C’è chi dà fiato alla bocca, e chi parla con cognizione di causa

A nessuno è sfuggita la vicenda del leone Cecil, che gli imbecilli animalisti di tutto il mondo hanno usato e stanno usando per tirare acqua al loro lurido mulino. Parlano a vanvera, come al solito, facendo il solito apodittico vaneggiamento, senza conoscere fatti e circostanze. Viene in buon punto, allora, il bellissimo articolo del cittadino dello Zimbabwe Goodwell Nzou, Dottorando in biologia molecolare presso una Università USA, pubblicato sul New York Times del 4 agosto scorso, e intitolato “Per favore, non piangete per un leone”.

Vale la pena riportarne alcune frasi, nella traduzione riportata il 7 agosto da “Il fatto quotidiano”: “Tutti questi americani che firmano petizioni, lo capiscono che i leoni uccidono la gente? Che tutto questo gran parlare di un Cecil “amato dal popolo” o “preferito dai locali” è solo una bufala mediatica? .. Nel mio villaggio dello Zimbabwe, nessun leone è mai stato amato, e neppure chiamato con un nome affettuoso. Sono solo fonte di terrore. .. Di recente, un ragazzo di 14 anni che abitava in un villaggio è stato sbranato da un leone ed è morto. … il nostro rispetto per gli animali non ci ha mai impedito di dar loro la caccia o di permettere che si desse loro la caccia. (Ho una certa familiarità con gli animali pericolosi, ho perso la mia gamba destra per il morso di un serpente, quando avevo 11 anni). .. La Peta (People for Ethical Treatment of Animals, associazione animalista statunitense, ndr) chiede che il cacciatore sia impiccato. I politici dello Zimbabwe stanno accusando gli Stati Uniti di usare il caso Cecil come un pretesto per far fare una brutta figura al nostro paese. E gli americani, che non sanno neppure indicare su una mappa dove sia lo Zimbabwe, plaudono alla richiesta di estradizione del dentista, inconsapevoli che un cucciolo di elefante è stato appena macellato per celebrare l’ultimo compleanno del nostro presidente. .. A noi dello Zimbabwe non resta che scuotere la testa, stupendoci come mai così tanti americani siano più interessati agli animali africani che non alla gente africana. .. non insegnateci cosa dobbiamo fare con i nostri animali, dal momento che avete permesso di dare la caccia, fin quasi all’estinzione, alle vostre linci negli Stati Uniti orientali. Per favore, non piangete quando tagliamo le nostre foreste, dal momento che voi avete trasformato le vostre in giungle d’asfalto. E, per favore, non fatemi le condoglianze per Cecil, a meno che non vogliate esprimere il vostro cordoglio per gli abitanti dei villaggi uccisi o ridotti alla fame dai suoi fratelli, dalla violenza politica, o dalla miseria.”

Nelle splendide parole di Nzou trovo l’essenza dell’antropocentrismo che con tanti altri abbiamo posto alla base del nostro amore per la natura, la serietà di chi parla con cognizione di causa, l’umanità di chi si preoccupa per i propri simili.

Questa forma di idolatria che è l’animalismo sta guadagnando terreno; i deficienti che la praticano dimostrano solo la vacuità del proprio sistema intellettivo e della propria “cultura”; la sua diffusione anche tra i politici (ma, visto il tema, mi limiterei a definirli “politicanti”) è un’altra prova della necessità di porre nuove, più serie radici alla nostra società.

 

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