Tre casi demenziali

L’avvicinarsi della stagione calda produce nelle menti non perfettamente equilibrate un forte aggravarsi degli scompensi e delle forme parossistiche, che sfociano in iniziative – alcune delle quali ricorrenti, altre determinate da precise circostanze, altre ancora assolutamente inconsulte – fuori da ogni logica e contrarie alla tradizione e al senso comune. E vengo subito agli esempi.

Già da molti anni l’avvicinarsi della Santa Pasqua, alla quale è connessa la tradizione gastronomica dell’agnello (ma a Roma diciamo abbacchio), fatto arrosto o cotto in altra maniera, desta le ire furibonde di alcuni animalisti, che si indignano per la “strage” che si farebbe dei figli della pecora. E pensare che si tratta di una tradizione antichissima, certificata da oltre tremilacinquecento anni (vedi la Bibbia: gli ebrei cenarono con l’abbacchio arrostito prima di lasciare l’Egitto, e per celebrare l’evento crearono la tradizione), sempre mantenuta viva. Ebbene, ogni anno in occasione della Pasqua si levano alte le strida di coloro che deplorano la “strage degli innocenti”: gente – ne sono sicuro – che nella loro vita si sono nutriti e si nutrono di altri esseri viventi, dai pesci ai manzi, e dalla quale sarebbe difficile avere una risposta sul perché l’agnello no e le altre carni sì. Una risposta valida a questa gente sarà quella di incrementare la quantità di abbacchi sulle tavole del periodo pasquale. Alla faccia degli animalisti.

C’è un problema specifico, sorto da poco: molti olivi pugliesi sono vittime di un parassita alloctono, la xylella fastidiosa, un gammaproteobatterio che ne causa l’essiccamento e la morte. Seguendo esperienze millenarie, l’unico rimedio è l’abbattimento quanto più possibile sollecito della pianta affetta, per impedire che l’epidemia di parassiti si espanda. Certo, fa male al cuore vedere abbattute piante centenarie, che segnano la continuità nel progresso della nostra specie: ma razionalità vuole che così si faccia, anche se i leccesi vanno in piazza a protestare. Ebbene, gli immobilisti – coloro che, ignorando l’esistenza della evoluzione naturale del mondo, ne vogliono impedire qualunque cambiamento – preferiscono veder morire mille piante per conservarne una: altrettanto avviene con coloro che si indignano se si abbatte un pino vecchio, e non sanno che il pino vive qualche decina d’anni, dopo i quali in ogni momento potrebbe cadere, causando rischi a persone e a cose.

Ma la fattispecie più singolare è quella del terzo tipo: la coltissima onorevole Maria Vittoria Brambilla ha infatti presentato alla Camera un disegno di legge che vorrebbe qualificare a reato il cibarsi di carne di coniglio, classificandolo come animale da compagnia. Non c’è neanche bisogno di commentare questo fatto, che parla da solo. Resta solo da considerare che l’imbecillità degli uomini (e, per carità, anche delle donne) è sconfinata, e pervade di sé la Terra e i Cieli. Che il Signore abbia pietà di noi tutti; unico conforto è sapere che la Sua infinita Giustizia saprà a chi applicare le giuste ricompense (e anche le giuste pene).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...