A proposito di centro destra

La crisi della destra è causata in primo luogo dalla gracilità dei fondamenti ideali: il richiamo al liberalismo che nel 1994 aveva sostanziato il manifesto di Forza Italia era stato individuato giustamente da Berlusconi come l’unico motivo di coesione accettabile – sia pure da qualcuno con riserve mentali – dalle componenti politico sociali (cattolica, liberale, nazionale, autonomista) che era necessario assemblare per sperare di ottenere la maggioranza elettorale. Per grazia di Dio la cosa andò bene, e ci salvammo dalla vittoria della sinistra, quella di allora, che avrebbe dato luogo ad una gestione del potere rozza, incolta, violenta e corrotta: altro che i melliflui finanzieri di Renzi o i “D’Alema boyssvelti di mano: avremmo sentito la mano dura di coloro che, nell’occuparsi d’affari, ricordavano di essere comunisti, alla Primo Greganti & Co., che fino a ieri facevano, e nei limiti consentiti dall’anagrafe ancora fanno affari soprattutto per fare politica. Tanto per intendersi, il felpato Davide Serra e il ruspante Oscar Farinetti non hanno solide idee politiche: sono innanzitutto squali, che sfruttano Renzi come mentore e guida, oltre che come dispensatore di benefici; in cambio gli forniscono conoscenze, quel po’ di professionalità che possono, e bassi servigi: credo che siano pronti a cambiare cavallo appena si prospetti utile. Va pure detto che a formare la coalizione del ‘94, oltre alla mano del Padreterno, concorse anche una somma di interessi comuni ai leaders delle componenti.

Una coalizione peraltro non solidissima, tanto che per ben due volte si sfaldò, perché Bossi da Scalfaro (nel 1994-95) e poi Fini da Napolitano (nel 2011) ebbero la promessa che, se avessero fatto mancare la maggioranza al Cavaliere, sarebbero poi stati chiamati a formare il nuovo governo, e si comportarono di conseguenza. Promesse fallite e non mantenute, per il non raggiungimento degli obiettivi prefissati e in linea con la natura poco limpida di tutti i personaggi in gioco.

Nel frattempo la vergognosa persecuzione giudiziaria alla quale B. fu sottoposto e – io credo soprattutto – la mancanza di effetti concreti dei suoi governi contribuirono a disamorare gli elettori. E nonostante il miracoloso recupero in limine, che consentì un risultato tutto sommato dignitoso, furono perse anche le elezioni del 2013. Il confinamento all’opposizione e le vicende connesse (sentenza di condanna, espulsione dal Senato, posizioni politiche connotate alternativamente da amore e odio per Renzi), unitamente all’assenza di un forte cemento ideologico, favorirono l’esplosione delle contraddizioni interne che ha portato alla situazione attuale, nella quale divisioni e litigi, non causate da motivi ideologici e neanche politici, ma da polemiche e beghe personali e soprattutto da interessi divergenti, inducono molti osservatori a pronosticare l’irrilevanza futura e definitiva della destra. Lo sfascio ipotizzato, con le conseguenti vittorie elettorali della sinistra, lascerebbe la maggioranza degli italiani, che certamente non è schierata a sinistra, priva di adeguata rappresentanza e di capacità decisionale sulle sorti dello Stato e della società, in un momento nel quale sono inevitabili cambiamenti radicali dello Stato e della sua organizzazione.

Se questo avverrà, sarà per colpa dei vertici attuali del centro destra, sui quali varrà la pena di fare qualche considerazione, richiamando le caratteristiche negative che li caratterizzano in maniera spiccata.

Possiamo cominciare dai prerequisiti per dire quello che a molti appare: la generale assenza della qualità morale minima che dovrebbe caratterizzare chiunque abbia in programma di dedicarsi alla vita pubblica. Questo non significa solo che i disonesti debbano essere esclusi: ma che dovrebbe essere escluso chiunque per attitudini personali o per comportamenti risulti al di sotto dei livelli morali richiesti per poter classificare una persona “per bene”. Bene ha fatto la CEI nel pubblicare i noti, giusti, apprezzamenti; solo non si spiega perché la distinzione tra innocenza processuale e moralità sia stata espressa solo nella circostanza dell’assoluzione di Berlusconi, quando ai vescovi non possono essere ignoti altri nomi ed altre circostanze tali da meritare una severa condanna. Parlando di requisiti morali, naturalmente, non parlo solo di non essere incorsi in atti illeciti durante la gestione della cosa pubblica, ma anche di adeguati comportamenti individuali: a chi conduce vita disordinata, mostrando di non saper guidare se stesso, non può essere data fiducia perché guidi la società.

Per certi versi ancor più grave può essere considerata l’impreparazione alla gestione della cosa pubblica. È infatti evidente che chi non ha pratica né sapienza amministrativa non può essere in grado di indirizzare la Pubblica Amministrazione là dove vuole che sia condotta. Conseguenza immediata di questo stato di cose sarà il doversi affidare ad “esperti” o “collaboratori” spesso consigliati o imposti dalla cupola, con l’esito finale di mettersi in mano, a meno di colpi di fortuna, a dei marpioni o a dei confusionari. Le recenti vicende di Gianni Alemanno (cattivi collaboratori) e di Maurizio Lupi (nomi suggeriti) dovrebbero chiarirci come si sviluppano le situazioni.

Ma colpa principale degli attuali dirigenti del centro destra è l’ASSENZA DI CULURA, CIOE’ DI UN DISEGNO STRATEGICO E PROGRAMMATICO verso il quale indirizzare l’azione politica; questo fa sì che a stabilire quali debbano essere le decisioni da prendere nel migliore dei casi siano i supposti orientamenti degli elettori e il loro gradimento. Per fare due esempi basterà citare la deriva demenziale assunta da Forza Italia in senso animalista e su quelli che, mentendo, alcuni chiamano “diritti civili”.

Mi appare evidente e prioritario che premesse e punti qualificanti dei programma debbano essere:

  • Il radicamento nella tradizione storica e filosofica europea, con le sue connotazioni giudaico cattoliche;
  • La difesa della libertà, ed in essa di tutte le libertà; tenendo presente che si può parlare di libertà effettiva non in quanto formalmente garantita, ma in quanto ne è effettivamente garantito l’esercizio. La libertà principale è la libertà religiosa, dalla quale tutte le altre libertà discendono;
  • Il riconoscimento della persona e della famiglia naturale fondata sul matrimonio come elementi fondamentali della società;
  • La giusta valorizzazione di tutte le forme di lavoro e della dignità di tutti i lavoratori;
  • La libertà economica e d’impresa, base dello sviluppo e del benessere;
  • La solidarietà interclassista, fondamento dei rapporti e delle dinamiche sociali;
  • La liberazione di tutte le energie valide della società, anche tramite l’abrogazione della normativa liberticida sugli ordini professionali;
  • L’eliminazione di tutti i limiti alla concorrenza;
  • L’uscita dello Stato e degli enti pubblici da tutte le attività economiche;
  • Diminuzione del perimetro dell’attività statale e pubblica in genere, secondo il principio di sussidiarietà;
  • L’organizzazione di un serio ed effettivo programma di garanzie e controlli;
  • Ristabilimento di una funzione giudiziaria sottoposta unicamente e senza equivoci alla legge.

Tutte queste sono istanze presenti nell’inconscio dei nostri, ai quali spesso manca la cultura necessaria ad esprimerle e a perseguirle. Riprenderle in mano, elaborandole ed approfondendole adeguatamente, ed adeguatamente presentarle all’elettorato, potrebbe dare risultati positivi sorprendenti e non previsti.

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