Giudici faziosi e ignoranti, sentenze infami

Va di moda dire che le sentenze non si discutono, si applicano. A me pare una sciocchezza, perché contro sentenze ingiuste in quanto non conformi al diritto naturale c’è non il diritto, ma l’obbligo di manifestare il proprio dissenso anche in modo molto concreto, arrivando ad impedire la loro applicazione.

E veniamo al concreto, cioè alla recente sentenza del tribunale dei minori di Roma che ha affidato in adozione a due lesbiche conviventi una povera bambina nata in modo innaturale da un utero affittato.

La sentenza contrasta, ictu oculi, con il diritto naturale, per diversi motivi che non vale la pena di ricordare qui; ma è, anche, palesemente del tutto illegittima per l’ordinamento italiano. È infatti chiaro quale compito lo spirito e la lettera della nostra Costituzione abbiano affidato alla magistratura: applicare le leggi esistenti, cioè quelle che, al termine di una procedura minuziosamente canonizzata da norme positive, abbiano riportato l’approvazione del Parlamento e siano state promulgate e pubblicate. Nessuno ha mai pensato di affidare ai giudici – neanche alla Corte Costituzionale, intendiamoci; il fatto che anch’essa abbia non di rado smarronato non mi fa cambiare idea – il compito di integrare a loro piacimento l’ordinamento giuridico: e poiché non risulta che esistano norme che consentano l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, è assai evidente la sua illegittimità totale ed assoluta, e la conseguente nullità.

Il fatto avvenuto indigna e preoccupa; tanto più perché i suoi autori fanno parte di quell’ordine giudiziario i componenti del quale – unici in Italia – non rispondono dei loro errori e dei danni prodotti a terzi nell’esercizio delle loro funzioni; che godono di stipendi immotivatamente alti e di una sciagurata progressione automatica di carriera; che hanno ferie lunghissime; che sfuggono a qualsiasi controllo sulla qualità e la quantità del loro operato; che costantemente antepongono all’impegno solennemente assunto di essere sottoposti solo alla legge interessi personali, politici o di partito; che spesso per scrivere una sentenza hanno bisogno di molti mesi; che sfuggono a qualunque tipo di giurisdizione seria perché l’organo che dovrebbe esercitarla – il Consiglio Superiore della Magistratura – è la rappresentazione fedele del suo corpo elettorale, nel quale si compensano e si compongono interessi politico clientelari.

La riforma della giustizia, civile e penale, dovrebbe essere il primo impegno del governo; ma nell’immediato non porta voti, quindi il centometrista Renzi se ne frega.

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