Violenti, antidemocratici e imbecilli

L’islam è una religione importante per numero di adepti e per i territori nei quali viene praticata. Lo è da alcuni secoli. Ha la particolarità di avere radici culturali in un humus da sempre assai poco sensibile alla dignità della donna ed al valore della vita umana. È proverbiale la crudeltà dei trattamenti previsti per i violatori delle norme e per chi non ne rispetti i precetti. Costituisce obiettivamente – con le rare eccezioni che esistono in ogni fenomeno sociale – una brutta, inaccettabile regressione rispetto al tasso di civiltà apportato alle civiltà occidentali dal cristianesimo. Maometto sarà anche l’uomo buono e comprensivo di cui si parla, ma i suoi seguaci non sono né buoni né comprensivi, e si sono sempre posti al di fuori e contro le forme di civiltà generalmente accettate. Per di più, i territori controllati dall’islam hanno popolazioni arretrate, che arrivano ad avvalersi dei ritrovati del mondo civilizzato solo con ritardi temporali lunghissimi, e talvolta lo fanno in modo singolare.

Con buona pace di chi sostiene il contrario, ritengo che questa situazione sia perenne e forse immutabile, e che non sia esistita un’epoca o una circostanza in cui lo stato di cose sia stato diverso da quello sopra descritto: l’islam non ha apportato nessuna elaborazione originale e utile all’occidente. Oggi, di fronte a ripetuti atti di inciviltà sanguinaria, praticamente non esistono nell’islam voci che si levino a condannarli: la differenza tra mussulmani sanguinari e mussulmani civilizzati semplicemente non esiste.

Mi chiedo e chiedo: che senso hanno gli appelli al dialogo e alla comprensione lanciati da certi ambienti italiani e occidentali, i quali, guarda caso, sono gli stessi che si sbattevano per risolvere attraverso la “comprensione” il problema posto dal terrorismo di quarant’anni fa?

Quali possono essere i motivi di questo atteggiamento? Credo che ci siano varie risposte possibili a questa domanda: per chi è pervaso da rabbia generalizzata potrebbe essere un ribellismo di fondo che pervade spiriti incivili e stimola alla solidarietà con gli assassini; per i rottami dei regimi totalitari potrebbe essere dosi troppo elevate di antidemocrazia e di antiamericanismo; in alcuni casi la base di questo comportamento potrebbe essere l’imbecillità galoppante che affligge chiunque ritenga di poter arrivare a modificare le cose con la propria buona volontà; non dobbiamo considerare assenti da questa sindrome le pulsioni razziali. Si tratta, alla fine, dello stesso brodo di coltura dell’antisemitismo.

Non è possibile né lecito tenere un atteggiamento possibilista verso gli assassini islamici se nella propria psiche non siano presenti tutte le componenti accennate, sia pure in misura variabile. I nostri amici filo islamici sono quindi, a mio parere, violenti, anti democratici, imbecilli e razzisti: la somma di belle qualità che a suo tempo caratterizzò i fiancheggiatori, palesi ed occulti, del terrorismo.

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