Niente diritto naturale? Niente diritto.

Nessun potere umano ha la possibilità di modificare il contenuto del Diritto Naturale. Diritti e doveri essenziali degli uomini sono scritti indelebilmente nella essenza dell’uomo, alla quale sono connaturati. Nessun atto o soggetto umano può istituirli o modificarli: il massimo potere umano in materia è quello di riconoscerli, e determinare con norme positive il modo della loro applicazione in un determinato contesto ordinamentale. Le varie pronunzie in materia, per quanto solenni siano state o possano essere, hanno natura di fonte giuridica dichiarativa, mai costitutiva.

Sono colto da grande perplessità, quindi, nell’apprendere che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato che è diritto di tutti vivere in un contesto istituzionale nel quale siano dichiarate legittime le nozze tra persone dello stesso sesso ed i rapporti giuridici che ne conseguono.

Chiaramente, come avviene per tutte le disposizioni che siano in contrasto col Diritto Naturale, anche la pronunzia della Corte Suprema non solo può legittimamente non essere osservata, ma a norma dei Sacri canoni è espressamente vietato osservarla e metterla in pratica. Ciò vale non solo per i cattolici e i cristiani, ma anche per tutte quelle persone che, in buona fede, intendano seguire i principi di comportamento derivanti dall’analisi dei principi morali della convivenza umana. In breve si potrebbe dire: per tutti gli uomini di buona volontà.

Considerato l’oggetto della pronunzia della Corte, non appare di immediata comprensione il modo nel quale essa debba essere disapplicata, e a me viene in mente solo l’obbligo incombente ai membri dei corpi legislativi dei singoli Stati confederati ed i soggetti ai quali è conferita la funzione di celebrare matrimoni, i quali – dal punto di vista legislativo gli uni, da quello amministrativo gli altri – dovranno rifiutarsi di mettere in pratica la prescrizione. L’obbligo di non riconoscere né applicare la norma si estende poi naturaliter quanti altri comportamenti ne possano conseguire.

Si è detto in passato che l’Italia era la patria del diritto, in quanto Paese nel quale furono individuati e successivamente approfonditi e precisati gran parte degli istituti giuridici: sicuramente questo è vero per quanto riguarda gli antichi romani e gli studiosi del Medioevo, ma altrettanto sicuramente non rispecchia la situazione dell’Italia di oggi. Valga, a dimostrare la veridicità di questa affermazione, una analisi anche superficiale della più recente legislazione: leggi confuse, scritte male, in contraddizione con se stesse, contenenti disposizioni ingiuste, anche gravemente, oltre che pronunzie giudiziarie che arrivano a stabilire il paradigma dell’incultura giuridica, dimostrano lo stato di degrado nel quale versano i corpi rappresentativi dello Stato, i vertici della sua struttura amministrativa e – fatte le rare, debite eccezioni – il corpo giudiziario.

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