Chi sa fa, e chi non sa parla (a vanvera)

Che il parlare a vanvera di cose che non si conoscono sia uno dei più diffusi costumi degli italiani lo sanno anche i sassi, ma ultimamente si sta esagerando. E non mi riferisco a discorsi fatti tra perditempo in un bar o in un’osteria: parlo di politici di rango e di giornalisti pluristellati, con l’aggravante che a vanvera parlano nella loro qualità di “esperti” in trasmissioni televisive che si proclamano serie ma che serie non sono, vista l’impreparazione degli invitati su temi di loro specifica (in)competenza, e l’impreparazione assoluta della conduttrice.

Preciso subito che parlo per aver udito di persona, avventurandomi per caso e contro le mie abitudini nelle trasmissioni televisive della tarda mattinata, un ex ministro (delle comunicazioni: si tratta di Paolo Gentiloni, già braccio destro di Francesco Rutelli ed ora aspirante a diventarlo di Matteo Renzi) dire che il provvedimento di nomina degli uffici di diretta collaborazione di un ministro per essere applicabile doveva avere la bollinatura della Corte dei Conti. Ora quest’organo di controllo non bollina un bel cavolo di nulla, semplicemente registra (perché legittimi) o respinge (perché illegittimi) i provvedimenti del governo e dei suoi organi. Bollinatura è invece l’esatta definizione dell’operazione con la quale la Ragioneria Generale dello Stato certifica che in un provvedimento che ha terminato l’iter previsto per l’approvazione le somme di spesa indicate fanno riferimento a poste certe e a fondi effettivamente esistenti nel bilancio dello Stato.

Diversi gli organi, diverso radicalmente il contenuto dell’atto; e se un ex ministro non lo sa, vuol dire che il ministro non lo doveva fare.

Nella stessa trasmissione, un autorevolissimo e stimatissimo (anche da me) giornalista ha seguito con un altro strafalcione; meno grave, soprattutto perché, almeno, lui il ministro non l’ha fatto.

La morale di questa storiella? Un caldo invito a politici e commentatori a rileggere (o a leggere) un buon manuale di Diritto Pubblico. E che buon pro’ gli faccia.

 

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