Le attività truffaldine degli enti locali: sprechi e ruberie delle loro inefficienti società

Con una certa sorpresa la stampa ha riportato la notizia della voragine nei conti delle partecipate degli enti locali. Stupisce lo stupore, perché che il sistema fosse marcio chi voleva saperlo lo sapeva, ed era ignoto solo a chi non voleva sapere. Come è ignoto solo a chi non vuol sapere che, al di là dei bilanci disastrosi, c’è nel settore un marciume che deriva dal motivo ultimo per il quale questi soggetti sono stati istituiti e vengono mantenuti: il finanziamento ai partiti – specie il PCI-PDS-PD, ma anche gli altri che abbiano voce in capitolo negli enti di riferimento – ed il mantenimento di vecchi arnesi, di parassiti incapaci e persone immeritevoli, senza arte né parte. Da questa situazione derivano acquisti inutili a prezzi altissimi, promozioni a prescindere dal merito, disservizi di ogni tipo.

Quando qualcuno ha tentato di rompere il sistema, si è trovato contro una coalizione formata dalla sinistra e dagli imbecilli miserabili che, per portare a casa dieci lire rubate, permettevano alla sinistra di portare a casa miliardi puliti e sporchi, assunzioni, posti nella struttura e nei consigli di amministrazione: insomma, potere. Al sistema, sia chiaro, partecipavano e partecipano tutti, da sinistra a destra, pro quota rispetto alla presenza politica e consociativamente: ma è stata ed è la sinistra a condurre il gioco e trarre dalla situazione i maggiori benefici. Il tutto a danno e spese degli utenti, che non possono trarre frutto dei benefici che ci sarebbero se fosse la libera concorrenza a governare il sistema.

Sistema che va avanti da decenni, ma ha assunto nuovo impulso da quando è stata introdotta (male, malissimo, pessimamente) la riforma delle gestioni idriche. Una buona legge (la n. 36/1994, meglio e meritatamente conosciuta come “legge Galli”) che è stata applicata in modo ignorante e imbroglione, e l’obiettivo sano che aveva (l’industrializzazione delle gestioni idriche) è stato stravolto per l’interesse di alcuni marpioni preoccupati solo dei loro affari e assolutamente indifferenti all’interesse generale.

Non voglio entrare in particolari troppo tecnici, ma va anche detto che lo scandalo più grande del settore idrico è aver affidato le gestioni, salvo rarissimi casi (8 su 81), senza effettuare alcuna forma di confronto ad evidenza pubblica, ma direttamente e violando la lettera della normativa e della giurisprudenza europea oltre che lo spirito di quella italiana. Rispetto alla quale si è pure compiuto un tentativo di sistemazione; ma il referendum recente, fondato sull’ignoranza dei cittadini e sulle menzogne dei promotori, ne ha fatto (in)giustizia.

A questo punto, quale è una possibile soluzione? A mio modo di vedere occorre introdurre nell’ordinamento norme che da un lato aboliscano la vergognosa pratica dell’affidamento in house così come è applicata, e dall’altro obblighino tutti gli enti pubblici a liberarsi, entro un periodo non eccessivo (tre anni?) di tutte le partecipazioni in essere in aziende di qualsiasi tipo, e impediscano che mettano in essere di nuove. Qualche eccezione dovrebbe essere possibile solo per il settore del trasporto pubblico.

I principi che ho descritto dovrebbero riguardare, certo, le società per la fornitura di servizi, ma anche quelle destinate gestire attività culturali; la gestione di un museo o di un luogo di interesse storico difficilmente si regge, nelle dimensioni tipiche di un piccolo comune: occorre allora mettere sul campo, prima di assegnarla a gara, attività che raggiungano la massa critica per consentire una gestione vantaggiosa Se qualche attività dovesse fare eccezione, dovrà essere gestita direttamente dall’ente pubblico, nel suo bilancio.

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Questa nota voglio dedicarla alla memoria dell’amico Cesare Greco, che su questi temi, in particolare sulle gestioni idriche ha molto studiato e scritto, e per la libertà economica nel rispetto delle norme si è sempre battuto. Mi viene anche il ricordo di altre persone, che erano d’accordo con noi ma che poi sull’argomento hanno cambiato casacca: spero per loro che il prezzo che hanno incassato per l’operazione sia stato sufficiente a tranquillizzare la cospicua parte mercenaria della loro coscienza.

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