L’internazionale degli imbecilli, dei falsari e degli imbroglioni

Ci sono tanti segnali che la sinistra in genere, e i sedicenti ambientalisti in particolare, dopo un periodo di requie abbiano ricominciato a diffondere le loro vergognose e inattendibili invenzioni; galvanizzati dall’inutile “vittoria” (meno del 40%) in Grecia, prima di accorgersi dei danni a venire, credono che attraverso questa attività potranno completare quella conquista totale dell’opinione pubblica che ai più scaldati dei loro può apparire ormai inevitabile. Questa attività viene praticata senza eccezione di localizzazione in quasi tutto il mondo: potrebbe essere definita il frutto dell’opera della Internazionale degli imbecilli, dei falsari e degli imbroglioni.

Assistiamo a movimenti scomposti, talora a rivolte, contro interventi programmati al fine di garantire il miglioramento delle condizioni di vita di popolazioni; e non importa se gli interventi previsti siano tesi alla costruzione di una diga, di una strada, di un ponte, di un elettrodotto o – Dio ne guardi! – all’installazione di un impianto comunque collegato all’estrazione, alla lavorazione, al trasporto o al consumo di idrocarburi: la reazione sarà isterica, irrazionale, immotivata, ma violentissima.

Credo che il popolo della sinistra, che si è visto sconfitto in tutto il mondo nella sua pulsione rivoluzionaria, stia cercando un surrogato, una partita di consolazione; e lo stia facendo nel settore ambientale, utilizzando le armi sue tipiche, la menzogna e la violenza, e sfruttando i timori irrazionali derivanti dall’ignoranza.

Cito alcuni fatti: in Francia è stata approvata una legge sulla protezione dalle emissioni elettromagnetiche che non protegge niente e nessuno, perché niente e nessuno c’è da proteggere da un rischio che non esiste, come accertarono i massimi esperti mondiali su incarico del Ministero dell’Ambiente. L’unico effetto di quella legge sarà quello di aumentare sia la burocrazia (è prevista la creazione di una authority, tanto per cambiare) che i costi per operatori e utenti.

Qui da noi il Parlamento sta esaminando un ddl sull’introduzione nell’ordinamento italiano dei reati ambientali: il testo contiene una serie di riferimenti a circostanze non misurabili in modo obiettivo (“rilevante”, “grave”, “durevole” e via dicendo) che aprirebbero la strada a valutazioni soggettive del magistrato, dalle quali discenderebbero necessariamente disparità di trattamento della stessa fattispecie a seconda del magistrato competente, e contenziosi senza numero. Naturalmente questo ddl, presentato dal noto maestro di diritto Ermete Realacci, ha un forte orientamento in senso, come si dice, manettaro: e al diavolo qualunque considerazione (ma saranno in grado di farle?) sulla non effettività della pena detentiva e l’inesorabilità della sanzione amministrativa. Meglio cento processi in più, e cento titoli sui giornali, e tanto lavoro inutile per i magistrati, che una somma nelle casse dello Stato.

E sta anche montando un’opposizione ignorante, becera e violenta contro la parte dello “SbloccaItalia” che detta norme meno punitive sulle trivellazioni per la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi: tanto, chissenefrega di un po’ più di energia da importare.

Solo pochi esempi, ma abbastanza per dimostrare che le truppe sono in marcia, con l’obiettivo di invadere e saccheggiare le contrade del buon senso e della razionalità scientifica.

Rispetto all’ordine di marcia delle truppe napoleoniche, però, c’è un’importante novità. L’intendenza degli ambientalisti, infatti, non segue le truppe, ma le precede: prima er da magnà, poi, se c’è tempo, il resto.

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