Ad ognuno il suo

“Ofelè, fa el to mesté” è la garbata esortazione milanese ad occuparsi solo delle cose che si conoscono: per dire, seguendo l’esortazione Allevi non dovrebbe occuparsi di musica. Purtroppo la società di oggi non segue molto l’invito dei saggi milanesi del passato, e gran parte della crisi sociale e culturale di oggi deriva dal fatto che molti si impancano ad occuparsi di cose delle quali non conoscono la storia, i contorni ed il funzionamento; e danno giudizi per i quali non dispongono delle basi culturali necessarie.

Evidentemente, questa critica non vale quando si tratti di politica, che in un sistema democratico dovrebbe essere il terreno nel quale tutti possono legittimamente confrontarsi con tutti, sottoponendosi poi al giudizio degli elettori. Vale però quando si parla di amministrazione: per fare un esempio, nel caso di ministri totalmente a digiuno non dico delle materie di specifica competenza del Ministero al quale sono preposti, ma anche delle regole generali dell’amministrazione della cosa pubblica. Mi saltano in mente diversi esempi concreti ed attuali di situazioni di questo tipo, ma per una volta non farò neanche un nome, tanto li conoscono tutti.

Ma anche sui problemi della vita sociale ci sono molti che parlano senza avere alcun titolo o competenza per farlo: da ultimo Elton John, giullare autore di musiche ruffiane la cui nomina a baronetto scredita definitivamente il sistema nobiliare, se ne è uscito in polemica col neo sindaco di Venezia Brugnaro perché quest’ultimo ha provveduto ad escludere dalle scuole comunali libri che parlavano di – dice lui – famiglie composte da persone dello stesso sesso.

Due considerazioni in proposito. La prima: la Costituzione della Repubblica Italiana, all’art. 29, riconosce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”; ciò esclude che possa essere definito famiglia un sodalizio non fondato sull’unione tra un uomo e una donna. Poiché Brugnaro è un Sindaco italiano, ha l’obbligo di rispettare le leggi italiane, in primo luogo la Costituzione, e di escludere per quanto in suo potere qualunque forma di pubblicità di forme di vita che alla Costituzione sono contrarie; se Sir Elton, come credo, non è in grado di leggerla, trovi qualcuno che lo faccia per lui e, possibilmente, gliela spieghi. Non gli mancheranno i mezzi per pagare un traduttore-pedagogo. E poi da cosa nasce cosa.

La seconda: abbiamo vissuto per vent’anni in un contesto che esecrava il conflitto di interessi come l’ultima delle infamità; e il giullare inglese, che vive precisamente in uno stato che la Costituzione non prevede, a che titolo prende una posizione sull’argomento?

Capisco che gli omosessuali, come i ladri e gli assassini, difendano l’immoralità della loro vita e si difendano tra di loro, ma qui sono in gioco i nostri figli e nipoti, e non è consentito a nessuno scherzare.

Non so se esista un proverbio inglese equivalente a quello col quale ho aperto questa nota; in caso negativo, invito comunque i figli d’Albione a tradurre e a diffondere il nostro, che va bene pure per loro. E quanto al cantante, si limiti a cantare: è un’attività che può procurargli consensi da coloro ai quali piace la sua musica. Non da me.

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