Solo dall’ignoranza nasce l’omologazione

Sicuramente molti di voi, almeno tra i più vecchi, saranno stati all’estero in Europa o negli USA negli anni ’50 o ’60 del secolo scorso; ricorderanno costoro, credo, la sensazione di trovarsi in un mondo diverso che li colpì all’arrivo. Diversi per forma e colore i segnali stradali, diverse le marche delle automobili, diversamente pavimentate e organizzate le strade (addirittura in Inghilterra con la circolazione a sinistra), diversi per disegno e colore gli edifici, diversamente disposte le aiole, arricchite da fiori diversi anch’essi; non dico poi come e quanto fosse diverso il cibo, i bar, i negozi, e diverso il contatto con i loro titolari. Diversa anche la pulizia, per la quale a quei tempi (!) non brillavamo. Soprattutto, diverse erano le persone che si vedevano circolare nelle strade: a Londra si incontravano ancora gli impiegati in trench bianco e bombetta, ma anche a Parigi o Ginevra (figuriamoci New York!) la gente era differente per vestiti, per atteggiamenti, per il modo di gesticolare. Tutto era radicalmente diverso da quello che sostanziava la familiarità con le abitudini, i rapporti e le cose di casa nostra. E non parlo poi delle ragazze: erano delle “straniere”, quelle delle quali quando ci incontravamo tra amici sognavamo e parlavamo, dicendo bugie su avventure mirabolanti e proclamando intenzioni bellicose, pur sapendo bene che mai c’era stato, né ci sarebbe stato con nessuna di loro nel futuro, alcun vero rapporto.

Eravamo all’estero, e lo vedevamo subito. Se ci avessero portato in una metropoli straniera bendati, al riaprire gli occhi alla vista avremmo immediatamente capito che non eravamo più in Italia.

Oggi non è più così.

I ragazzi che viaggiano in Interrail per tutti i paesi europei da Lisbona a Kiev trovano ovunque cose, rapporti e atmosfere omologate, sia pur con differenze marginali, e gli stessi discorsi, gli stessi gesti, gli stessi cibi.

Perché, e come, è avvenuto questo cambiamento? Come è potuto avvenire che siano così diventati così simili per modi di essere ed abitudini?

Credo che la risposta sia una sola: sono cambiati coloro (certamente la maggioranza) che erano privi di basi culturali solide e radicate: non conoscendosi, non si sono resi conto del cambiamento. Mentre chi si conosce e conosce le sue radici, la loro origine e la loro storia, può viaggiare anche col diavolo senza timore di perdere la sua identità, chi non si conosce è esposto all’influenza di coloro che incontra, ed ha facilità ad imitarne (comunque ad acquisirne) modi, valori e comportamenti. Naturalmente, senza rendersi conto del fenomeno di trasmutazione che sta avvenendo.

La globalizzazione è figlia della libertà di movimento e di scambio, ed è cosa buona; ma l’omologazione – che è cosa molto diversa, e non buona – nasce dall’ignoranza. Diciamo, se volete, dalla mancanza dei fondamentali.

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