La presa del potere

Il vecchio leader stava lasciando il campo. Dopo un lungo periodo durante il quale, sia nei momenti in cui era stato a capo del governo sia in quelli in cui era il riferimento dell’opposizione, si era trovato al centro della scena politica, pur senza annunziarlo formalmente ora si stava ritirando dalla vita pubblica. Chi sarebbe stato l’erede del suo ruolo politico era molto incerto: eredi designati non ce ne erano, perché era troppo grande la differenza di statura e di consistenza tra il Capo e coloro che lo avevano attorniato; e anche nel campo avverso non spiccava nessun personaggio significativo.

C’era quindi lo spazio per qualcuno che, dotato della quota adeguata di presunzione, protervia e prepotenza a condire la necessaria ambizione, si investisse (meglio: autoinvestisse) del compito di prendere in mano le redini dello Stato. Ed uno ce ne era, al quale le caratteristiche suaccennate non facevano difetto. Giovane quanto bastava, animato da ambizione smisurata, presunzione napoleonica, protervia luciferina e prepotenza quanta raramente se ne incontra in una sola persona, perché la sua valeva almeno per tre.

Non era molto colto, né troppo intelligente: ma furbo si, e di intelligenza ne aveva abbastanza per capire che dei punti deboli li aveva; e per non farli scoprire, come d’uso, sceglieva i suoi collaboratori tra gente ancor meno qualificata di quanto non fosse normalmente in uso tra i suoi concorrenti.

Approfittando di uno dei tanti momenti di crisi, il nostro, pur disponendo di un supporto parlamentare non molto consistente, con un atto di prepotenza era riuscito a farsi nominare Presidente del Consiglio; aveva formato un governo di coalizione e, per un breve periodo, aveva governato sull’affidamento di una maggioranza ampia.

Problemi interni (aveva spesso mancato alla parola data ai vari gruppi che lo sostenevano) avevano poi spaccato la maggioranza, e si era trovato in difficoltà; le aveva superate seguendo l’insegnamento di Machiavelli: essere “golpe” e insieme “lione”, cioè usare l’astuzia o la forza a seconda delle circostanze, e comunque l’inganno come arma abituale per far prevalere i suoi interessi.

Usando astuzia o prepotenza a seconda dei casi, i suoi avversari erano stati minacciati, o corrotti, o blanditi, o ingannati, spesso mediante l’utilizzo di sicari ben remunerati: in questa funzione un ruolo importante lo avevano svolto i finanzieri d’assalto che lo sostenevano. Sta di fatto che erano pian piano spariti dal novero delle alternative possibili.

Una volta consolidato i potere sospese i pagamenti ai sicari, partendo dai livelli più bassi; ma ben presto non ebbe bisogno di comprare nessuno, dato che per paura o per piaggeria tutti si offrivano di fare ciò che gli facesse comodo.

In breve tempo, iniziò così la dittatura; che finì male, ma questo è un altro discorso.

Sono lieto di aver potuto ricordare, innanzi tutto a me stesso, la storia della presa del potere da parte di Mussolini (no, non di Renzi, che è meno tosto e non dispone di un gran numero di fedelissimi), facilitata dal declino di Giolitti (no, non di Berlusconi, che a differenza di “Palamidone” non è mai stato capace di amministrare la cosa pubblica). Voglio ricordare, però, che historia est magistra vitae, e c’è chi ha parlato di “corsi e ricorsi”.

Auguri a tutti noi, ché ne abbiamo bisogno.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...