Poteri forti e politici deboli

“Poteri forti”: questa locuzione della quale nessuno conosce bene il significato è presente, in questo periodo, sulle pagine di tutti i quotidiani: “Renzi è sostenuto dai poteri forti”; “I poteri forti contro Renzi”; e così via. Cosa siano i poteri forti e chi ne faccia parte non si sa con precisione: ognuno ha una sua idea che non corrisponde a quella di altri; dei vari elenchi fanno parte le banche, Confindustria, cgil-cisl-uil, la FIAT, la massoneria, la finanza internazionale, la BCE, la UE, Wall Street, la Trilateral e via (molto a lungo) elencando; in qualcuno di questi elenchi compaiono addirittura la Chiesa cattolica o organizzazioni che ad essa fanno capo.

Così come viene per lo più raccontata, tutta la faccenda è una gran castroneria. “Poteri forti” è un’espressione rozza e grossolana che, come quella simile, il “complotto”, viene usata dagli ignoranti per spiegare situazioni complesse, al di là della loro capacità di comprensione. L’ignorante applica i propri parametri di comportamento anche agli altri; e, evidentemente incapace di resistere alle pressioni e agire in autonomia secondo le proprie convinzioni, ritiene che ognuno abbia qualcuno “più grosso” di lui che lo costringe ad assumere determinate decisioni o addirittura ne decide la sorte.

Non è così; o meglio, è così solo quando si tratti di persone di carattere debole o non convinte fino in fondo dei programmi di attività che intendono realizzare.

La verità è che, come sempre, la forza di un soggetto è misurata dalla debolezza del suo antagonista: quindi sarebbe più corretto, nel riferirsi a rapporti tra amministratori pubblici e quei soggetti di notevole peso economico e sociale ai quali comunemente ci si riferisce, parlare non di “poteri forti”, quanto piuttosto di “politici deboli”.

In effetti non c’è alcun tipo di potere che possa battere o anche solo condizionare il potere politico: non il potere economico, non quello sociale. È chi detiene il potere politico, infatti, che fa le regole relative all’amministrazione e alla gestione della cosa pubblica, e che quindi può consentire agli altri soggetti di entrare in gioco o negarglielo. È utilizzando il potere politico che si scelgono e si realizzano programmi di attività amministrative, suscettibili di procurare o addirittura destinare ai diversi soggetti sociali benefici o danni, non solo economici. È sempre e solo il detentore del potere politico che, avendo in mano i cordoni della borsa, dello Stato, decide come e dove investire e spendere.

Per poter dispiegare tutte le potenzialità che il potere politico garantisce occorre però che si verifichino tre condizioni: la saldezza della titolarità; la volontà di usarlo; la capacità di usarlo. Saldezza della titolarità significa che il potere politico deve essere solidamente in possesso di chi voglia usarlo: non sarebbe possibile la sua utilizzazione in uno stato di incertezza. Volontà di usarlo significa che il soggetto che ne fruisce non deve essere in soggezione di soggetti diversi, né sottoposto al loro ricatto; né deve porsi problemi o scrupoli circa la sua utilizzazione. Capacità di usarlo significa saper governare la macchina dell’amministrazione, cioè essere in grado di trasformare i programmi elaborati in sede politica in atti e comportamenti concreti; cioè essere dotati efficacia amministrativa.

Nei riguardi del governante che, dotato di potere politico, voglia realizzare dei programmi, nulla e nessuno possono esercitare efficacemente pressioni o ricatti.

E adesso vediamo come sta Matteo Renzi da questo punto di vista.

Quanto al possesso del potere politico, Matteo Renzi appare privo di problemi: grazie all’accordo con Forza Italia e finché dura non ha opposizione politica in parlamento; i vecchi sclerotizzati del suo partito, fino alla prossima scissione, li sbaraglia quando vuole, e dopo la scissione saranno ancor più irrilevanti, perfino se Fassina imparasse a parlare italiano; i sindacati, Confindustria e Della Valle possono latrare quanto vogliono, tanto non contano nulla. L’unico problema su questo fronte è lui stesso, Matteo Renzi, che potrebbe perdere la sinderesi e fare qualche castroneria. Vedremo.

La volontà di usarle il potere politico pare essere l’ultima preoccupazione per MR. Forse ne ha addirittura troppa; comunque su questo fronte nessun problema.

I problemi invece ci sono, e molti per quanto riguarda l’ultimo punto. Per quanto finora dimostrato, il ragazzo non dispone di una squadra efficacemente operativa; i suoi collaboratori si trovano a dover fare i conti col muro di gomma di una burocrazia composta per lo più da marpioni disonesti, pronti a fare carte false per non essere scalzati dal loro, di potere. Se Renzi vuol fare cose serie, deve trovarsi collaboratori di maggiore spessore: con la squadra attuale sarà sempre in affanno.

Il tempo è galantuomo; non ne serve neanche moltissimo per vedere come va a finire. Il panettone si, ma la colomba sarà mangiata? 

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