I problemi del Ministero dell’Ambiente

Anche sui luoghi di lavoro avviene che tra colleghi, o tra superiori e inferiori, si litighi: e specie se ci sono di mezzo questioni di interesse, di prestigio o di potere. Così al Ministero dell’Ambiente, che continua ad essere totalmente inattivo e in stato fallimentare, è in corso un regolamento di conti che lascerà sul terreno qualche cadavere effettivamente morto, tra i tanti cadaveri ambulanti (mi pare si dica “zombie”: va bene, corrisponde) che vi sono in circolazione.

Prima di passare a riferirvi cosa sta succedendo, però, voglio richiamarvi alla memoria la situazione: il Ministero è da tempo in stato fallimentare, per l’incapacità e l’impreparazione dei suoi vertici; il ministro Gianluca Galletti è assolutamente non operativo, neanche sulle poche questioni che vengono portate alla sua attenzione; i suoi uomini, il consigliere Mauro Libé e il Capo di Gabinetto Guido Carpani, rei di lesa maestà e (pare) di insubordinazione, sono stati del tutto esautorati; tutto quello che i Direttori Generali consentono al ministro di decidere è così in mano al Vice Capo di Gabinetto – residuo dei sette o otto a suo tempo nominati – Giuseppe Leotta, il quale nella vita privata fa il magistrato militare, ed è quindi giustificato se non brilla per capacità amministrative; d’altro canto i Direttori Generali sono anch’essi frutto di una procedura non molto limpida, che ha determinato la presentazione di una serie di ricorsi che hanno serie possibilità di essere accolti; a completare il quadro, anche sul Segretario Generale Antonio Agostini risulta siano in corso inchieste che hanno bloccato la sua prevista nomina alla già prevista Presidenza dell’Autorità sul Nucleare. Aggiungete che il personale, oltre ad essere malguidato, è scarso di numero, e che le risorse sono ridotte al lumicino, ed un soggetto è presentato.

Un soggetto, perché ce ne sono altri due: ISPRA e SOGESID. ISPRA, ente pubblico strumentale al Ministero, versa anch’essa in condizioni di illegittimità, avendo un Presidente, il Professor Bernardo De Bernardinis, nominato nonostante fosse stato colpito da una condanna penale, e in quanto tale ineleggibile. Oltretutto, la struttura di dettaglio è da mesi in attesa di essere approvata; una versione è stata presentata da De Bernardinis in uno streaming di quasi tre ore, giudicato incomprensibile da larga parte del personale: ma poiché era frutto di una iniziativa del Presidente non concordata coi vertici del Ministero, ne è stata rinviata sine die l’applicazione e non se ne sa più nulla.

E questo proprio mentre l’ISPRA e i suoi vertici – De Bernardinis e il suo competentissimo DG Stefano La Porta, reduce dal trionfo dell’aver redatto, su incarico dell’allora Presidente Marrazzo, lo splendido piano regionale dei rifiuti della Regione Lazio, dell’efficacia del quale ognuno può rendersi conto – sono in questo momento in difficoltà di fronte all’attacco rapinoso della SOGESID, che Casini ha dotato di un Presidente abile, competente, corretto, soprattutto dotato di quello che più serve a chi fa il suo mestiere: un bravo protettore, nella persona di Pier Ferdinando Casini, che mira a portare nei suoi armadi gli incarichi di lavoro del Ministero, e nelle sue cassette i pochi soldi dei quali il Ministero dispone.

Marco Staderini (è lui il Presidente della SOGESID del quale stavo parlando) ha infatti appena firmato un accordo col quale il Ministero affida alla sua società praticamente tutte le attività che vorrà svolgere, anche quelle istituzionalmente destinate all’ISPRA. Comprese le scelte politiche! Una volta tanto, e visto che il Ministro non è del PD, i sindacati si sono attivati per il mantenimento delle attività proprie, al Ministero o almeno all’ISPRA; e soprattutto del mantenimento all’ISPRA dei pochi fondi disponibili: secondo la CGIL, a meno di nuovi interventi, ISPRA è oggi in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti solo fino al mese di giugno.

De Bernardinis, sentitosi abbandonato dal Governo, sta cercando riparo all’opposizione; il deputato del M5S Massimo Felice De Rosa è il più attivo sul campo: a testimonianza della solidarietà del suo movimento con De Bernardinis ha presentato una lunga anche se sgangherata interrogazione ed ha partecipato ad una Assemblea del personale.

Insomma, il Ministro Galletti non ha vita facile di questi tempi; ma lui se ne sta a Largo Goldoni, e il suo massimo impegno sta nell’impedire al Capo di Gabinetto di spostare lì i suoi uffici. Al Ministero qualcuno ci dovrà pur stare; e se nessuno se ne accorge, pazienza.

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