Consociativismo e corpi intermedi

In questa fase travagliata della vita pubblica italiana si sente un gran parlare di corpi intermedi: di come Renzi voglia deprimerne l’importanza, di come invece essi siano essenziali per garantire l’effettività della democrazia. Il riferimento è sopratutto ai sindacati, ma anche ai partiti ed alle articolate forme di rappresentanza di interessi presenti nel nostro sistema. Io non concordo quasi in nulla con quello che il Presidente del Consiglio sta facendo (per lo più chiacchiere senza esito), ma sul punto specifico devo esprimergli tutta la mia solidarietà, insieme al consiglio di essere un po’più concreto.

La nostra Costituzione è stata scritta da un gruppo di persone di elevato livello morale e culturale, che però erano caratterizzati da un atteggiamento comune: per le esperienze personali vissute durante il regime fascista, avevano una non del tutto immotivata paura che dare a qualcuno l’autorità per assumere decisioni equivalesse a piantare il seme di una nuova dittatura. Si pensò quindi di stabilire quel sistema di ripartizione ed articolazione di competenze dal quale è discesa la grande difficoltà per gli organi pubblici italiani di prendere decisioni. Se a questa difficoltà oggettiva aggiungiamo le difficoltà soggettive derivanti da un progressivo scadimento qualitativo (e morale) dei funzionari pubblici, una spiegazione dell’incapacità della nostra macchina pubblica di fare cose concrete comincia ad essere chiara.

Di questa difficoltà a decidere l’esistenza e il peso dei corpi intermedi costituiscono una parte della spiegazione.

Istituiti come passaggio utile a garantire la validità ed il valore oggettivo delle decisioni da prendere, essi – ma non solo essi: anche le articolazioni intermedie della pubblica amministrazione e gli enti locali – sono divenuti luoghi in cui viene affermato concretamente il consociativismo verso il quale l’italiano tipico propende, la sede dalla quale ciascuno può portare a casa qualcosa, eventualmente anche col ricatto. La mancanza di quella sensibilità civica per la quale gli uffici di interesse pubblico devono essere ricoperti avendo come obiettivo il perseguimento del bene comune, e dell’obbligo di fornire un rendiconto della propria attività, completano il quadro.

Quali i rimedi? Nel lungo termine, senz’altro una molto più accurata selezione della classe dirigente, sia dal punto di vista morale che da quello tecnico-gestionale: basta con gli ignoranti, gli incapaci e i ladri. Nell’immediato, il ripristino di un rigido sistema di ripartizione delle competenze che eviti sovrapposizioni e condomini, e dal quale derivi una forte semplificazione dei processi decisionali.

Queste sono le riforme veramente ed immediatamente necessarie; se Renzi riuscirà ad avviarle diventerò un suo fan.

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