Sulla menzogna – 1

Diceva Adolf Hitler, sulla base delle teorie di Joseph Goebbels che perfezionava il “mentite, amici, mentite” di Voltaire: quanto più una bugia è grossa, e quanto più la si ripete, tanto più sarà creduta verità. Così, sulla base di menzogne propagandistiche e dando credito ad evidenti bugie, larga parte della classe dirigente d’Inghilterra (salvo Winston Churchill, genio dal carattere insopportabile ma dal naso fino) fino al 1939, e degli Stati Uniti fino alla fine del 1941, credeva che la Germania e il Giappone (e, nel suo piccolo, l’Italia) avessero dei governi decenti, costretti dalle circostanze ad imporre qualche restrizione marginale alle libertà essenziali. I fatti successivi e le informazioni acquisite dopo la vittoria in guerra smentirono quella erronea convinzione. Erano passati sei anni e oltre cinquanta milioni di morti.

Per un riferimento all’attualità, in sei anni di guerra e due bombe atomiche fu ucciso un numero di persone pari al numero di bambini che l’aborto uccide ogni anno.

Altra menzogna, ancor più falsa anche se meno teorizzata fu quella riguardante il comunismo: milioni di persone, in tutto il mondo, furono convinti dalle menzogne di Stalin e dei suoi ruffiani nei paesi liberi che nel collettivismo era ogni bene, che i russi e gli abitanti dei paesi schiavi godevano di una grande libertà e di un florido benessere, mentre la realtà vedeva languire per esecuzioni, galera e fame centinaia di milioni di persone. Per inciso, ricordo che il ruffiano di Stalin in Italia più celebrato dai suoi, e deleterio per tutti, fu Palmiro Togliatti, che da ministro della Giustizia pose le basi dell’attuale magistratura, asservita alla sinistra.

Ricordo che nei settanta anni della sua vita il comunismo nelle sue varie forme ed ubicazioni causò oltre cento milioni di morti, il doppio di quanti furono causati dalla Seconda guerra mondiale; oltre ai morti, furono anche causate infinite sofferenze e miserie. Ricordo anche che agli assassini di non pochi di questi morti gli affiliati occidentali plaudirono, e che non si sono ancora pentiti. Cito tra tutti Giorgio Napolitano, che nel ’56 inneggiò alla sanguinosa repressione russa d’Ungheria e non ha mai detto una sola parola di pentimento.

Ma noi conosciamo bene il metodo violento della menzogna, che ha intessuto la storia italiana degli ultimi decenni dove ancora è ben presente, e ancora dispiega i suoi effetti.

Fu Francis Bacon ad enunziare la regola di quella forma sofisticata di menzogna che è il deprezzamento degli avversari, quando scriveva: “Calunniate, calunniate; qualcosa resterà”; la formulazione fu poi ripresa da molti, e attraverso Don Basilio, Rossini e Schopenauer è arrivata ai tempi nostri. I mentitori degli anni repubblicani ne hanno pedissequamente, e con entusiasmo, seguito l’insegnamento. Sono arrivati al punto di dar vita a giornali dedicati soprattutto a questa attività: chi non ricorda “Paese Sera”, un fogliaccio dedicato per il novanta per cento dello spazio disponibile a denigrare gli anticomunisti utilizzando le più indegne menzogne?

Il discorso su questo argomento è molto lungo, e non può essere scritto tutto insieme; ma lo riprenderò presto.

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