La madre dei cretini è sempre incinta – n.9

Un’iniziativa nata male e proseguita peggio

Considerevoli aspettative – e una tutt’altro che indifferente massa di denaro – sono state allocate sull’EXPO 2015, ormai prossima all’inaugurazione e che sarà un grandissimo flop. L’iniziativa di comunicazione più importante che avrà luogo sembra sia la firma del “Protocollo di Milano”, un accordo tra gli ignoranti, i retrogradi e i marpioni promosso dal Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN); voglio dire subito che il protocollo contiene errori ed omissioni, in buona parte ricavati da una mozione del PD assolutamente priva di motivazioni scientifiche, approvata dal Senato il 18 giugno di quest’anno. (Di sguincio voglio fare una notazione sulla Barilla, per dire che ha perso me, che ne ero un cliente affezionato da oltre cinquant’anni, per la sua politica conformista e ruffiana verso invertiti e omosessuali: spero che stia perdendo anche molti altri clienti.)

Del resto l’EXPO era partita male dall’inizio, quando Letizia Moratti volle tra i testimonials a favore della candidatura milanese gaglioffi come Jeremy Rifkin e perdenti strutturali come Al Gore, che furono strapagati – con i nostri soldi – per non far niente. Ha proseguito peggio, perché si è avvalsa e si sta avvalendo di maîtres à penser qualificatissimi e disinteressati, come il nobile Carlo Petrini e la colta Vandana Shiva (a proposito: i costi che dovremo – noi, e chi altri sennò? – sostenere quali sono, per costoro e tutta la Corte dei Miracoli che li segue?); per le inchieste e gli arresti clamorosi; per i ritardi immensi sui tempi di realizzazione previsti per le strutture; per la pervasiva sensazione di fallimento che coglie chiunque vi si avvicini.

Ma dell’EXPO sono sbagliate soprattutto, e radicalmente, le premesse di merito e gli obiettivi: la lotta agli OGM, all’agricoltura intensiva e alla deforestazione, per l’aumento della quantità di acqua da destinare all’irrigazione, per la diminuzione della popolazione mondiale con problemi di insufficiente alimentare, e via baggianando. Gli organizzatori, consegnandosi ad alcuni avanzi di tempi passati ed adottandone le parole d’ordine, stanno mettendo in piedi una manifestazione che avrebbe saputo di retrogrado e stantio anche cinquant’anni fa, figuriamoci oggi.

Ed entro nel dettaglio su alcuni dei vari punti: il rifiuto degli OGM appare anacronistico e velleitario quando questo tipo di coltura è presente sul 32% delle superfici coltivate a mais e sul 79% di quelle coltivate a soia. Per la deforestazione: dal 1900 al 2010 in Italia l’estensione dei boschi è passata da 4,5 milioni di ettari a 6,9 milioni, con un aumento del 55%, nonostante le devastazioni del territorio durante le due guerre mondiali; l’andamento non accenna a diminuire. Questo stato di cose è determinato in larga parte dall’aumento delle aree a coltura intensiva, che ha consentito di ottenere più prodotti da superfici ridotte, ed ha contribuito a ridurre drasticamente il numero di uomini a rischio alimentare: erano circa il 30% della popolazione mondiale (composta da circa 3,7 miliardi di persone) nel 1970, sono circa l’11% (su circa 7 miliardi) nel 2014; ferma restando la vergogna delle sofferenze dei nostri fratelli, che dovrebbero essere cancellate del tutto, è molto positivo che in poco più di quarant’anni il calo del numero di persone esposte a deficit alimentare sia stato del 19% in percentuale sul totale, e di oltre 150 milioni di persone in assoluto. Questo miglioramento è dovuto alla combinazione di fattori come l’introduzione degli OGM e l’aumento dell’agricoltura intensiva, e va considerato come un gran risultato contro i retrogradi imbecilli sul pensiero dei quali è stata organizzata l’EXPO.

Un ulteriore cenno sull’irrigazione, limitato all’Italia. Attualmente su tutta l’acqua immessa in distribuzione una percentuale più vicina al 70 che al 60 per cento è destinata all’agricoltura, sostanzialmente all’irrigazione. Si stima che almeno il 40% di questa immensa quantità evapori direttamente, senza svolgere alcun intervento sul ciclo vegetativo delle colture. È facile ricavare da questi dati che l’agricoltura, almeno da noi, non ha bisogno di più acqua, ma ha molto bisogno di razionalizzare il consumo che ne fa per ridurlo in misura sostanziale. Almeno del 25%, che significa reimmettere in distribuzione per altri usi quasi il 50% in più dell’acqua attualmente disponibile. Naturalmente va tenuto presente che questo processo potrà aver luogo a fronte di un adeguato volume di investimenti.

Concludo: l’EXPO rappresenta, a mio parere, una costosissima occasione persa e un fomite di corruzione, nonostante il pannicello caldo di una autorità anti corruzione inefficace, anche perché poco competente.

 

Desidero ringraziare per l’ispirazione complessiva di questo articolo e per molti dei dati in esso contenuti Luigi Mariani, che nel suo articolo “Expo 2015, sarà il festival dei luoghi comuni”, pubblicato da “La Nuova Bussola Quotidiana” del 29.09.2014, al quale rimando, svolge un’analisi molto più completa sull’argomento.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...