Menzogne a raffica

Proseguo il discorso sulla menzogna, e lo riprendo parlando di un indegno film prodotto dalla RAI qualche anno fa che ho visto solo nei giorni scorsi: Il commissario De Luca. Si tratta di una storia poliziesca che si svolge nel 1948, e che contiene falsità che non posso credere casuali. Bastino queste: c’è un bieco ex fascista riciclato come democristiano, responsabile del Comitato Civico; un deputato (sempre democristiano) che muore in un bordello; armi ed esplosivi nascosti nella sede dello stesso Comitato Civico; marines pronti a sbarcare a Livorno.

Ora non posso negare che ex fascisti si siano riciclati nei partiti del dopoguerra: ma questo è avvenuto trasversalmente, e i vincitori dei littoriali trovarono spazio anche nella DC, ma probabilmente in misura maggiore nel PCI (abbiamo gli esempi di Ingrao e Moro). D’altro canto fino al ventiquattro luglio del 1943 tutti, in Italia, erano fascisti. Con l’eccezione, forse, di poche migliaia di persone.

L’unica cosa che mi sento di escludere è che questo tipo di personale abbia poi aderito ai Comitati Civici; e tanto meno che nelle sedi nascondessero armi ed esplosivi. Potrei sbagliarmi, quindi invito sceneggiatori e regista a citare un solo caso in cui armi, esplosivi o altri materiali pericolosi siano stati trovati in possesso dei seguaci del Professor Gedda: se lo citeranno sono pronto a fare ammenda; fino a quel momento li posso considerare ignoranti, cialtroni e falsari. Vero è, invece, che furono scoperti numerosissimi depositi di armi, anche pesanti, riferibili al PCI dei quali la pellicola non fa cenno; e che non rimasero inattive, come vedremo.

Per quanto riguarda i marines pronti a sbarcare a Livorno, si tratta di un’altra fandonia, storicamente accertata come tale. Come il fattore Kappa: un’altra invenzione per giustificare l’incapacità dei comunisti a prendere voti in misura sufficiente per andare al governo. Solo una giustificazione che la nomenklatura del PCI doveva presentare ai suoi padroni del Cremlino.

Ma quello che dà più fastidio è l’atmosfera propinata agli spettatori come reale del tempo, e falsa come una moneta da tre euri e mezzo: tutte le autorità colluse con il potere democristiano, ancora di là da venire; il Questore pulito e corretto che viene cacciato da Scelba; il poliziotto onesto che viene trasferito; il protagonista costretto ad affrontare difficoltà e persecuzioni. La morte del deputato in un bordello, tutto sommato, fa parte di una diffamazione generica meno significativa.

La verità è che, a guerra finita, in Emilia dopo l’aprile del 1945 i comunisti assassinarono centinaia di preti e migliaia di civili. Ma questo a quegli ignoranti faziosi e mentitori degli sceneggiatori e del regista non interessa, tanto per realizzare la pellicola mica hanno pagato loro: paga la RAI, cioè paghiamo noi. Ma poi questo tipo di atteggiamento risponde a una motivazione un po’ meno diretta: sono la frustrazione personale o familiare che danno la stura alla bile prodotta dalla faziosità frustrata.

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