Il senso della misura? E dove sta di casa?

Che il gestore di una trattoria di Milano non conosca la ricetta della pasta all’amatriciana non deve fare stupore. Quello di cui non riesco a capacitarmi è lo spazio e l’importanza che a Cracco ed ai suoi colleghi vengono riservati dagli attori della comunicazione. Si tratta, perlopiù, non di gente che sa fare bene il suo mestiere, ma di persone che vellicano il proprio cervello alla ricerca di modi nuovi per presentare versioni degradate di vecchie ricette, aggiungendovi ingredienti o preparazioni, per lo più altamente inquinanti, studiate allo scopo precipuo di giustificare prezzi spropositati e vergognosi; chi ricorda il risotto con la sfoglia d’oro? E quanto al cervello, non intendo certo riferirmi alla capacità di immaginazione o di creazione, ma al massimo alle aree che presiedono alla furbizia ed all’imbonimento. Mi astengo dal parlare dei riconoscimenti nazionali e internazionali, che non valgono la carta sulla quale sono scritti.

È proprio vero che i complessi di inferiorità spingono a sopravvalutare gli altri, ma l’attribuire a fornitori di servizi una importanza non proporzionata alla funzione che svolgono è una delle prove della perdita di autocoscienza di coloro che vivono di quello che producono con la propria testa, e non con le proprie mani.

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