Chiesa, scienza e società civile: considerazioni di un cattolico

Se sia vero, ed in quale misura, lo sa solo il Padreterno, e a me lo farà sapere con una sentenza senza appello; ma io mi sento, e credo di essere, cattolico, apostolico, romano: non un bigotto sgranocchiatore di ostie, ma una persona con la testa e il cuore fermamente basati sulla Buona Novella. Al problema di valutare se a questa identità sentita corrispondano comportamenti adeguati, come ho detto, saranno altri a dare soluzione. Voglio anche dire che, pur ritenendo di far parte della grande famiglia dei cattolici, non ho mai fatto parte di circoli, associazioni o conventicole sviluppate al suo interno: ne ho frequentate in particolari occasioni, e con alcune di loro ho combattuto battaglie giuste, ma il mio carattere mi rende renitente al condividere con altre persone i miei pensieri intimi e i miei programmi, e soprattutto al condividere i loro.

La mia lunga vicinanza ad eminenti esponenti della gerarchia ecclesiastica, e la mia lunga frequentazione di scuole e università tenute dagli ordini più colti – gesuiti e domenicani – mi hanno fornito di una buona conoscenza dell’impalcatura dottrinaria della Chiesa e della Dottrina Sociale Cristiana, e della Storia della Chiesa; nozioni poi rafforzate anche dalla lunga militanza in organizzazioni politiche di ispirazione cristiana. L’essere cittadino di Roma e allievo dei buoni Padri Gesuiti mi ha reso poi particolarmente attento alle pronunzie del Supremo Pastore, anche quando non le condividevo fino in fondo. Oltretutto provengo da una famiglia di forti tradizioni cristiane, dalla quale sono uscite molte persone che hanno ricoperto importanti ruoli nei movimenti collaterali del cattolicesimo; altrettanto e ancor più si può dire della famiglia di mia moglie, che vanta al suo interno autorevolissimi prelati.

Tutto questo lo scrivo perché possa risultare chiaro a chi legge quale e quanto forte dolore mi causi il dover criticare con decisione alcune recenti prese di posizione ed alcuni atti della gerarchia e dello stesso Santo Padre. Atti e dichiarazioni pastorali, peraltro, che certo non fanno parte del Magistero, all’osservanza del quale tutti i credenti sono tenuti.

Che anche all’interno della Chiesa esistesse una corrente di pensiero e di potere caratterizzata da una forte tendenza a rendere meno forte l’impegno di fede per rafforzare gli aspetti sociali e di ingerenza politica, credo sia chiaro a tutti. Non è una novità: una simile tendenza, meglio nota come “teologia della liberazione” era stata debellata pochi decenni or sono dal grande Papa San Giovanni Paolo II, ed i suoi propalatori più accesi hanno abbandonato la vita ecclesiastica. Oggi il fenomeno è meno diffuso, ma si presenta in forma tanto più insidiosa in quanto non proviene da lontane province, ma risuona dai vertici della stessa gerarchia romana.

Cosa rappresentano infatti gli sgangherati interventi, irrispettosi della separazione tra Chiesa e Stato, di uno dei rappresentanti di vertice della Chiesa italiana, monsignor Galantino? Fatta salva la giusta sollecitazione perché le autorità civili prestino la dovuta, operativa attenzione al problema drammatico delle migrazioni, mi pare che tutte le considerazioni in più espresse dal prelato siano frutto di una malintesa lettura della natura e dell’impegno della Chiesa, che non è chiamata a dare all’autorità civile indicazioni su come risolvere i problemi. Ricordate la frase “Date a Cesare quel che è di Cesare”, e Chi la pronunziò? Non ha insegnato e prescritto, ai cristiani e alla Chiesa, la non ingerenza nelle questioni demandate alle autorità civili?

Quanto sta succedendo non può non essere vissuto con sconcerto e sofferenza; gli stessi sconcerto e sofferenza provati alla lettura delle recente Enciclica “Laudato si’”, nella quale larghissima parte del testo è dedicata alla spiegazione di teorie scientifiche, economiche e sociali che non è compito della Chiesa analizzare e proclamare. Quando la Chiesa si azzardò ad effettuare interventi di tal genere, anche in passato, non è andata bene: la scienza del XVII secolo, sbagliando, era in larga maggioranza concorde nel sostenere la visione geocentrica dell’Universo: da qui il processo a Galileo, e la decisione di Papa Paolo V per la quale S. Giovanni Paolo II dovette fare ammenda. Anche oggi troviamo convergere sulle posizioni abbracciate nella “Laudato si’”, in particolare sul riscaldamento globale, larga parte del mondo scientifico, ed un sistema di potere economico del quale fa parte qualcuno dei più stretti consiglieri della Santa Sede in materia. L’Enciclica è pubblicata: a quando l’ammenda del Papa regnante?

Oltretutto: come si rapporta l’impegno a impedire o quantomeno a limitare le modifiche alla situazione attuale con il mutamento continuo cui, per sua natura, la Terra è sottoposta? Non si è anche parlato autorevolissimamente di processo continuo della Creazione?

Si potrebbero scrivere molte altre cose sull’argomento, ma certamente non è questo il luogo nel quale svolgere un ragionamento completo sui rapporti tra la Chiesa e la società civile; per quanto mi riguarda personalmente, però, ritengo non possa essere eluso il dovere di approfondire l’argomento. Io tenterò di farlo, almeno nei limiti delle mie forze.

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