Dottrina e misericordia insieme. Ma non è facile

articoloProf«… Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.  E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa. (Rom, 24-32)». Sono durissime le parole di San Paolo contro i peccatori (gli omosessuali, ma non solo) che non solo non si pentono, ma si ammantano di ipocrisia per dimostrare che i loro comportamenti non sono indegni, e che loro sono persone corrette e morali.

Questo testo fa parte del Nuovo Testamento e quindi della Rivelazione; come tutto il corpus dei suoi contenuti concorrono a definire i principi immutabili e indefettibili sui quali la Chiesa deve fondare la sua azione, e che tutti gli uomini sono chiamati ad applicare; non esistono quindi arzigogolate giustificazione teologiche, filosofiche, sociologiche o d’altra origine che possano giustificare il trascurarle, né che possano consentire interpretazioni od orientamenti con esse contrastanti.

Il patrimonio delle norme della Chiesa è formato da una stratificazione di precetti e comandamenti che si sono succeduti nel tempo per rispondere alle problematiche del momento, avendo come fine unico e definitivo la salvezza delle anime. Di tempo in tempo, a seconda delle esigenze puntuali, la gerarchia seleziona argomenti e posizioni: se, come di norma avviene, l’argomento è stato definito, vengono adattate le decisioni già assunte al linguaggio (solo al linguaggio, non alla sensibilità sociale o politica) contemporaneo; nei rari casi in cui la questione è nuova, sarà avviato un processo di analisi in vista di una nuova pronunzia, riservata al Papa che parla ex cathedra; nessuna ipotesi diversa da questa è possibile, nessuna è lecita. Dal punto di vista canonico, la questione degli omosessuali è definita nelle stesse fonti della religione cattolica, apostolica, romana. La condanna del comportamento è chiara.

Diverso, come è sempre, il discorso per quanto riguarda i soggetti che adottano quel comportamento. Dio è giustizia e carità: infinita giustizia e infinita carità. Di conseguenza, i cattolici devono tenere un contegno giusto, ma caritatevole. Non possono esimersi dal condannare, nel foro esterno, il comportamento omosessuale. Rispetto al foro interno, nessuno deve osare esprimere un giudizio sulle singole persone: esso è riservato all’Onnipotente. Noi cattolici dobbiamo esprimere la nostra accoglienza a tutti, anche e specialmente ai peccatori, perché noi stessi non siamo altro che peccatori.

Le conseguenze di un atteggiamento di questo genere nella vita politica e sociale mi pare possano essere tirate con fermezza: niente matrimonio, niente adozioni per gli omosessuali; piena disponibilità e comprensione per chi vive in questo stato, e nessuna difficoltà per quanto riguarda i problemi dei rapporti economici e patrimoniali. Ho riassunto i principi: cose facili a dirsi, difficili da farsi. Stanno proprio in questo, nell’armonizzare i principi con i comportamenti, il nostro impegno e la nostra sfida. Con l’aiuto di Dio potremo superarla, certi che stiamo combattendo la buona battaglia.

da: http://www.lanuovabq.it

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