Creazione ed evoluzione

L’uomo e gli altri esseri viventi presenti sulla Terra sono stati creati così come sono, oppure sono il frutto dell’evoluzione, durata eoni, della prima forma elementare di vita, venutasi a formare casualmente? È il “titolo” di un dibattito che va avanti da molto tempo, in maniera particolarmente vivace tra cristiani (ma sarebbe meglio dire: tra coloro che ritengono la Bibbia il testo rivelato da Dio per guidare gli uomini verso la salvezza eterna, e ritengono che ne debba essere ritenuto il testo in maniera letterale, a partire dalla Genesi) e – semplificando – coloro che non accettano il racconto biblico della Creazione, e ritengono che la vita sia nata per un avvenimento determinato dal caso.

Credo di essere un cattolico relativamente informato, almeno quel tanto che basta per ricordare alcune pronunzie contenute in atti pontifici – alcuni non recentissimi – che mi sembrano porre sotto una luce diversa da quella comunemente accettata la questione. L’Enciclica del grande Papa Pio XIIHumani generis”, pubblicata il 12 agosto 1950 – si, sessantaquattro anni fa – nell’ambito del dialogo della Chiesa Cattolica con il mondo scientifico, così si esprime sulla questione: “… il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente [NdA: in quanto cristiani sappiamo che l’anima viene creata direttamente da Dio, e questo, almeno per noi, è fuori discussione]. Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria all’evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura e purché tutti siano pronti a sottostare al giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato l’ufficio di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede” (Allocuzione ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze). Nel suo intervento, Pio XII aveva precisato due condizioni di ordine metodologico: che non si adottasse la teoria evoluzionistica come se fosse un’acquisizione certa della scienza, e che restassero fuori da ogni dubbio i contenuti della Rivelazione in argomento.

L’argomento è stato poi ripreso da S. Giovanni Paolo II nel suo Messaggio alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze del 22 ottobre 1996: “Prima di proporvi qualche riflessione più specifica sul tema dell’origine della vita e dell’evoluzione, desidero ricordare che il Magistero della Chiesa si è già pronunciato su questi temi, nell’ambito della propria competenza. Citerò qui due interventi. Nella sua Enciclica Humani generis (1950) il mio predecessore Pio XII aveva già affermato che non vi era opposizione fra l’evoluzione e la dottrina della fede sull’uomo e sulla sua vocazione, purché non si perdessero di vista alcuni punti fermi. Da parte mia, nel ricevere il 31 ottobre 1992 i partecipanti all’Assemblea plenaria della vostra Accademia, ho avuto l’occasione, a proposito di Galileo, di richiamare l’attenzione sulla necessità, per l’interpretazione corretta della parola ispirata, di una ermeneutica rigorosa. Occorre definire bene il senso proprio della Scrittura, scartando le interpretazioni indotte che le fanno dire ciò che non è nelle sue intenzioni dire. Per delimitare bene il campo del loro oggetto di studio, l’esegeta e il teologo devono tenersi informati circa i risultati ai quali conducono le scienze della natura”.

Sulla questione si è espresso in modo definitivo Benedetto XVI, che nel Messaggio alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze del 31 ottobre 2008 così diceva: “Nella scelta del tema ‘Comprensione scientifica dell’evoluzione dell’universo e della vita’, cercate di concentrarvi su un’area di indagine che solleva grande interesse. Infatti, oggi molti nostri contemporanei desiderano riflettere sull’origine fondamentale degli esseri, sulla loro causa, sul loro fine e sul significato della storia umana e dell’universo. In questo contesto, è naturale che sorgano questioni relative al rapporto fra la lettura che le scienze fanno del mondo e quella offerta dalla rivelazione cristiana. I miei predecessori Papa Pio XII e Papa Giovanni Paolo II hanno osservato che non vi è opposizione fra la comprensione di fede della creazione e la prova delle scienze empiriche. […] Affermare che il fondamento del cosmo e dei suoi sviluppi è la sapienza provvida del Creatore non è dire che la creazione ha a che fare soltanto con l’inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica, piuttosto, che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente.”

Questo approccio, che è testimonianza del riconoscere la necessaria corrispondenza tra Fede e scienza sempre efficacemente ribadito da S.S. Benedetto XVI, è ben diversa all’intransigente rivendicazione del creazionismo assoluto propria di alcuni gruppi protestanti integralisti, che negano la veridicità delle teorie di Darwin in quanto contrastanti con la lettura letterale della Bibbia.

Mi pongo a questo punto importanti questioni: cosa è la Creazione? Dove va situata sulla linea del tempo? È dotata di un’operatività che si protrae?

Non sono teologo né filosofo: cercherò quindi di abbozzare le risposte a questi interrogativi alle quali sarò in grado di arrivare con la modestia delle mie conoscenze: nella speranza che la Provvidenza mi assista e ripetendo la preghiera di San Tommaso d’Aquino: “praestet fides supplementum sensuum defectui”.

Secondo me la Creazione è stato creare dal nulla la materia, dotata di caratteristiche tale da contenere in sé i criteri del suo sviluppo e le regole – connaturate, quindi immutabili – per il suo progredire e modificarsi nel tempo. Non credo del tutto necessario che creare dal nulla la materia e creare l’anima dell’uomo debba essere avvenuto nello stesso momento. Ritengo non definito se l’infusione dell’anima sia avvenuta in un essere vivente appositamente creato oppure in un essere vivente derivato dall’evoluzione di forme di vita inferiori. So con certezza che l’anima esiste, che essa non è una forma evoluta di processo cerebrale, che è eterna.

Dunque la Creazione consta di due fasi logiche (la creazione della materia e la creazione dello spirito), che potrebbero essersi verificate contemporaneamente o in momenti diversi. Non ritengo possa parlarsi della Creazione come un fenomeno realizzatosi, o che deve realizzarsi, nel tempo. Quello che può apparire un’azione ripetuta o protratta è piuttosto il protrarsi nel tempo dell’operatività delle regole imposte alla materia nel momento della sua venuta in essere, che ne reggono l’evoluzione in ogni suo momento di vita.

Proprio nelle regole – eterne, immutabili, indefettibili, in quanto connaturate al Creato – sta l’operatività perenne della Creazione, che accompagnerà l’Universo per tutta la sua vita, fino alla sua fine.

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