Gufi, allocchi, e altri tipi di iettatori

Parlavo recentemente dei clamorosi errori di previsione fatti dai catastrofisti: ambientalisti giurassici, iettatori di vario genere ed estrazione, Aurelio Peccei con tutto il Club di Roma, la Bruntland, Al Gore, Jeremy Rifkin, Vandana Shiva, Rajendra Pachauri con tutto l’IPPC, Legambiente, e via corna facendo. Questi ignoranti negli ultimi cinquant’anni hanno preannunziato la fine delle fonti energetiche fossili, i più anziani addirittura dando per certo il loro esaurimento prima del 2000, gli altri comunque a breve. Contra factum non valet argumentum, dicevano nella loro intelligenza i romani (non traduco: chi mi legge conosce, come ogni uomo civile, il latino; e poi questa frase è veramente semplice); e se loro (gufi, civette e allocchi) possono argomentare, noi abbiamo dalla nostra parte i fatti.

E i fatti ci dicono che il petrolio non è destinato a finire presto, dato che ne sono accertate riserve che, al ritmo di consumo d’oggi, consentiranno di andare avanti per almeno 40 anni; per quanto riguarda il gas, parliamo di centocinquant’anni; e per il carbone, a mettere la ciliegina sulla torta, siamo garantiti per quattrocentocinquant’anni a venire. Naturalmente bisogna aggiungere che per ognuna di queste fonti energetiche ogni giorno, in tutto il mondo, vengono accertate nuove riserve, che allungano il periodo di disponibilità ad oggi definito.

È evidente che questi dati non escludono la necessità di avvalersi di fonti rinnovabili: l’impegno a diffonderne la produzione e l’uso deve essere assoluto e costante, soprattutto per garantirci – nei limiti del possibile – l’autosufficienza o almeno il calo della bolletta energetica.

Il ragionamento che sto facendo è in stretta consonanza con alcune norme contenute nello “Sblocca Italia”, che rendono meno arduo riprendere la ricerca di idrocarburi e la loro estrazione sul territorio nazionale e nelle aree marine di pertinenza economica. Contro questa previsione si è scatenata la solita canea di ricattatori professionali, oppositori apodittici e imbecilli generici che si suscita quando si tenta di far qualcosa di buono per questo Paese, che sarebbe di suo fortunato e ricco di potenziale, ma che i suoi cittadini oggi bloccano in ogni tentativo di crescita. Ma credo che possiamo essere anche in qualche modo contenti di questa mancata utilizzazione presente di una riserva che in tal modo potrà essere sfruttata dai nostri nipoti, almeno per la parte che i croati non riusciranno a fregarci nel frattempo.

I pessimisti, oltre a portare iella, sono anche antipatici. Per fortuna ci siamo noi, che vediamo le cose come effettivamente vanno e sappiamo che il futuro non è sulle ginocchia di Giove: si trova nelle nostre mani, e sarà quale vorremo e sapremo forgiarlo.

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Naturalmente i numeri che provano il contenuto di questa nota sono a disposizione di chiunque sia interessato a riceverli; basterà farne richiesta al mio indirizzo:

tognipaolo@gmail.com

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