Due giornalisti, un esperto e un Pulcinella: terra bruciata

Parlare di pluralismo nel nostro Paese significa fare riferimento a una bella utopia, presente solo a chiacchiere nella cultura generale della nostra popolazione e della isituzioni: anche laddove esso sia prescritto per legge (per esempio alla RAI) in concreto non viene applicato; se poi si parla di ambiente, state tranquilli che saranno rappresentate solo le posizioni conformiste del pensiero unico paleoambientalista: di chi la pensa diversamente viene ignorata persino l’esistenza. Sono quindi rimasto molto stupito di assistere, in data 25 luglio, alla trasmissione di “La7” “Coffee break” intitolata “Terra bruciata”.

Condotta da una bionda che non è necessario ricordare per nome, dalla bocca piena di parole e vuota di idee, alla trasmissione hanno preso parte tre attori ed un pagliaccio, che hanno prodotto un risultato di un certo interesse: i giornalisti Antonio Cianciullo e Davide Giacalone, Mario Conte dell’ENEA, e un altro personaggio del quale parlerò. Vediamoli uno per uno.

Ho trovato Cianciullo caratterizzato da un forte “effetto vino”: è infatti migliorato, non poco, col trascorrere degli anni. Smorzate le punte estremistiche, ha introdotto nei suoi ragionamenti elementi di razionalità e riferimenti a cognizioni scientifiche degne di questo nome: in passato non era così, o almeno non era così nelle uscite pubbliche. Credo e spero che ad ottenere questo risultato abbiano contribuito i ragionamenti e le osservazioni che in tanti che non condividevano il suo modo di pensare gli abbiamo fatto arrivare.

Giacalone si è confermato per quello che è e che tutti conosciamo: un ottimo giornalista, e nel panorama di questa trasmissione – è evidente – il mio favorito. Dati di fatto, confronti con realtà internazionali, opinioni ponderate e mai affermate apoditticamente, osservazioni acute costituiscono il suo armamentario. Davvero non si capisce perché l’abbiano invitato: ma io ritengo che si siano sbagliati, perché la sua presenza ha reso dignitoso un contesto che in sua assenza proprio dignitoso non sarebbe stato.

Mario Conte ha tenuto il solito atteggiamento da dirigente ENEA: dare ragione a tutti senza esprimere alcuna opinione originale, anche a costo di richiamare più volte la recente Enciclica. Fa veramente dispiacere constatare l’inconsistenza e conseguente irrilevanza di questo Ente, un tempo prezioso per il Sistema Italia e prestigioso anche a livello internazionale; ma, dopo una serie di gestioni incapaci e irresponsabili e il sostanziale abbandono da parte del governo, che volete che accada? E non valgono la preparazione, la buona volontà e l’impegno della brava Vice Commissaria Cristina Corazza per porre rimedio alla situazione.

E il clown, direte, il clown dove era? Dispiace doverlo dire, specialmente a me che sono un cattolico convinto: il clown della situazione è stato il chierico Maurizio Patriciello, parroco al Prato Verde di Caivano nella cosiddetta “terra dei fuochi”. Il parroco non è stato capace di fare neanche una considerazione seria, né di uscire dalle lamentazioni e dalla ripetizione degli infondati luoghi comuni tanto cari ai gruppi dei quali fa parte. Secondo questo atteggiamento tipicamente napoletano, la colpa di tutto il male è sempre degli altri, e coloro che si lamentano – e che non hanno fatto nulla per evitare quanto di male capita loro – sono delle povere vittime.

La “terra dei fuochi” comprende anche Acerra, cioè il paese originario di Maccus, il servo stupido, ingordo e imbroglione che è stato l’antenato di Pulcinella. Va detto che evidentemente nel tempo la gente che la popola non si è evoluta, e che l’ignoranza e le altre caratteristiche di Pulcinella sono ancora tutte ben presenti nei suoi discendenti.

Una trasmissione tutto sommato non spiacevole, una volta tanto, e con la sua parte pulcinellesca, cioè comico patetica: non è poco per un sabato d’estate.

 

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