Levantini, pirati e ladri

Nel 67 a.C. Gneo Pompeo, già insignito dalle sue truppe del titolo di Magno, ricevette dal Senato di Roma una magistratura straordinaria dotata di poteri dittatoriali con la quale avrebbe dovuto risolvere il problema dei pirati che impedivano il libero esercizio dei traffici nel Mediterraneo Orientale. Tra loro si trovava un miscuglio di razze, dai nordafricani agli slavi ed ai meticci greco persiani delle coste turche, ma la quota maggiore era costituita da greci del continente e delle isole; erano dotati di basi sicure in Turchia, in Siria, in Croazia, in Albania, e soprattutto nelle isole greche; da lì avevano conquistato oltre quattrocento città costiere e dominavano l’area, acquistando immense ricchezze. La loro attività consisteva nell’attaccare e depredare navi da trasporto e città, impadronendosi di bottino e di uomini da vendere come schiavi. Insignito del comando, Pompeo organizzò una campagna che in poche settimane portò alla sparizione dei pirati ed alla sicurezza dei trasporti: per cinque secoli i pirati non ricomparvero nelle acque del Mare Nostrum. Ricomparvero alla fine del dominio romano, per riprendere le loro attività attraverso un’alternanza di vicende – tra le quali Lepanto – proseguita fino a pochi decenni fa.

La propensione dei popoli mediorientali – asiatici ed europei – a vivere di ladroneggio, di malaffare e di imbrogli fu poi testimoniata da costanza di comportamenti che portò la parola “levantino” ad indicare chi vivesse di furti, di imbrogli, di falsità; non mantenere la parola data e tentare di mascherare la scorrettezza con mille scuse, menzogne ed invenzioni era una delle caratteristiche salienti di questo comportamento.

La Grecia attraversa adesso una fase di gravissime difficoltà economiche e finanziarie, che determinano problemi crescenti per la popolazione. A queste difficoltà lo scravattato Governo greco – il garzoncello Tsipras col suo stolido sorriso inchiodato sulle labbra e il gaglioffo, incompetente ed inaffidabile Varoufakis – afferma di fare fronte con l’impegno “patriottico” a pagare gli abissali debiti contratti con l’universo mondo solo come e quando vorrà, a prescindere da clausole e da impegni legittimamente assunti.

L’affermazione che a questo comportamento cialtronesco sarebbe necessario per motivi di patriottismo ha lo stesso valore della giustificazione del grassatore che dice: l’ho fatto per i miei figli. Sarà sicuramente vero, ma resta il fatto che viene usato per interessi propri un bene altrui.

Quello che più mi stupisce, però, è che tanti discettino nel merito del referendum senza rendersi conto del fatto che il problema è un altro: è lecito appropriarsi in maniera fraudolenta di beni altrui? Capisco che rispondano si coloro per i quali la proprietà è un furto; non capisco gli altri.

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