Non conosco, e non conobbi mai, né cretini né mascalzoni

A chi più, a chi meno, ma a tutti è capitato di incrociare delle persone incapaci di svolgere un ragionamento corretto; totalmente all’oscuro dei fondamenti e dei precedenti delle cose delle quali parlano; che travisano l’evidenza dei fatti e che, pure in questo stato di cose, ritengono di poter pontificare e chiarire a tutti gli altri come pensare e come comportarsi. La tentazione che provo, ad incontrare questi tomi, è di definirli almeno “cretini”, o anche con epiteti peggiori. Ho detto tentazione perché rispetto gli ordini del mio avvocato, che non vuole che mi denunzino perché sa che poi lui dovrebbe difendermi, e per di più dovrebbe farlo gratis.

Quindi: cretini e mascalzoni non ne ho mai conosciuti; ho solo letto delle cose che – per colpa mia, beninteso! – non comprendo; e così andrà bene Per esempio: in questi giorni in cui si legge un po’ tutto mi è capitato sott’occhi uno di quegli articoletti che Peter Gomez (si, il “respiratore abusivo di ossigeno”, che è Direttore Responsabile de “Il fatto quotidiano.it”) pubblica assumendosene solo mezza responsabilità, perché li dice di desumerli da vari blog. Il titolo è: “Scuola privata: scelta di libertà o ipocrisia?” di un tal Franco Pellizzetti, autodefinito “Saggista”. Saggista, non saggio: penso che non abbia abbastanza coraggio per arrivare a tanto.

Il pezzo è uno sgangherato attacco alla scuola privata, alla famiglia e all’impianto liberale del nostro Stato, accusato di autoritarismo classista perché tenta di garantire un minimo di libertà di scelta ai genitori nell’educazione dei propri figli; nel corpo del quale il saggista ammette le proprie lacune di formazione, attribuendole alla responsabilità di chierici e laici che la hanno curata, cioè ad altri, come sogliono fare molti gentiluomini, anche non saggisti; e invece io mi sento di dover esprimere ai poveri oggetti degli insulti di Pellizzetti, chierici e laici, la mia piena e incondizionata solidarietà, immaginando quanto il loro compito sia stato, in determinati momenti storici, spiacevole e ingrato.

Attraversa lo sconclusionato componimento un’idea di fondo: la libertà è una scusa con la quale i ricchi e potenti fregano la povera gente (addirittura, per fare n esempio, spingendola con la scusa del nazionalismo ad abbandonare la santa causa dell’internazionalismo così opportunamente sostenuta dalla Madre Russia Sovietica).

Concludendo, il “saggistaPellizzetti non è né cretino né mascalzone (di persone di questo tipo non ho prova dell’esistenza in vita), ma certo quel che scrive non genera l’urgenza di pensare, né sentimenti di alcun tipo. A parte la noia, forse. E la constatazione che oggi una cattedra universitaria non si nega a nessuno.

Buon fine estate a tutti.

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