Altro che poteri forti! Uno solo, fortissimo

Non credo che abbiate fatto l’esperienza di trovarvi a muovervi immersi fino al collo in melassa densa o pece. Neanch’io, naturalmente, ma la sensazione di essere in quella situazione è talora ben viva, e l’immaginazione può aiutarci non poco a ricostruirne situazione e a trovare rimedi.

Tutto nasce dall’impossibilità di agire secondo la propria volontà, dal trovare, per qualsiasi movimento, una resistenza molto maggiore di quella prevedibile, e dall’essere costretto a muoversi ad una velocità molto minore di quella che vorremmo e alla quale siamo abituati. Trovarsi costretti a muoversi non secondo la propria volontà, ma secondo una forza esterna in grado di condizionarci: credo che ci si troverebbe nello stesso modo se fossimo sulla superficie di Giove, dove la forza di gravità è molto superiore a quella cui siamo abituati.

Anche molti di voi, ne sono sicuro, avranno provato questa sensazione nella loro vita privata; ma la coartazione si sente più forte se ci si muove dentro la pubblica amministrazione o in contatto con essa.

Sono nato diversi decenni fa, ed ho potuto vivere questa sensazione durante un periodo lungo della mia vita, riportando netta l’impressione che l’effetto descritto avesse un’intensità crescente nel tempo; ultimamente ho l’impressione che abbia raggiunto un livello insopportabile. Sembra che il fluido denso nel quale ci sentiamo immersi sia salito di livello, e che stia per soffocarci; che sia saltato l’abituale e finora rassicurante rapporto azione-effetto; che abbiano perso razionalità ed efficacia le azioni dei soggetti della pubblica amministrazione; e, soprattutto, che sia venuta meno la possibilità di collegare i comportamenti con i loro autori formali.

In presenza – diciamolo subito – di alcuni soggetti che con facilità assoluta riescono a concludere passaggi acrobatici, dei quali a volte è difficile spiegarsi come e perché possano essere andati a buon fine, superando controlli di merito e di legittimità. Sempre più spesso ci si va chiedendo chi sia stato a fare determinate cose, e perché; e il problema grosso è che è sempre più difficile arrivare a darsi una risposta accettabile.

Credo che i motivi di questa difficoltà siano due: il progressivo decadimento qualitativo dei componenti della classe politica, e l’altrettanto e corrispondente rafforzamento della struttura di potere occulta che da gran tempo esercita una sempre maggior influenza operativa sulle cose importanti che avvengono in Italia.

Questa struttura è rappresentata da persone che coprono con un’apparenza civile e di buona cultura, da élite illuminata, una natura spregiudicata e predatoria, da iena; i suoi membri esecutori sono per lo più individui trucidi , rabidi di soldi e di potere dal quale possano scaturire quattrini: nessun ideale se non quelli molto concreti di una disponibilità monetaria immediata da utilizzare per soddisfare le più immediate pulsioni piccolo borghesi: tranquillità economica per sé e la famiglia, volgari profittamenti sessuali con prostitute o prostituti, oggetti e vestiti ambiti al solo fine di poterne fare uno sfoggio pacchiano.

Lo strumento necessario a tenere insieme queste cosche all’interno del verminaio di personaggi luridi che ci circonda è quello del controllo delle posizioni di potere, effettuato allo scopo di escluderne altri e di rafforzare il proprio; e comunque di non lasciare alcuno spazio a coloro che non hanno accettato e non accettano di fare parte del sistema.

Ma quali sono le componenti che contribuiscono a formare questa crosta immonda che impedisce al nostro Paese di fare scelte funzionali al progresso verso migliori condizioni di vita?

Non è facile discernere le componenti di questa organizzazione a delinquere, anche perché i loro dirigenti non hanno alcun interesse a farsi conoscere o riconoscere, e quindi tendono a nascondere la loro presenza e – a meno di specifici interessi – anche il loro intromettersi nei singoli passaggi; pure, credo che ragionando sull’argomento possiamo arrivare a qualche conclusione.

Primo: occorre che la struttura di comando faccia riferimento a un soggetto organizzato sul territorio e radicato nelle organizzazioni professionali e imprenditoriali.

Secondo: deve trattarsi di organizzazione riservata, e i nominativi degli aderenti devono essere ignoti al pubblico.

Terzo: il vertice non può sopportare né un unico controllore né una direzione troppo ampia.

Quarto: la cooptazione deve essere l’unico modo in cui la struttura possa accrescersi e perpetuarsi: cooptazione di zii e nipoti, di puttane e di amasi, di amanti e parenti di ogni tipo, di ruffiani e di persone disponibili a fornire ogni più basso servizio.

Sulla base di quanto detto, l’intreccio tra massoneria e servizi segreti è disegnato. Questa associazione esiste da sempre (in passato al posto dei servizi c’erano gli alti gradi militari), da sempre comanda, anche se ha avuto un momento di flessione dalla liberazione ai primi anni sessanta, quando c’era una classe politica preparata e non disponibile ad essere condizionata.

Quel che ho detto spiega i fenomeni altrimenti inspiegabili di certe carriere che non conoscono flessione, l’improvviso sorgere di nuovi astri di colpo onnipotenti, la facilità con la quale taluni personaggi riescono a superare problemi di ogni genere, compresi quelli giudiziari. È la solidarietà tra complici che in questi casi viene in ballo.

Avvertenza: il disegno tracciato è schematico: per essere esaustivi occorrerebbero molti volumi ponderosi. Comunque è un inizio; e se qualcuno ha voglia di dire qualcosa sull’argomento, avanti!

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