I casini dell’acqua

E così il bravo Sindaco di Roma, Ignazio Marino, intende fornire acqua gratis ai romani. Intende anche ricaricare telefonini, tablets e quant’altro i romani, con la loro sempre vivace fantasia, troveranno da attaccare alle apposite prese; il tutto senza spesa per chi utilizzi il servizio, che sarà a carico delle finanze pubbliche, cioè di tutti noi. L’esecuzione dell’’iniziativa è infatti delegata alla straindebitata ACEA, che spendendo un ammontare imprecisato di soldi (degli azionisti per quanto di competenza, e nostri per la quota maggioritaria detenuta dal Comune) renderà ai cittadini un servizio non solo non richiesto, ma anche assolutamente inutile.

Del resto, buttare soldi dalla finestra per cose assolutamente inutili è ormai scritto nel DNA dell’azienda romana. Questa affermazione non può essere smentita: chi non ricorda la vicenda Wind, che è costata qualche miliardo ai cittadini romani? E l’altrettanto salato rapporto con Elettrabel? La verità è che l’ACEA, che fu un’azienda ottima dal punto di vista tecnico e finanziario, è ormai da molti anni ridotta a svolgere le funzioni di portamonete per gli interessi della maggioranza comunale, e di fornitore di bassi servizi ai suoi amministratori.

Un patrimonio umano e finanziario disperso nel nulla. Ma per ragionare sulla situazione dell’acqua a Roma va ricordato che, a seguito della sua situazione geografica, Roma ha sempre avuto ampia disponibilità di acqua di ottima qualità a costi relativamente bassi: Appio Claudio, nel 312 a.C., costruì il primo acquedotto, seguito dai moltissimi realizzati da consoli e imperatori, di modo che alla fine del I° secolo d.C. ogni romano aveva una disponibilità di acqua potabile grosso modo doppia rispetto a quella di cui disponiamo oggi.

Come sempre quando si parla di acqua, però, i problemi sono molto più connessi con l’organizzazione della distribuzione che con la disponibilità della risorsa. Esattamente quello che, nella loro ignorante imbecillità, i promotori del referendum non sono riusciti a capire.

Proclamavano di voler l’acqua bene pubblico, e la loro ignoranza (o la loro capziosità) li portavano a ignorare che in Italia l’acqua è bene pubblico dal 1903, e pertanto l’accesso alla disponibilità è per definizione gratuito. Quello che non capisco è il motivo per il quale dovrebbe restare senza remunerazione tutto il lavoro necessario per captare l’acqua e portala al rubinetto dell’utente in condizioni ottimali di qualità, poi recuperarla, depurarla e riimmetterla nei corpi idrici. Se la gratuità del servizio fosse confermata, come di fatto sta per avvenire con la demenziale iniziativa delle “casine dell’acqua”, assisteremmo a uno sconquasso economico, che sarebbe possibile arginare solo girandone gli oneri ai cittadini consumatori: esattamente quello che ci stanno preparando l’intelligentissimo Sindaco Marino e l’ottima impresa ACEA.

L’incapacità di Marino, che oltre a non capire nulla di amministrazione si muove come un elefante imbizzarrito in un negozio di cristallerie, fa parlare molti di nuove elezioni a primavera prossima. Volesse il Cielo! È vero che il peggio non è mai morto, ma trovare uno peggiore del Sindaco attuale è veramente assai poco probabile.

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