Chi sa fa, e chi non sa parla

Dalla metà del 2005 all’inizio del 2006 il Ministero dell’Ambiente, guidato da Altero Matteoli, realizzò un’impresa che pochi credevano possibile: portare a compimento la delega per la revisione, la razionalizzazione e la riorganizzazione della normativa ambientale in un Testo Unico, in un tempo ristretto (12 mesi) e superando una procedura aggravata che prevedeva un inusuale doppio passaggio alle Commissioni parlamentari. Non molti credevano che fosse possibile affrontare l’impresa riportando un successo, anche per i precedenti fallimenti nell’affrontarne di simili, anche se meno ambiziose, ultimo dei quali quello del Ministro Valdo Spini. Io stesso, che partecipai alle attività come portavoce del Gruppo di coordinamento della Commissione consultiva appositamente costituita, fui coinvolto in una scommessa sull’esito finale della delega con l’allora Direttore Generale di Legambiente, poi senatore, Francesco Ferrante. Ferrante perse la scommessa, una cena che non ha mai pagato. Io credevo che le scommesse andassero onorate, e che un gentiluomo dovesse pagare i debiti d’onore in tempo breve, ma evidentemente in questo ragionamento c’è qualcosa di sbagliato.

Ad otto anni dall’entrata in vigore del Decreto Delegato (ma per l’esattezza sono passati otto anni e sette mesi) la rivista “Rifiuti – Bollettino di informazione normativa”, diretta dall’ottima Paola Ficco, con il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) organizza sull’argomento un Convegno ricco di partecipazioni di spicco, sia sul piano istituzionale che su quello industriale.

Voglio commentare per sommi casi l’iniziativa.

Per farlo, voglio cominciare dal titolo, nel quale il D.L.vo n. 152/2006 viene definito “Codice Ambientale”: definizione assolutamente errata in termini giuridici, spesso usata da persone ignoranti in materia. Il Decreto, in effetti, ha la corposità di un Codice, ma non ne ha la natura, poiché non contiene tutta la normativa di settore; il provvedimento ha natura di Testo unico, dato che in riferimento agli argomenti trattati contiene tutte le norme in essere e da applicare dal momento dell’entrata in vigore.

Poi i relatori. Salta agli occhi che tra i 9 (o forse 10, se contiamo Galletti: ma, come tutti sanno, il ministro dell’ambiente non conta, e quindi non va contato) nessuno ha partecipato alla stesura del Decreto: e pensare che la Commissione Consultiva era formata da ben 24 membri! Non solo: tra i relatori sono presenti Ermete Realacci, all’epoca Presidente di Legambiente, ed Edo Ronchi, all’epoca ex deputato trombato (oggi sono ben sistemati rispettivamente come Presidente della Commissione Ambiente della Camera e come Vice Commissario ILVA) che furono fierissimi avversari del Decreto Legislativo. Insieme ad altri, questi signori ne fecero di tutti i colori per bloccare l’approvazione della legge delega, l’elaborazione del testo e addirittura la sua emanazione: arrivarono a presentare una petizione che pretendeva dal Presidente della Repubblica un comportamento illegale, cioè il rifiuto all’atto dovuto della promulgazione (in relazione a quest’ultimo fatto Ciampi limitò la sua attività a richiedere un paio di piccole modifiche al testo, nell’interesse di suoi amici). Oltre a costoro, tra i relatori e gli organizzatori compaiono i responsabili del CONAI e dei Consorzi di filiera: guarda caso, nel Decreto 152 a questi soggetti – in adesione ai pareri della Autorità Antitrust e dell’Unione Europea – veniva tolta la posizione di monopolio prevista da Ronchi e fino ad allora mantenuta, insieme alla singolare posizione di soggetti privati titolari di funzioni pubbliche. Va da sé che tale posizione di privilegio, chiaramente incostituzionale, è stata ripristinata appena possibile dai ministri successivi.

Dovrei parlare ora dei contenuti del Convegno: sebbene presuma con chiarezza cosa si dirà, non avendone effettiva conoscenza non ne parlerò. Posso però fare qualche considerazione sulla presentazione dell’iniziativa fatta sull’invito. Vi si parla di “sviluppo vivacissimo e contrastato” del Decreto, e delle molte modifiche apportate: a mio giudizio, espresso dopo averne esaminato i testi, esse hanno corrisposto al recepimento degli interessi particolari – di singoli operatori e delle loro associazioni – a modificare un provvedimento che nella sua elaborazione aveva visto tenere in considerazione esclusivamente gli interessi generali. Ce ne fa fede la nomina dei ministri successivi al 2006, loro stessi ed i loro referenti notoriamente sensibili a questo tipo di aspettative, come risulta dalle numerose inchieste in corso.

Oltretutto le critiche avanzate e le modifiche apportate non tenevano conto del rapporto con la normativa europea. Non appena entrato in vigore a fine aprile 2006, infatti, il 152 è stato notificato dal Ministero all’Unione europea, accompagnato dalla richiesta di emanare una nuova Direttiva in grado di garantire – sui principi ivi contenuti – l’unificazione di normative statali allora piuttosto variegate. Nell’emanazione della nuova norma l’UE si è dovuta ispirare al 152, caratterizzato da correttezza e buonsenso e che teneva conto delle molte Sentenze della Corte Europea di Giustizia intervenute in materia. A nulla sono valsi gli interventi dei soliti noti – Realacci e Ronchi, i loro amici e le loro organizzazioni in particolare – per riportare il contenuto della Direttiva a soddisfare gli loro interessi loro e dei loro clientes, o di bloccarne o di sospenderne l’emanazione. La Direttiva emanata, la 2008/98/CE, è conforme al 152, non ad altre norme o principi, soprattutto non a quelli che Realacci, Ronchi et similes propugnavano.

Ma infine: se il 152 è indegno e contrario alla Costituzione, come nella loro ignoranza alcuni hanno sostenuto, come mai degli oltre 140 ricorsi presentati dalle Regioni governate dalla sinistra, nonostante fossero appoggiati dal Governo, la Corte Costituzionale ne ha accolti solo 6, per lo più su punti assolutamente marginali? E la Corte dei Conti si è preoccupata del danno erariale procurato dagli amministratori regionali con queste iniziative sballate?

In conclusione: al Convegno organizzato dalla rivista Rifiuti parteciperanno solo personaggi ed organizzazioni che – battuti sul piano della logica giuridica e della tutela dell’interesse generale – con la forza politica propria e dei loro amici, e la connivenza di alcuni complici, sfruttando l’ignoranza diffusa nel sistema politico amministrativo sulla gestione del ciclo dei rifiuti, ne hanno recuperato il pieno controllo. Ricordo che, per il volume di entrate che garantisce, tale settore di attività ha attirato e attira la presenza di mafia, camorra, ‘ndrangheta; ed anche di altri tipi di mafia, magari mascherati da associazioni o movimenti ambientalisti.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...