Etica dei rapporti internazionali, Grecia e debiti

In politica esiste un’etica? I rapporti tra soggetti politici e amministrativi sono sottoposti a regole di comportamento a contenuto morale?

Personalmente rispondo con un fermissimo “si” ai due interrogativi, il che può interessare poco, ma mi serve per aprire altre due questioni: i rapporti tra gli Stati sono anch’essi sottoposti a codici di comportamento aventi contenuto morale? Ed esiste una qualche forma di sanzione per chi li viola?

La questione non è di facile soluzione: la definizione classica dello Stato come ordinamento superiorem non recognescens escluderebbe ogni possibilità di sanzione, semplicemente per l’inesistenza di un soggetto in grado di porsi come sanzionatore. Reazioni di altri soggetti a comportamenti scorretti in questo settore comprendevano quindi una gamma di reazioni (non sanzioni) possibili alle quali poteva accedere il soggetto “offeso”, e graduate tra le limitazioni ai rapporti civili e commerciali e la dichiarazione di guerra.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, però, e molto di più dopo la Seconda, sono stati sottoscritti da praticamente tutti gli Stati del mondo una serie di accordi e trattati, bilaterali o multilaterali, generali o limitati, che vincolano le possibili reazioni del soggetto offeso al rispetto dei principi giuridici e delle norme che gli stessi atti contengono: quindi, sanzioni predeterminate sia nell’entità, sia nella procedura da seguire per applicarle.

Restano naturalmente intatti i principi di diritto comune sui quali il sistema viene costruito, tra i quali quello elementarissimo dell’obbligo della restituzione dei prestiti e dell’illiceità di qualunque modifica unilaterale delle clausole del prestito.

E veniamo ad oggi, al caso UE-Grecia, ed al giudizio sulla correttezza dei comportamenti dei soggetti che vi sono coinvolti.

La UE e i soggetti creditori hanno effettivamente erogato, a titolo di prestito e secondo specifiche condizioni specificate nei singoli atti, ingenti somme alla Grecia; ciò è avvenuto nell’ambito di accordi multilaterali regolarmente stipulati e attraverso atti che precisavano termini e condizioni della transazione; venutasi a trovare in ulteriori difficoltà economiche, la Grecia ha chiesto più volte dilazioni dei termini e revisione delle condizioni: talune volte le richieste sono state accolte, con conseguente aggravio del peso finanziario sui soggetti creditori; altre volte sono state respinte; comunque si è sempre verificata una fase di negoziazioni.

Tutti conoscono le vicende recenti, delle quali si sono dette e si dicono bestialità a schiovere. La verità è una sola: la Grecia, debitrice insolvente, pretendeva di riorganizzare il debito a suo comodo, e di avere ulteriori finanziamenti a fronte di promesse assolutamente non credibili; che questo non le sia stato consentito è semplicemente un doveroso atto di giustizia.

Oltretutto nell’ultimo periodo Tsipras, il cialtrone Varufakis e i ciurmatori loro complici hanno riempito i mezzi di comunicazione di castronerie e menzogne senza limite. Una per tutte: il precedente finanziamento è andato alle banche tedesche e francesi, non al popolo greco. E vorrei vedere: non erano state le banche a distribuire quei soldi ai soggetti greci (imprenditori e privati) che poi non li hanno restituiti? Quindi le banche hanno solo riavuto il loro, nonostante tutte le imbecillità proclamate dallo squallido coro delle sinistre e degli altri deficienti loro corifei.

Se e quando il debito greco sarà stato redento, allora potremo parlare di rispetto dell’etica nei rapporti internazionali: per ora sono state messe solo le basi perché ciò avvenga.

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