Il migliore dei mondi possibili? Certo no, ma insomma …

A giustificazione dei recenti, tragici e preoccupanti fatti di Parigi, molti di coloro che spargono vaselina e giustificazioni su tutto e su tutti coloro dei quali siano amici o complici portano l’aumento della diseguaglianza, che gli imbecilli attribuiscono all’organizzazione capitalista dell’economia ed alle conseguenti disuguaglianze.

Ma le disuguaglianze stanno davvero aumentando? È vero che individui e paesi ricchi diventano sempre più ricchi, e individui e paesi poveri diventano sempre più poveri, determinando una situazione di divario crescente, come dice Landini?

Si tratta di una sonora castroneria. I dati statistici ufficiali smentiscono clamorosamente questa vera e propria leggenda metropolitana, l’esistenza della quale è giustificata esclusivamente dall’ignoranza o (e?) dalla malafede di chi seguita a propalarla. Di questa castroneria coloro che l’hanno inventata sono soliti fare un uso a due botte: sul fronte interno per giustificare l’invidia sociale e la propensione alla violenza; e nell’ambito dei rapporti internazionali per dare una spiegazione alle condizioni drammatiche di sottosviluppo che affliggono tanta parte del terzo e del quarto mondo; o, addirittura, per trovare giustificazione alla vigliacca sete di sangue dei mascalzoni arabi, finanziati peraltro dai ricchissimi vampiri del petrolio, che ne sono ricattati e che a loro volta ricattano il resto del mondo sulla base del controllo di risorse delle quali si trovano a disporre per mera casualità, senza averne alcun merito.

Ma queste bugie sono smentite anche dalla Banca Mondiale, per la quale stiamo assistendo “al primo declino nella ineguaglianza globale tra i cittadini nel mondo dalla Rivoluzione Industriale”: parola di banchieri, che l’hanno pubblicato in un loro rapporto sullo stato dell’economia internazionale.

La distribuzione del reddito è rimasta sostanzialmente immutata fino all’inizio della rivoluzione industriale e del capitalismo imprenditoriale, e del coincidente inizio della fase di forte sviluppo della tecnologia. Fu allora che cominciò a crearsi un progressivo distacco tra l’occidente (con articolazioni interne) in via di forte sviluppo ed il resto del mondo che arrancava. Gli USA, a lungo motore mondiale della crescita, nel 1820 valevano 1,9 volte la ricchezza media mondiale; nel 1960 4,1 volte, per toccare un massimo di 4,8 nel 1999; ma nel 2010, ultimo dato disponibile, la loro ricchezza valeva 3,9 volte la media mondiale. Va fra l’altro notato che la diminuzione del distacco è stata determinata soprattutto dallo sviluppo dei ritardatari, non dalla crisi – che pure c’è – dei più sviluppati: il rapporto di ricchezza tra USA e Asia valeva 11 nel 1960, ed è ridotto oggi a meno di 5.

Vale la pena di notare che il recupero dal sottosviluppo si è verificato esclusivamente dove è stato applicato il sistema capitalistico. In Cina un irrigidimento del collettivismo, che ricalcava gli esperimenti di collettivizzazione delle campagne attuati da Stalin negli anni ’30,) causò qualche decina di milioni di morti per fame tra il 1958 e il 1961. L’uguaglianza fu raggiunta nella povertà e nella morte. In seguito, una certa liberalizzazione dell’economia ha consentito di invertire la direzione dei risultati in senso positivo (aumento di 12,5 volte del reddito tra il 197 e il 2013, e contestuale, spettacolare crollo del tasso di povertà dall’84% al 10%). Viceversa, la situazione attuale dei paesi collettivisti (ormai in pratica solo Cuba e Corea del Nord) è migliorata in misura assolutamente marginale.

“Una riduzione della povertà di queste proporzioni non ha paralleli nella storia. Mai prima sono stati tirate fuori dalla povertà tante persone in un così breve periodo di tempo”, hanno scritto nel 2011 accreditati commentatori economici statunitensi di area democratica.

Anche nei settori non strettamente economici l’effetto della libertà e della globalizzazione è stato fortemente positivo: dal 1960 al 2010 l’aspettativa di vita a livello globale è passata da 53 anni a 70; negli USA nello stesso periodo è salita da 70 anni a 78. Sono migliorati in misura spettacolare i dati mondiali sulla mortalità neonatale e infantile – ancora vergognosamente elevate, però – e quelli relativi alla scarsità di risorse alimentari e di acqua.

Credo che tutto sommato possano considerarsi il sistema capitalistico e la globalizzazione i due potenti motori che spingono la razza umana verso una migliore condizione di vita: sono alimentati dall’interesse ad una miglior condizione di vita che i singoli individui nutrono per se stessi e per la loro famiglia, e da quella spinta naturale al realizzare, che – diceva Einaudi in un suo memorabile pezzo – si eleva ad interesse sociale e a lievito della crescita comune.

Tutto questo sistema non funzionerebbe se non fosse alimentato dalla diversità delle caratteristiche – fisiche, di intelletto, di volontà – tra gli uomini; ognuno è se stesso, unico e irripetibile; diverso da tutti gli altri, ma contemporaneamente uguale a tutti i suoi fratelli nella dignità e nel possesso dei diritti dei quali ci provvede il fatto di essere nati tutti con la dignità di uomini.

Non voglio dire che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili, ma io non lo cambierei con nessun altro.

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