffa della storia dell’umanità: l’origine antropica del riscaldamento terrestre e la lotta al cambiamento climatico. Si tratta di centinaia di miliardi di dollari l’anno che gli stati avviano al percorso sopra accennato seguendo obiettivi inconsistenti, senza nessun motivo valido e nessuna speranza di risultato.

Ma ultimamente è stato creato un altro fantasma: il consumo delle risorse disponibili. È stato strombazzato in questi giorni da un’organizzazione che non gode di alcuna seria considerazione, tale “Global footprint network” un “Earth over shoot day”, cioé il momento in cui avremmo consumato tutte le risorse venute in disposizione per l’anno in corso senza incidere sulle riserve non rinnovabili: secondo questa ipotesi gli ultimi quattro mesi dell’anno ci vedranno consumare risorse ancora da produrre, con la conseguenza che ben presto le risorse disponibili sulla Terra si esauriranno. Ci si allinea, cioè, sulle previsioni di Malthus, Peccei, Bruntland e simili castroni infrociatori.

La notizia ha riportato un risultato mirabolante sul circuito delle comunicazioni di massa: praticamente non c’è testata che l’abbia bucata. Si conferma ancora una volta che la madre dei cretini è sempre incinta, e che per la nascita di un milione di cretini (dato approssimato) nasce un marpione destinato a prosperare mungendoli.

Evidentemente, come nelle previsioni di cui è figlia, anche l’ipotesi del “Green footprint network” è destinata a fallire, non prima però di avere determinato una ridda di attività assolutamente inutili e aver prodotto a favore dei promotori un cospicuo flusso di finanziamenti provenienti da tanti creduli e terrorizzati babbei.

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N.B.: “Infrociatore” è un neologismo di ispirazione romanesca che indica chi è solito “infrociare”, cioè andare a sbattere producendosi gravi danni. Si può usare in senso letterale o, come nel caso, figurato.

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