Dal Ministero dell’Ambiente, brevemente

Al Ministero dell’Ambiente le cose vanno di male in peggio: ha perso il settore di maggiore attività e più cospicui finanziamenti, il dissesto idrogeologico o Tutela del Territorio, requisito dalla Presidenza del Consiglio; si trova in stato di totale marasma nella messa a punto dell’organizzazione interna e dell’alta dirigenza; e ora il povero ministro Gian Luca Galletti sta perdendo anche il suo buen retiro, l’ufficio di Largo Goldoni nel quale ha passato gran parte del tempo nel quale si è trovato ad essere titolare del dicastero. Questo appartamento, 400 mq. affittati dal Comune di Roma al fitto di 1 (uno) euro l’anno, consegnato al ministero in perfetto ordine ed oggetto di pesanti, costosissimi interventi reputati necessari dalla ministra Prestigiacomo (chi è stato l’architetto?), era pervenuto al ministero a seguito di un accordo con l’allora Sindaco Walter Veltroni; in questo accordo era stata compresa la cessione al Ministero di Villa Farinacci alla Bufalotta, comprensiva del parco di 30.000 mq. e dei tre milioni di euro necessari al suo ripristino: passati ormai oltre dieci anni dall’accordo, non sarebbe male sapere cosa è avvenuto del Centro di Cultura Ambientale con annessa Biblioteca Ambientale del quale era prevista la realizzazione; e soprattutto dei tre milioni di euro pagati dal Comune.

Tornando a Galletti, possiamo dire che per la verità in questo periodo nessuno ha patito molto la sua assenza: i direttori hanno seguitato a fare come gli pareva e a non informarne il ministro, il gabinetto ha proseguito nel non seguire le istruzioni e a perdere vicecapi, addirittura il fido (?) Mauro Libè è andato per la sua strada; da parte sua il Segretario Generale Antonio Agostini è stato rinviato a giudizio per reati contro la Pubblica Amministrazione commessi in altro ministero; sul nuovo organigramma pende un pesantissimo ricorso presentato dal D.G. Storto, sul quale si sta cercando un compromesso illegittimo e probabilmente illegale.

Nel frattempo il ministero giace in stato di animazione sospesa: non avendo indicazioni né (tanto meno) ordini, il personale resta inerte, in attesa di novità. Solo gli alti dirigenti seguitano a farsi gli affari loro, disputandosi ogni briciola di potere. Ecco, quello di torpida, melassosa attesa è lo stato di cose vigente a Via Cristoforo Colombo, che il ministro ripete dai capi dell’organizzazione dalla quale dipende: e, visto l’andazzo, anche la struttura si è adeguata all’atteggiamento del Capo.

Vista la situazione, ed essendo in corso – almeno a quanto dice Renzi – la spending review e la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, mi permetto di riproporre un interrogativo già più volte espresso: la cancellazione del Ministero dell’Ambiente quando avverrà? Sapendo che se anche avvenisse oggi pomeriggio, sarebbe già molto tardi; mentre facendolo sparire, oltre a cancellare una struttura inutile potremmo far risparmiare all’Erario gli stipendi oggi sprecati di un ministro, di due sottosegretari e delle loro cricche.

Però le funzioni esplicate dal Ministero dell’Ambiente sono necessarie; ma affidarle ad una bella agenzia sarebbe una splendida soluzione.

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