Modesta proposta per ridurre la spesa improduttiva: eliminiamo il Ministero dell’Ambiente

Voglio (beninteso, indegnamente) parafrasare Churchill. Dirò pertanto: “Davanti al ministero dell’ambiente si è fermato un tassì vuoto: ne è sceso Galletti”. L’attuale ministro è il segnale sconfortante della parabola discendente della politica ambientale nel nostro Paese: un ministro inconsistente per un ministero inesistente.

Non è un fatto completamente nuovo: da quasi dieci anni quella povera amministrazione è flagellata da ministri ignoranti, incompetenti o politicamente inconsistenti (in alcuni casi queste caratteristiche si sono sommate nella stessa persona); in questo periodo ha perso drammaticamente capacità di intervento, dotazioni di bilancio, influenza, considerazione. Adesso sta toccando il fondo: ad un ministro trasparente si sommano direttori generali autoreferenziati che non rispondono a nessuno e comandano tutto; il Segretario Generale sotto inchiesta e con le valige pronte (cadrà in piedi, perché fa parte di una cosca potente); uffici del ministro allo sbando, dove gli addetti non sanno né cosa fare né perché farlo, e comunque non lo saprebbero fare, e dove impazza una faida interna tra casinisti (seguaci di Casini) e daliani (quelli che stanno con D’Alia) che mette a rischio la permanenza al Gabinetto del daliano Carpani, il quale probabilmente ne dovrà uscire; dipendenti allo sbando, privi di ordini e di idee; le poche attività delegate a soggetti esterni che, come l’ISPRA e la SOGESID, che hanno vertici amministrativamente e tecnicamente dequalificati. Bravissimi, però, a fare assunzioni. Il grande esperto ambientale che presiede la SOGESID, Marco Staderini, ha trovato il modo di farsi autorizzare a fare 128 assunzioni: c’è il bando, e pare che ci siano già anche gli elenchi dei vincitori. Più efficienti di così!

E dire che di gestire l’ambiente l’Italia ha un gran bisogno. La situazione presenta vari focolai di crisi in tutti i settori ambientali: il dissesto idrogeologico provoca in continuità suoi effetti devastanti per i beni e le vite degli italiani, senza che le costose strutture istituite per porvi un freno, con i loro segretari, producano altro che carte; non si mette mano alle necessarissime bonifiche del territorio, e l’attuazione delle pochissime iniziate si trascina su tempi epocali; non c’è traccia di iniziative che tendano a migliorare la qualità dell’aria; siamo in forte ritardo sulla depurazione delle acque reflue e sulla tutela degli acquiferi; della situazione dei rifiuti parlerò più avanti; ora mi limiterò a constatare che l’unica attività che il Ministero metta in campo è quella relativa al mercato delle emissioni, dove gira una quantità di denaro vergognosa e fuori controllo. Per chi crede alle coincidenze …

E poi c’è l’incubo della multa di 42.600.000 euro che ogni sei mesi dovremo pagare a Bruxelles fino alla completa soluzione del problema degli accumuli di rifiuti e delle discariche illegittime. In teoria a rispondere di questa cifra dovrebbero essere i cinque Presidenti del Consiglio e i cinque ministri succedutisi dalla sentenza di condanna del 2007, e che non hanno sistemato la situazione quando potevano farlo (Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Alfonso Pecoraro Scanio, Stefania Prestigiacomo, Corrado Clini, Andrea Orlando, Gian Luca Galletti). Sarebbe la Corte dei Conti a dover garantire il recupero allo Stato delle somme dovute; ma sappiamo tutti che per un debito di 4.260 euro il fisco ci perseguiterebbe per tutta la vita, mentre per somme di questo tipo nessuno verrà coinvolto. E pensare che alcuni potrebbero ben pagare la quota di loro spettanza, e anche per i loro colleghi.

Di fronte a questa situazione, stupisce che il Direttore Generale Maurizio Pernice, che praticamente dal 2009 all’altro ieri è stato il vertice amministrativo del settore, sia stato recentemente premiato con una nuova nomina a DG, nel delicato settore Clima ed Energia, del quale tra l’altro non capisce nulla.

Non voglio parlare qui del delicato problema costituito dal ricorso presentato dall’ex DG Storto, l’accoglimento del quale è destinato a sconquassare ulteriormente il già di pe sé precario equilibrio raggiunto dai DG con le loro nomine autoreferenziali.

Ma tant’è; così vanno le cose al Ministero dell’Ambiente, tra sprechi, insipienze, incapacità, baruffe, agguati e malversazioni.

A questo punto, sarebbe meglio chiuderlo, secondo il progetto che in vari miei scritti ho suggerito: ci sarebbe anche – almeno una volta! – una riduzione di spesa pubblica; che nel caso è certamente improduttiva.

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