Crepino gli astrologi

Scrivendo quello che sto per scrivere, sarà confermata l’opinione di chi mi ritiene un incolto fazioso, ma visto che tale giudizio verrebbe dalla solita cosca ammuffita di faccendieri dell’ambiente e degli utili idioti che beotamente li seguono, ritengo di avere non solo il diritto, ma anche il dovere, di fregarmene altamente.

Nella notte sul 24 ottobre 2014 il vertice europeo ha approvato un accordo sull’ambiente che tra altri impegni prevede per il 2030 la riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990. Tale accordo modifica quello vigente, che prevedeva una riduzione del 20% per il 2020; il rinvio di termini già pubblicizzati come irreversibili è una prassi comune a molti governanti e a tutti gli ambientalisti intruppati nel pensiero unico. Spesso la tattica funziona, perché la gente ha la memoria corta e tante cose per la testa, cosicché la maggioranza dei cittadini non ha tempo né voglia di seguire problemi che non li tocchino direttamente, e nel breve periodo.

Pochi che non siano particolarmente interessati a ciò che succede intorno all’ambiente ricordano che il Club di Roma, nel suo ingiustamente celebrato studio sui limiti dello sviluppo, formulò tra molte altre baggianate ammantate di prosopopea la previsione dell’esaurimento certo degli idrocarburi entro la fine del millennio. Era il 1972, ed oggi – a oltre cinquant’anni da allora, nel quindicesimo anno del nuovo secolo e nonostante un andamento dei consumi in forte aumento almeno fino all’inizio della crisi economica – abbiamo la tranquillità di sapere che le riserve accertate di idrocarburi sono ben più abbondanti di quelle conosciute nel 1972.

E da allora, previsioni insensate e smentite dai fatti in quantità crescente. E spostamento delle date della catastrofe conseguente alla smentita fattuale delle previsioni in avanti di decenni, senza sognarsi di voler ricordare che le previsioni fatte erano errate; tutto ciò è in gran parte frutto del “lavoro” di una commissione non scientifica, guidata da un uomo d’affari di dubbia reputazione in grave conflitto di interessi: l’IPCC, i cui componenti sono pagati (profumatamente) con i nostri soldi e che è stata anche insignita del Premio Nobel (nessuna preoccupazione: se l’hanno dato a Dario Fo e ad Al Gore vuol dire che lo può avere proprio chiunque; e a questo proposito io avrei anche qualche altro nome di paragone).

L’IPCC produce dei rapporti che nessuno legge in edizione integrale, ma dei quali vengono diffusi stralci ed anticipazioni. Voglio limitarmi a ricordare i titoli di giornali del 2008, in commento al rapporto appena annunziato: “Entro l’estate Polo senza ghiaccio; “Ambiente, due anni per salvare il mondo; “La Terra è troppo calda: Scenari da film horror”. Un’azione terroristica, dunque, dalla quale i membri dell’IPCC traggono i loro buoni risultati: ben pagati e restii ad andare a lavorare sul serio, sarebbero disposti a dichiarare qualunque cosa pur di non essere costretti ad annunziare pubblicamente l’inconsistenza del loro lavoro! Ma la verità è che la loro attività è sostanzialmente priva di qualsivoglia utilità; esattamente come loro.

Ma l’IPCC non è l’unica fonte di castronerie iettatorie: in questa attività si distinguono anche i membri maschi della famiglia reale inglese: ieri l’intellettuale Filippo d’Edimburgo, marito della regina e in quanto tale detentore dell’attacco di cappello migliore della storia recente: e poi il brillante erede permanente al trono, il principe Carlo. Il primo sosteneva che la razza umana era il cancro del pianeta, e che se fosse rinato avrebbe voluto farlo in forma di virus letale, per uccidere quanti più uomini potesse; ed il secondo che è afflitto dalla monomania dell’imminente fine del mondo, per cui si fa continuamente portatore di notizie letali. In effetti le previsioni del principe vedono sempre spostato il tempo della loro realizzazione: nel 2008 disse: “Abbiamo soltanto 18 mesi per fermare il disastro provocato dai cambiamenti climatici”. Visto che quella volta il mondo si è salvato, nel 2009, Carlo cambiò data: “Sui cambiamenti climatici ci rimangono solo 99 mesi [8 anni e 3 mesi – nda] prima di raggiungere il punto di non ritorno”. Abituato a non perdere battute, nell’occasione lo scienziato e politico Ermete Realacci chiese al Governo italiano di raccogliere “l’appello lanciato dal Principe Carlo”.

Insomma, di iettatori imbecilli ce ne sono tanti: basterebbe non filarseli, ma purtroppo il pensiero unico dominante e i mezzi di comunicazione che se ne fanno organi li tengono in grande considerazione. Beh, se vi dovessi dire, io quando li sento non faccio neanche più gli scongiuri.

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