Condanne strumentali e ipocrisie

Oggi 6 agosto ricorre il settantesimo anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima; l’esplosione di “Little boy” – così venne soprannominata la bomba – causò tra 85.000 e 135.000 morti, dei quali circa una metà per l’effetto diretto ed immediato dell’esplosione, e la parte restante nel corso dei mesi successivi, a causa delle radiazioni alle quali erano stati esposti.

Tre giorni dopo, una seconda bomba, soprannominata “Fat man” colpiva Nagasaki con effetti simili.

La decisione di ordinare lo sgancio fu presa dal Presidente Harry Truman solo a seguito di un forte travaglio personale; elemento decisivo a spingerlo fu la certezza che un’invasione del Giappone utilizzando solo armi convenzionali avrebbe richiesto ancora molti mesi di guerra e la perdita di innumerevoli vite umane. Il Giappone si arrese agli Stati Uniti ed ai loro alleati poche settimane dopo; eroicamente, l’Unione Sovietica aveva dichiarato guerra al Giappone solo dopo l’esplosione di Hiroshima.

Riguardo alla la perdita di tante vite umane, occorre pur dire che i morti “atomici” rappresentano meno del quattro per cento di tutti morti civili della guerra; è ragionevole ritenere che il loro sacrificio sia valso a risparmiare perdite in numero almeno pari di combattenti e civili, e la totale distruzione del Giappone e del suo tessuto produttivo, che sarebbe avventa dopo ancora molti mesi di guerra.

Dal punto di vista strategico, il bombardamento fu un grande successo: certo l’avvenimento richiede una valutazione etica.

Sull’argomento della guerra giusta e a quali condizioni si possa esprimere tale definizione sono state scritte intere biblioteche, e non ho né la competenza né la conoscenza sufficienti a darne conto per esteso. Qui, a me, si consentirà di definire un punto di partenza apoditticamente determinato: è sempre giusta la guerra difensiva, non lo è mai quella di aggressione, qualunque ne sia l’origine o la motivazione. Per essere chiari, l’intervento militare contro la Libia fu immorale, come quello nei Balcani, e chi li promosse ne porta e ne porterà la colpa. Un altro principio inderogabile, suscettibile di dar luogo a problemi applicativi di non facile soluzione, è quello che riguarda l’uso di strumenti bellici suscettibili di produrre al nemico danni e perdite paragonabili a quelle che ci si possano attendere.

Gli USA furono attaccati a tradimento (Pearl Harbour), quindi avevano non solo il diritto, ma l’obbligo di difendersi; il bilancio delle perdite, comprese quelle causate dalle bombe atomiche, è sostanzialmente equivalente a quello che ci sarebbe stato se esse non fossero state utilizzate.

La decisione di Truman, tutto ciò considerato, mi sembra ineccepibile dal punto di vista etico; naturalmente la decisione finale la conosceremo solo il giorno del Giudizio.

So che molti non saranno d’accordo con me, ma il dissenso è il sale della vita, e a me piace il cibo saporito.

Resta da dire che l’occasione ha dato la stura a recriminazioni ed accuse da parte di persone che non solo hanno assistito in silenzio alla morte per fame indotta o per prigionia insopportabile di decine di milioni di dissidenti o critici dell’Unione Sovietica, ma che allora si sono ben guardati dal protestare, firmando anche manifesti di solidarietà, secondo una forma di taidismo intellettuale veramente repellente. Ma si tratta di individui ignobili, per fortuna in via di estinzione, proprio come la forza della ragione, la spinta alla libertà e l’impegno degli uomini di buona volontà hanno portato all’estinzione quasi totale del comunismo e dei suoi modi di essere dalla scena politica mondiale.

 

 

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