Un sistema malato, l’ingordigia della sinistra e i guai degli eccessi

Sui giornali ed alle televisioni si comincia a parlare del flusso di finanziamenti illeciti verso il PD e i suoi uomini, e c’è chi palesa meraviglia. C’è piuttosto da meravigliarsi della meraviglia degli ipocriti mascalzoni che fingono di venire a conoscere fatti che da decenni sono di comune conoscenza solo oggi, e solo perché un procuratore si è trovato costretto ad aprire un procedimento, che ha ad oggetto fatti che sono sempre avvenuti, e sempre sono stati protetti dallo schermo omertoso teso tra il partito comunista, in tutte le forme in cui è stato declinato nel tempo (PCI, PDS, DS, PD), e la magistratura, con la connivenza non inconscia della stampa, della RAI, e degli altri mezzi di comunicazione.

E l’omertà su questo punto (i finanziamenti) ha un’origine lontana nel tempo, nei primi giorni della Repubblica, quando ministro di Grazia e Giustizia era il noto gentiluomo Palmiro Togliatti, al quale non è irragionevole far risalire il patto scellerato che ancora inquina la vita pubblica italiana. E la magistratura ha sempre coperto segreti e malefatte: dal furto delle riserve auree della RSI (il famoso oro di Dongo), ai finanziamenti (in dollari: i rubli non li volevano) ricevuti dall’URSS fino agli anni ’90, al flusso continuo di soldi provenienti dal malaffare gestito dalle cooperative e dalle municipalizzate, alle tangenti fornite da molte aziende pubbliche e private.

Salvo rare, coraggiose iniziative individuali tutto ciò è stato assolutamente ignorato da opinion leaders, mezzi di comunicazione, politici. Io sono convinto che la colpa maggiore della Democrazia Cristiana sia stata proprio che alcuni suoi uomini siano stati omertosi con la sinistra per coprire furti e malversazioni condotte a vantaggio della propria corrente o, come frequentemente è avvenuto, della propria persona. Sta di fatto che, a partire dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, nessuna opera pubblica importante è stata assegnata a consorzi nei quale mancasse una delle grandi cooperative di costruzioni, presente per “tenere buone” le rappresentanze centrali o locali del PCI. Ritengo – e i fatti mi confortano in questa opinione – che l’andazzo sia proseguito con PDS e DS e stia proseguendo con il PD.

Grande fucina e luogo di ingegnerizzazione di queste procedure fu l’Italstat, che assunse le funzioni di distributore delle quote e di garante della ”equità” delle spartizioni; venuto a cessare questo soggetto con tangentopoli, nessuno ha più avuto la forza politica per assumerne il ruolo; ma il sistema, ormai lubrificato e perfettamente a punto, ha proseguito a funzionare per spinta dei partecipanti.

Tutto questo vuol dire, evidentemente, che il sistema dei grandi appalti va rovesciato dalle radici e ricostruito su nuove premesse, che vedano i principi della concorrenza applicati in ogni fase dei procedimenti; che riesca a fondare ogni passaggio amministrativo o burocratico sul conflitto di interessi tra i soggetti in campo; e veda l’estirpazione dei cancri che lo corrodono, e la successiva cauterizzazione delle ferite conseguenti.

Perché, anche questo va detto, le cooperative hanno fatto il loro porco comodo e grandi schifezze; ma non crediate che le imprese private – e quelle pubbliche quando c’erano – si siano comportate meglio.

Questo stato di cose ha tratto origine da due trasversalismi (o consociativismi, come preferite: quello verticale tra imprese e stazioni appaltanti, e quello orizzontale tra i diversi soggetti in quanto rappresentanti dei vari partiti e centri di interesse); i quali, strumenti di un’attività tendente a massimizzare gli utili più o meno legittimi, agivano usando grandi dosi di sedativi e di lubrificanti.

Molto ancora ci sarebbe da scrivere, ma questo non è un trattato; mi limiterò quindi a dire che il sistema sta saltando per eccesso di avidità del gruppo di potere egemone (che, per esempio, controlla in toto il Ministero dei Lavori Pubblici nella sue vari denominazioni, e almeno dall’inizio del secolo), che sta esagerando.

L’esagerazione nelle pretese e nelle avidità determina spesso il crollo dei sistemi criminali e di potere: speriamo che sia così anche questa volta.

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