Animali, animali

Ritenevo il mondo giuridico della Repubblica Argentina il più qualificato tra i sistemi giuridici del Sudamerica, e uno tra i più apprezzabili tra i Paesi emergenti; occorre ora rivedere tale giudizio, visto che la locale Corte di Cassazione ha emesso una pronunzia incolta e sorprendente, definendo una femmina di orango “essere senziente e dotato di diritti”. Mi correggo: incolta si, al 100%, ma sorprendente non tanto.

Ho detto “non sorprendente” perché esiste una serie di soggetti singolari, normalmente non noti per le loro conoscenze giuridiche o filosofiche (o per altri tipi di competenze, se è per questo), che in proposito sproloquiano con una certa continuità: mi limiterò a citare il marpione Jeremy Rifkin (“… tratta gli animali con lo stesso rispetto con il quale vorresti essere trattato tu”) e l’intellettuale Michela Vittoria Brambilla (“È oggi necessario riconoscere i diritti di tutti gli animali con pari dignità”). È questa la fissazione: il riconoscimento di diritti pari a quelli dell’uomo agli animali; ma questo può avvenire solo nell’immaginazione degli animalisti e per la loro ignoranza, non certo in un mondo nel quale siano accettate le acquisizioni delle scienze giuridiche, filosofiche e naturali.

Un requisito indispensabile, anche se non sufficiente, per poter definire un soggetto come titolare di diritti è indubbiamente il possesso di intelligenza; ma, per farla corta, nessun animale può essere considerato intelligente, poiché nessuno raggiunge la capacità di sentire quel che sente, né quella di prevedere e organizzare il futuro sulla base dell’esperienza. Chi non fosse convinto di quanto da me sostenuto può leggere con profitto gli atti del dibattito sulla Conferenza di Danilo Mainardi sul tema “Gli animali sono intelligenti?” tenuta all’Università Federico II di Napoli il 14 gennaio 2010, in particolare l’intervento del Prof. Luigi Caramielli.

Oltretutto il concetto di “diritto” è un’elaborazione metafisica elaborata sulla base di particolarità riconosciute come esclusive dell’uomo, e non c’è motivo di credere che possa essere utilizzato in riferimento ad esseri non umani.

Le norme che possono applicarsi ai rapporti tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi sono piuttosto quelle che regolano i doveri dell’uomo verso gli animali, come correttamente recita il titolo della legge n. 189 del 20 luglio 2004.

Quindi, vergogna alla Cassazione argentina, e a tutti coloro che vogliono mettere gli animali sullo stesso piano dell’uomo; è invece vero che talvolta è l’uomo a scendere sullo stesso piano degli animali. Che è anche vero, ma solo per loro.

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