Farsi islamici significa rinnegare il proprio retaggio

Mi è capitato di conoscere il candidato islamico/leghista alla presidenza della Regione Sicilia, Pietrangelo Buttafuoco o comunque voglia farsi chiamare, quando razzolava, alquanto spaesato, nelle anticamere e nei corridoi di un’Alleanza Nazionale che aveva appena raggiunto il potere. Non ci ho mai veramente iterloquito, quindi ne parlerò come persona oggetto delle valutazioni che generalmente vengono fatte nei confronti di chiunque si incontri. Il giovane siculo era ambizioso, si vedeva già; proveniente da buona famiglia della sua terra, missino e giovane, cercava di muoversi nell’empireo delle cosmogonie esistenziali e politiche, dei destini ultimi, senza essere mai passato dalla terra delle conoscenze di base; credo che ritenesse poco utile questo passaggio, come molti giovani caratterizzati dello stesso retroterra “culturale”.

A gran parte di AN, quelli che si e no riuscivano a compitare i libri più semplici, faceva grande impressione, con sue citazioni dotte che nessuno sapeva dove andare a verificare: l’uso del paradosso, poi, tipico dei suoi conterranei più brillanti, gli aggiungeva un certo fascino derivante dal mistero dal quale si compiaceva di farsi intuire avvolto.

Ad un certo punto della sua vita, Buttafuoco si è convertito all’islam ed è diventato Giafar al Siqili, maomettano fervente. Ha spiegato questa sua conversione come l’esito della ricerca delle sue radici culturali, che lo avrebbe portato a riconoscere nell’islam una parte importante del patrimonio genetico della cultura sua e della sua terra: affermazione non originale, avanzata da quanti conoscono male la storia della cultura occidentale, che dal mondo musulmano altro non ha derivato se non alcune (poche) conoscenze particolari, per lo più non prodotte dall’ambiente islamico, ma desunte dai testi greci o dai rapporti con gli indiani, dei quali gli arabi per lungo tempo detennero il monopolio. Soprattutto il portato dai rapporti con i mussulmani fu una certa propensione alla pigrizia, al fatalismo e al non occuparsi di proporre o perseguire soluzioni ai problemi contingenti, il cui esito stava sulle ginocchia di Allah: inshallah è l’invocazione che giustifica ogni accidia, ogni mancanza di iniziativa, demandando tutto a interventi demiurgici. Tali atteggiamenti tuttora caratterizzano il temperamento delle popolazioni che più a lungo sono state sottomesse a governi islamici. Se qualcuno ha dei dubbi, rilegga Oriana Fallaci: dalla lettura trarrà illuminanti chiarimenti.

D’altro canto, rivendicare radici islamiche non ha più senso che dichiararsi discendenti degli eruli.

Nonostante quello che dice Giafar (o Pietrangelo) la cultura dell’occidente, che è quella derivante dalla tradizione ebraico-romano-cristiana, non ha gran punti di contatto o parallelismo con il sistema di vita musulmano e col retaggio di conoscenze che gli è proprio. A chi citasse, per smentire questa affermazione, Federico II, basterebbe ricordare il suo sangue tedesco, quindi all’epoca non sostanziato di cultura occidentale, la sua educazione affidata a sapienti mussulmani, e la sua stessa nascita, avvenuta piuttosto lontano dalla Sicilia. Non per nulla i contemporanei lo definirono “il sultano battezzato”.

E della candidatura? Credo di dover subito dire che i candidati ad importanti cariche amministrative dovrebbero aver dimostrato una certa capacità di amministrazione che nel caso di Buttafuoco mi sembra essere solo un’ipotesi, per di più alquanto azzardata. Ad evitare esiti ridicoli e disastrosi, alla Crocetta o alla De Magistris, occorre poi che il candidato abbia un atteggiamento serio e costante nei confronti della vita e dei problemi che nel tempo si presentano.

Non credo di trovare queste caratteristiche nel nostro amico Giafar; già mi induce ad una grande prudenza l’evento della sua conversione. Per carità, la religione è libera e ogni credo deve essere rispettato, perché alla fine si tratta di una questione personale tra la persona e il suo Creatore, nella quale nessuno ha titolo per metter becco; tuttavia, dal punto di vista culturale, questa moda delle conversioni è un pessimo segnale. Questo periodo è caratterizzato da tante parole e da scarsa coscienza e poche conoscenze delle proprie radici, molte delle quali di pessima qualità; è quindi favorevole a quegli spostamenti che radici forti renderebbero impossibili.

Oltretutto, andare all’islam significa muoversi verso un sistema di precetti materiali dotato di poco senso, e soprattutto perdere la ricchezza e la profondità di ragionamento possedute dalla cultura giudaico-cristiana. Basta leggere a confronto gli Evangeli e il Corano per comprendere quanto questo sia vero.

Per concludere: non sono siciliano, ma se lo fossi non voterei per Buttafuoco né per la Lega che lo candida: conosco me stesso, la mia storia e la cultura nella quale sono immerso, mi vanno bene e non intendo cambiarle. Per il resto, auguri e figli maschi.

 

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