Gufi e falsari (e/o ladri?)

Appena completato il pezzo precedente, mi capita sott’occhio una notizia di agenzia che vorrebbe allarmare, ma che in effetti in chi abbia un minimo di informazione generale e di raziocinio suscita solo sorpresa per il mancato intervento repressivo delle forze dell’ordine e dell’ordine giudiziario a carico di coloro che ne sono protagonisti. Per truffa, naturalmente, o almeno per tentata truffa.

Recita il titolo: “Un miliardo di poveri in più entro il 2030 se il mondo non agisce subito”. Su cosa è fondata la previsione? Naturalmente non su dati, ma su previsioni condizionate e riferite in modo generico (l’Università di Denver: e chi in tale Università? Almeno, quale struttura?). Chi comunica la notizia? Oltre mille ONG di tutto il mondo, alcune delle quali di dubbia fama e comunque tutte abituate a oscene, interessate, promiscuità, riunite in una campagna chiamata action/2015. Su quali dati si fondano le previsioni? Su ipotesi senza fondamento, in quanto non posate su premesse credibili. A questo ultimo proposito basti dire che l’andamento dei fenomeni esaminati (sostanzialmente ricchezza e salute) secondo i comunicatori dovrebbe avere nel prossimo futuro un segno contrario a quello evidenziato per gli stessi fenomeni negli ultimi decenni, che viceversa è facilmente prevedibile debba continuare ancora a lungo, almeno se si consolidano il sistema della libera iniziativa economica e la globalizzazione.

E perché lanciare questa iniziativa, e dove è la truffa? L’obiettivo dichiarato è di ottenere che i “leaders mondiali” mettano in atto “azioni concrete per arrestare i cambiamenti climatici prodotti dall’azione umana, sradicare la povertà e promuovere le riforme”. Obiettivo vero, anche se non dichiarato, e truffaldino è mettere in atto un ricatto morale che obblighi i governi a stanziare somme quanto più possibile cospicue per iniziative che i promotori dell’appello provvederanno a gestire. È lo schema messo a punto per la cosiddetta lotta al riscaldamento globale: uno degli ideatori ne è Rajendra Pachauri, imprenditore con grossi interessi nel settore e dal 2002 Presidente dell’IPCC.

A parte l’evidente atteggiamento iettatorio, quale è il meccanismo che fa fare guadagni favolosi a Pachauri ed ai suoi complici? Semplice: l’IPCC certifica (anche falsificando i dati, come è stato dimostrato di recente) uno stato di crisi sul fronte del cambiamento climatico e chiedendo stanziamenti monstre per combatterla; li ottiene, poi ne organizza la spesa a vantaggio della cosca formata da coloro che li avevano richiesti. Il meccanismo della truffa è perfetto, i proventi altissimi (ci si muove su un ordine di grandezza di miliardi di dollari l’anno), e in più si ricevono anche distinzioni di prestigio, come il Premio Nobel che i babbioni (o complici?) di Stoccolma assegnarono all’IPCC nel 2007.

Il crimine è programmato in modo perfetto, con la professionalità che deriva da un’abitudine consolidata; per farlo saltare non si può far conto sull’esperienza e la serietà dei leaders (che non ci sono), ma solo sulla divulgazione della truffa. Ricordate i vestiti nuovi dell’imperatore? Beh, cominciamo a gridare che è nudo.

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