Perché non avrei votato Mattarella

Abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica nella persona di Sergio Mattarella: persona onesta e giurista abbastanza accorto e corretto da svolgere quella funzione di controllo sulla costituzionalità delle leggi e sulle sue proprie azioni alla quale Napolitano è apparso refrattario. Sulla persona e sulle sue qualità personali do un giudizio positivo; che si ribalta in assolutamente negativo se parliamo del politico.

Vi spiego il perché. Più che di una questione personale, riguarda la sua provenienza politica, e rispetto a questo parametro ognuno può e deve essere valutato anche in ragione della sua appartenenza. Sergio Mattarella proviene non dalla Democrazia Cristiana, ma da una fazione della Democrazia Cristiana: quella farisea, presuntuosa, faziosa, autoreferenziata, altezzosa, caratterizzata da un complesso di Napoleone tanto grande quanto immotivato, assolutamente priva di sense of humour e di autoironia che è stata definita “sinistra democristiana”. In effetti, di sinistre nella DC ce ne sono state diverse, caratterizzate da alcuni tratti comuni: una sfrenata passione per il potere, l’incondizionata disponibilità a fare qualunque cosa pur di conquistarlo, una assai occhiuta attenzione a farne partecipi in primo luogo parenti propri e dei coniugi, compagni di studi, mariti delle amanti. Nell’ordine.

Un’altra caratteristica spiccata della sinistra DC, che spesso il potere l’ha conquistato, è stato il disinteresse a gestirlo se non per perpetuarne il possesso. Questo ha fatto si che dalla sinistra siano sbocciati un buon numero di politici, ma pochissimi amministratori. Anzi, uno e mezzo solamente: Enrico Mattei, l’inventore e primo attuatore della corruzione politica in Italia, e il suo collaboratore e successore Alberto Marcora.

Sergio Mattarella ha lì la sua origine e la radice della sua esistenza politica; fu Ciriaco De Mita a volerlo in politica per completare l’opera di impossessamento della DC siciliana da parte della sua struttura di potere, iniziata da suo fratello Piersanti. L’operazione fu coronata da buon successo, facilitato dal buon motivo che si svolse senza modificare i rapporti tra parti del Partito e poteri forti locali: non poteva non riportarne le stigmate perenni.

Poiché si tratta di persona di buona stoffa, il suo atteggiamento non ha preso – non del tutto, almeno – quel tono plumbeo che avrebbe potuto e dovuto ereditare a doppio titolo, per l’essere siciliano e per l’essere di sinistra: finora (vedremo in seguito) egli ha conservato un certo spirito di innocente ironia, che traspare a momenti da un particolare brillìo dei suoi occhi.

Per concludere: se fossi stato un grande elettore per, Mattarella non avrei votato; è anche vero che, rispetto alla poca correttezza istituzionale ed alla faziosità di Napolitano, si tratta pur sempre di un bel passo avanti.

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