Il Sinodo dei Vescovi: riflessioni di un cattolico

Per uno che si sforza di essere un buon cattolico, non è un momento buono. Non voglio dire che sia pessimo, il momento, ma buono non è.

La Chiesa Cattolica è vissuta e cresciuta attraversando tribolazioni, scismi, pastori indegni, corruzione, scandali, che hanno però sempre riguardato singoli individui, mai l’Istituzione in quanto tale, se non in libercoli pieni della bile della faziosità frustrata. Ed in effetti è opportuno, anzi necessario, tener sempre presente la distinzione tra individui – alcuni dei quali indubbiamente sbandati o, addirittura, delinquenti – e Istituzione. Prendiamo Alessandro VI°: non era certo uno specchio di virtù personali, tanto che i suoi comportamenti sessuali sollevavano scandalo anche tra i suoi contemporanei, gente assuefatta ad accettare dai potenti quasi qualsiasi tipo di comportamento. Eppure quel Papa licenzioso ed adultero dettò una disciplina del matrimonio che costituisce ancor oggi un riferimento imprescindibile, e la base della morale cristiana in argomento.

Per chi abbia anche solo un poco studiato la natura della Chiesa Cattolica, i suoi fondamenti e la sua storia, non è difficile spiegarsi e spiegare perché questo avvenga. L’insegnamento di quel Papa era tratto da quello che si definisce “Deposito della Fede”: l’insieme degli insegnamenti e dei precetti fondati sulla Rivelazione, precisati e arricchiti dagli insegnamenti dei Papi e dei Concili ecumenici. Questo patrimonio spirituale e pastorale è eterno, immutabile, sempre uguale a se stesso: non c’è barba di teologo che possa non dico modificarlo, ma neanche proporne in correttezza di pensiero un’interpretazione diversa da quella sedimentata in oltre duemila anni; solo è legittimo, per chi voglia rimanere all’interno della Chiesa, approfondire le modalità dell’applicazione di insegnamenti e precetti ai diversi momenti storici. Per chi ci crede (ma agli altri questo discorso interessa poco) è l’assistenza indefettibile dello Spirito Santo alla Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, ed ai suoi unici legittimi pastori, i Papi, a garantire contro l’ipotesi di deviazioni che sarebbero senza alcun dubbio ereticali.

Se condividiamo quanto scritto sopra, risulta sorprendente e doloroso sentir parlare di strane aperture della gerarchia all’omosessualità e alla formazione di famiglie non tradizionali, cioè non fondate sul matrimonio. Che non per i cristiani, ma per sua natura, è l’unione di un uomo e di una donna, ed ha tra i suoi fini la procreazione di figli.

Ricordo che l’esclusione del bonum prolis da parte anche di uno solo dei coniugi determina la nullità insanabile del vincolo: e che bonum prolis può esservi nell’unione tra due individui dello stesso sesso?

Questi pensieri, con tanti altri, mi si agitano nella mente mentre si apre il Sinodo dei vescovi italiani sulla famiglia. Dal quale, con l’aiuto dello Spirito Santo, non potrà non uscire una conferma della posizione tradizionale fin qui tenuta dalla Chiesa.

Lasciando delusi quelli che ritengono che la Chiesa sia un circolo o un’associazione, nella quale è possibile modificare lo statuto e i valori fondamentali quando lo si ritenga opportuno.

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